Il commento più gentile è questo: “Poi al municipio apriamo uno sportello per vendere cocaina e affini”. Che Ilaria Cucchi stesse antipatica a buona parte delle forze dell’ordine è cosa nota. Quel che, ancora oggi, stupisce e fa indignare è che nel post sulla auto-candidatura a sindaco della sorella di Stefano (commentato con un “ecco a cosa mirava la signora Cucchi… sciacalli e iene che traggono profitto dalla morte di un congiunto”), la persona che lo condivide possa permettersi di taggare indisturbato, tra gli altri, anche Roberto Mandolini, il maresciallo dei carabinieri indagato per falsa testimonianza nell’inchiesta bis sulla morte del ragazzo. Il post è pubblico, i commenti pure, il tag è il primo in evidenza e fino a ieri sera non era stato eliminato: secondo le regole di Facebook, dunque, potrebbe comparire anche sulla pagina del militare. Una trentina di commenti, molti dei quali rilasciati da appartenenti alle forze dell’ordine. Tutti dello stesso tenore, ma non tutti contro Ilaria Cucchi: ce n’è per la madre di Carlo Giuliani e ce n’è, addirittura, per quella di Giulio Regeni.

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Nella testa di queste persone, evidentemente, sono tutte uguali, colpevoli di volersi fare una carriera politica sulla pelle dei familiari morti. Non serve commentare, le frasi parlano da sole. Punteggiatura ed errori compresi (preferiamo lasciarli come sono).

“La politica italiana si serve di questi elementi vergogna – scrive un palermitano – Itallia Italia come ci siamo ridotti stavamo meglip wuando stavamo peggio”. “Fanno schifo loro e chi li candida, parassiti e sciacalli. La stessa cosa accaduta per Giuliani e ora sarà così anche per il pseudo ricercatore morto in eggitto”, prosegue un carabiniere in pensione, al quale dà ragione un investigatore privato che si mostra con una divisa della Marina: “La zecca Friulana (la mamma di Regeni, ndr) si sta scaldando con le già viste patetiche esternazioni del caxxo per crearsi un po’ di notorietà mediatica. Un squallido film già visto interpretato dai genitori del cessoumanoidegiuliani”.

C’è un altro carabiniere convinto che “tutti coloro che odiano le forze dell’ordine vengono messi sugli altari dai comunisti (leggi Pd)”. “Si capisce anche dove sta andando a parare… – scrive un sardo con Padre Pio tatuato sul petto, ma con la faccia di Anonymous sul profilo – E sicuramente quello che doveva dire era già stato studiato a tavolino….diciamo che nella nostra itaglietta con una sciagura alle spalle è molto facile entrare in politica ancora di più nella sinistra faziosa”.

Non possono mancare le donne: “Alla sg..cucchi..nn le mai interessato nulla drl fratello….troppo ambiziosa ..poveretta davvero..servirsi della morte del fratello….squallida”, afferma una signora attenta alla propria dieta. Per non lasciare nulla al caso, uno che scherza sulla famiglia tradizionale rappresentata da Rosa e Olindo se la prende anche con Nando Dalla Chiesa: “bhè se pensiamo al dalla chiesa jr..”. Le forze dell’ordine sono rappresentate tutte: “Questa fa’ veramente schifo !!!”, chiosa un poliziotto. Il peggiore è forse un parà, uno che sfoggia una croce celtica sull’avambraccio: “Figlio di merda….madre Merdosa”, e non si capisce se si riferisce alla Cucchi, alla Regeni o alla Giuliani. Lo stesso personaggio, però, sul suo profilo (pubblico) ne ha anche per Laura Boldrini, presidente della Camera: “Da rinchiudere in una gabbia e immergere in acqua”. Li chiamano servitori dello Stato.

Il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2016