Springtime for Hitler cantavano Gene Wilder e Mel Brooks in quel piccolo capolavoro che fu, in italiano, Per favore non toccate le vecchiette (1968). E con la primavera del 2016 il ritorno al cinema del Fuhrer è assicurato. Lui è tornato s’intitola il film di David Wnendt tratto dal best seller di Timur Vermes, pubblicato in Italia da Bompiani nel 2013, che vede Adolf Hitler, impermeabile grigio scuro e baffetti d’ordinanza, passeggiare nuovamente e furiosamente tra le strade tedesche.

Un film che si potrà vedere nelle sale italiane solo il 26, 27 e 28 aprile 2016 distribuito da Nexo Digital (l’elenco dei cinema sarà disponibile a breve su www.nexodigital.it). Siamo in piena estate, in una zona residenziale di Berlino l’incarnazione del male assoluto ad ogni latitudine del globo si sveglia improvvisamente proprio nel luogo dove un tempo si trovava il suo bunker. Sono passati 70 anni dalla sua “scomparsa”. La guerra è finita, il nazionalsocialismo non c’è più e la società tedesca è completamente diversa da come la ricordava, tanto che anche i bambini che lo notano per primi si prendono gioco di lui.

Lo riconosce però un reporter che lo filma e lo trova una perfetta imitazione dell’originale. Hitler versione XXI secolo diventa così un’icona nazionalpopolare del pubblico televisivo e perfino del web, su Youtube. Ma attenzione, nessuno scambia il personaggio per l’Hitler ipoteticamente ultracentenario; nessun passante, attore, comparsa interloquisce con lui come fosse un Elvis ibernato e improvvisamente sghiacciato e lasciato a pascolare tra le inquiete anime tedesche contemporanee. No, l’Hitler di Wnendt e Vermes (co-sceneggiatore del film) è come una riproduzione fisico-corporea ed ideologica di un fantasma, l’affermazione materica di un discorso sull’antisemitismo, la rabbia e la paura che oscilla tra passato e presente, tra storia e cronaca.

Lui è tornato, il romanzo da cui è tratto è stato tradotto in 27 lingue ed ha venduto oltre 2 milioni di copie solo in Germania, non è solo l’adattamento cinematografico di un libro tout court, ma un bizzarro esperimento formale a livello cinematografico. Infatti, il protagonista Oliver Masucci (che interpreta Adolf Hitler) recita sì accanto a colleghi attori come Fabian Busch, Christoph Maria Herbst e Katja Riemann, ma incontra anche l’uomo medio, veri piccoli allevatori, imprenditori, celebrità, giovani politici, giornalisti e neonazisti che si confessano, parlano con lui, tralasciando per un attimo il fatto e la consapevolezza esibita di essere di fronte ad un sosia. Nel trasporre le 400 pagine del libro sullo schermo David Wnendt ha infatti pensato di mandare Hitler proprio in giro per le strade e di combinare questi elementi documentari con il film stesso.

“Ho trovato appassionante l’idea di mostrare Hitler non solo in una situazione artificiale attorniato da attori, ma piuttosto a piede libero tra la gente vera”, ha raccontato il regista. “Era il solo modo di suscitare delle risposte affidabili alle domande: cosa accadrebbe se Hitler tornasse oggi? Avrebbe davvero qualche possibilità di tornare ad essere quello che è stato?” Un esperimento che ha fornito risultati spiazzanti: “Era come se le persone stessero incontrando una personaggio famoso – aggiunge Wnendt- anche sapendo perfettamente che non poteva trattarsi del vero Hitler, lo accettavano e si confidavano con lui”.

Il Fuhrer inanella così selfie a go-go, microfoni sotto al naso, primissimi piani nei talk-show. “E’ stato incredibile, sono diventato improvvisamente un’attrazione irresistibile, come una popstar”, ha spiegato l’attore che interpreta Hitler, Oliver Masucci. “La gente si raggruppava attorno a me. Uno mi ha detto che mi amava, e mi ha chiesto di abbracciarlo. Un altro, con mio grande sollievo, ha iniziato a colpirmi con dei pugni. C’è stata anche una donna di colore che ha detto le facevo paura”. Wnendt ha portato Masucci/Hitler in giro per la Germania – dal Mare del Nord alle piccole città della Baviera – registrando “un sentimento di profonda insoddisfazione nella popolazione, persone di ogni condizione sociale hanno mostrato la loro diffidenza nei confronti degli stranieri e timorosi di un’eventuale islamizzazione. Non possiamo ignorare il fatto che abbiamo incontrato molti tedeschi che sono ancora pronti a riconciliarsi con Hitler e a vederlo come una sorta di figura paterna”.

Più di 380 ore di girato ridotto a nemmeno due ore, il regista e i suoi sceneggiatori dicono di essersi ispirati sia al Borat di Sacha Baron Coen che al Bertold Brecht de La resistibile ascesa di Arturo Ui (1941): “I tedeschi dovrebbero essere in grado di ridere di Hitler, ma di quel tipo di risata che ti si strozza in gola e che ti fa provare vergogna appena ti rendi conto di quello che stai facendo”. In Germania il film è uscito nelle sale nell’ottobre 2015 balzando dopo tre settimane di programmazione in testa al box office, superando il film della Pixar Inside Out. Dopo l’uscita in Olanda nel novembre scorso, l’Italia è il terzo paese che mostrerà in sala, anche solo per tre giorni Lui è tornato.