Isis infiltrato nello staff dell’aeroporto di Zaventem, Salah Abdeslam meccanico alla Stib, e Bruxelles diventa come la città del film di David Fincher.

Dopo le bombe scoppiate a Bruxelles, viene fuori che la polizia aeroportuale aveva già denunciato che l’aeroporto di Zaventem è pieno di ‘spie’ dell’Isis che si nascondono tra lo staff ma i dirigenti dello scalo non hanno dato peso alla cosa. In una lettera aperta della polizia aeroportuale, una sezione distaccata di quella federale belga, si legge che gran parte dello staff che si occupa dei bagagli a Zaventem “ha dei precedenti penali, spesso per fatti criminali gravi”. Non solo. Molti, si legge, sono andati e tornati dalla Siria e ora lavorano anche alle pulizie e ai duty free. “Si tratta di almeno 50 persone”, denunciano gli agenti. Tutti ormai conoscono Salah Abdeslam, ma in pochi sanno che oltre a vari precedenti penali per furti e rapine, l’ex ricercato numero uno aveva lavorando per un anno e mezzo, dal 2009 al 2011, come meccanico alla Stib, la municipalizzata dei trasporti di Bruxelles, dove il padre aveva lavorato per tutta la vita.

Senza cadere nel becero allarmismo, sembra che i reclutatori di potenziali terroristi e kamikaze in Europa abbiano terreno fertile all’interno di una certa fetta di popolazione, nei confronti di giovani con precedenti penali, appartenenti a classe sociali più povere, membri di comunità anche oggetto di discriminazioni, socialmente non perfettamente integrati. Questi giovani svolgono spesso lavori precari, di fatica, manuali o socialmente ritenuti meno prestigiosi, a mio avviso erroneamente, in quanto ogni lavoro ha la sua dignità. Non hanno avuto la fortuna o la volontà di completare un buon percorso di studi, appartengono a comunità più sensibili alle ingiustizie che vengono commesse fuori Europa, non hanno i mezzi per poter godere della vita che la maggior parte dei loro coetanei conducono. A questo va aggiunto una buona dose di responsabilità personale, inutile cadere nel mero vittimismo.

Cattura

Nel film ‘Fight Club’, un uomo depresso e schizofrenico riesce a mettere insieme un gruppo all’inizio sparuto ma alla fine organizzatissimo di uomini disposti a tutto pur di rovesciare l’ordine costituito, anche al prezzo di tante vite umane. Uomini all’apparenza insospettabili, semplici lavoratori della strada, autisti, camerieri, perfino poliziotti. Uomini che si sentono tagliati fuori da una società che non capiscono e che li relega ai propri margini, umili servitori in un mondo dorato fatto per altri. Bruxelles è una città straordinaria e con un fascino unico, ma con differenze sociali sempre più forti. Da una parte la ‘Brussels’ delle istituzioni europee, delle lobby, dei lavoratori super qualificati e ben pagati che affluiscono da tutta europa, dall’altra la ‘Bruxelles’ belga dei bistrot, degli artisti da strada e delle mille divisioni interne. In mezzo, delle zone per anni abbandonate a se stesse, dove la disoccupazione giovanile è al 50 per cento e gli usi e costumi molto meno liberali.

Per carità, il terrorismo che ha colpito Parigi, Bruxelles e che incombe sull’Europa e il mondo intero ha radici ben più lontane e serie di questa boutade cinematografica, così come l’organizzazioni delle cellule terroristiche e il traffico dei reclutatori di martiri. Estremismo religioso, interessi della geopolitica, falle nei servizi di sicurezza mondiali e tanto altro. Tuttavia il profilo dei terroristi di Parigi e Bruxelles e gli allarmi su un numero imprecisato di simpatizzanti o addirittura ‘spie’ dello Stato Islamico, come scrive la polizia aeroportuale, per non parlare delle centinaia di ragazzi e ragazze che sono partiti dall’Europa per morire in Siria, dovrebbe far riflettere su determinate dinamiche interne alla nostra società, senza acumi di razzismo né spolverate di inutile buonismo.

Perché un ragazzo nato e cresciuto in Europa è pronto a farsi saltare in aria uccidendo decine di innocenti? Perché una ragazza che non parla altro che il francese o l’inglese è disposta a partire per la Siria per sposare uno sconosciuto jihadista? Welcome to the fight club.

PS: Colgo l’occasione per esprime la personale più sentita solidarietà alle famiglie delle vittime, ai feriti e ai loro cari, e a tutti coloro che hanno avuto tanta paura o che non si sono trovati sui luoghi delle esplosioni per un soffio.

@AlessioPisano

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