Serie A di nuovo in campo dopo la sosta per le nazionali (l’ultima della stagione) con la solita sfida a distanza tra Juventus e Napoli: aprono i bianconeri nell’anticipo del sabato in casa contro l’Empoli, rispondono gli azzurri a Udine. La 31esima giornata, però, è soprattutto quella del triste derby Lazio-Roma, senza tifosi sugli spalti e con quasi nulla in palio sul campo. Apre l’altro derby emiliano Carpi-Sassuolo, cruciale per la zona salvezza, chiude lunedì Bologna-Hellas Verona.

LA SFIDA – C’È LAZIO-ROMA, MA IL DERBY È RIMASTO SENZA TIFOSI
Domenica alle 15 all’Olimpico non ci sarà quasi nessuno per Lazio-Roma, anche se potrebbe essere l’ultima volta di Francesco Totti. Sfida fra deluse che non ha mai contato così poco: la Lazio è già fuori da tutto (come ha velenosamente ricordato Manolas, nel tentativo di infiammare una sfida a cui non guasterebbe un po’ di pepe); anche i giallorossi, però, hanno toppato la stagione scudetto e difficilmente andranno oltre il terzo posto (quasi certo, visto il vantaggio su Inter e Fiorentina). Così allo stadio sono previste neppure 30mila persone: meno delle 29.500 dell’andata, già record negativo. In linea con la media desolante dell’annata delle due romane: per la Lazio potrebbe essere addirittura il miglior dato stagionale (fin qui sono le 28mila presenze contro il Milan), la Roma solo in due occasioni (Inter e Juventus) ha avvicinato quota 50mila, abituale fino a poco tempo fa. Quest’anno solo l’Italia del rugby è riuscita a riempire l’Olimpico: è un dato che dovrebbe far riflettere tutto il calcio, non solo le romane. Le ragioni della diserzione sono simili e diverse al contempo. La Lazio paga soprattutto il campionato molto deludente e i rapporti storicamente tesi fra tifoseria e presidenza, precipitati dopo l’eliminazione dai preliminari di Champions per il mercato al ribasso di Lotito, vero artefice del fallimento secondo i tifosi. Per la Roma la questione è un po’ diversa: qui lo sciopero del tifo va avanti già da inizio stagione per le norme di controllo decise da società e prefetto. Prima la tessera del tifoso e i tornelli, poi le barriere di suddivisione interna delle curve. Semplici regole di civiltà o dichiarazione di guerra agli ultras? Il dibattito è aperto. Sta di fatto, però, che da allora l’Olimpico è rimasto vuoto. Gli scarsi risultati, la qualità scadente del gioco (solo con Spalletti si vede qualche segnale di ripresa, non a caso anche sugli spalti), una generale disaffezione dal calcio hanno fatto il resto. Forse i tifosi stavolta non hanno del tutto ragione. Ma senza di loro che derby è?

DIAMO I NUMERI – FATTORE “STADIUM” NELLA CORSA SCUDETTO
1: con Allegri in panchina la Juventus ha perso in casa solo una volta in 33 partite (alla prima giornata contro l’Udinese), 27 invece le vittorie. Il fattore “Stadium” può essere decisivo nella corsa scudetto: i bianconeri giocheranno cinque delle ultime otto gare all’Olimpico.
38: le presenze di Gigi De Canio sulla panchina del Napoli, con cui sfiorò la promozione in Serie A nel 2002. Da ex proverà a fermare gli azzurri per centrare punti fondamentali per la salvezza dell’Udinese.
144: i derby della Capitale disputati in Serie A: la Roma è in vantaggio 50 a 36, ma il segno X è quello più diffuso (ben 57 pareggi).

Il FATTO – MONTELLA RITROVA LA SUA VIOLA (E QUALCHE RIMPIANTO)
Vincenzo Montella ritorna a Firenze: la piazza dove l’Aeroplanino ha spiccato il volo come tecnico, e da cui si è lasciato malissimo. Silenzi ambigui, carte bollate, licenziamenti via mail: la scorsa estate il suo addio è stato uno dei casi del mercato degli allenatori. Montella lasciò perché riteneva ormai concluso il suo ciclo in viola (e non credeva più nel progetto dei Della Valle): per lui sembrava il primo passo per il salto di qualità definitivo in una grande, per la Fiorentina l’inizio del ridimensionamento. Esattamente dieci dopo la situazione si è ribaltata. I Della Valle hanno scelto Paulo Sousa e vinto una scommessa coraggiosa: anche se la qualificazione in Champions dovesse sfumare come ormai probabile, la stagione resterà ampiamente positiva. Montella, invece, ha sbagliato quasi tutto: è rimasto a spasso in estate perché Milan e Napoli hanno preso altre strade; poi non ha avuto la capacità di aspettare, preferendo l’offerta precaria della Sampdoria ad un anno sabbatico che non avrebbe minato la sua quotazione. Per amore (la Doria per lui ha rappresentato tanto da calciatore) o per semplice impazienza, è tornato troppo presto sulla panchina sbagliata. La stagione è stata un disastro e alla fine è stato lui a ridimensionarsi. Domenica torna a Firenze, tra i probabili fischi della sua vecchia curva e i sicuri rimpianti di un addio gestito male.

31° TURNO
Carpi-Sassuolo sabato ore 18
Juventus-Empoli sabato ore 20.45
Udinese-Napoli domenica ore 12.30
Atalanta-Milan domenica ore 15
Chievo Verona-Palermo domenica ore 15
Fiorentina-Sampdoria domenica ore 15
Genoa-Frosinone domenica ore 15
Lazio-Roma domenica ore 15
Inter-Torino domenica ore 20.45
Bologna-Hellas Verona lunedì ore 20.45

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