“Il ministro Guidi, dimettendosi, ha dimostrato correttezza? Certo, ma noi stiamo parlando di questo perché c’è stata una intercettazione, senza la quale non avremmo visto questa correttezza. E la vicenda conferma l’importanza delle intercettazioni”. Così, nel corso di Otto e mezzo (La7), il giornalista de il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, risponde alla senatrice del gruppo Ala, Manuela Repetti, circa le dimissioni del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, a seguito dell’intercettazione in cui conversava con il suo compagno Gianluca Gemelli, coinvolto nell’inchiesta ‘Tempa rossa’ riguardante le estrazioni petrolifere in Basilicata e per cui oggi sono state eseguite alcune misure cautelari da polizia e carabinieri. Scanzi ha un botta e risposta con la parlamentare verdiniana, che contesta al giornalista la menzione della figura di Maria Elena Boschi, citata nell’intercettazione. “Il ministro Boschi è stata chiara” – osserva Repetti – “ha sottolineato che se suo padre risulterà colpevole di un illecito, ne risponderà come chiunque altro“. “E ci mancherebbe altro, mica ci sta facendo una concessione“, ribatte la firma de Il Fatto Quotidiano, che fa un breve excursus della vicenda sull’emendamento inserito in extremis nella Legge di Stabilità e che a ottobre 2014 fu bloccato dal M5S nell’ambito del decreto Sblocca Italia. E aggiunge: “Questa vicenda conferma anche il grande rischio sotteso al referendum del 17 aprile, perché questa inchiesta riguarda anche la gestione del petrolio, le trivelle, i pozzi. Si ha, insomma, ancora la sensazione di uno Stato e di un governo che spesso è soggetto alle lobby. La verità è che il ministro Guidi è stato dimissionato perché più debole e quindi sacrificabile, a differenza, ad esempio, della Boschi o di Alfano, già coinvolto nel caso Shalabayeva. Il ministro Guidi è stata difesa solo da Berlusconi? Questa è un’aggravante”. Il dibattito, che coinvolge anche Gianni Cuperlo, deputato della minoranza dem, si sposta sulle beghe interne del Pd, in merito alle quali Scanzi osserva: “Renzi non ascolterà certamente la minoranza del suo partito e continuerà a tirare dritto. Cuperlo sottolinea una concentrazione eccessiva di potere, il che più che un rischio è una certezza. Il giglio magico, al cui interno rientrano la Boschi, Lotti, Carrai, non è un’invenzione della stampa: è un dato di fatto che la concezione di Renzi circa il Pd sia, al momento, padronale. Ma la domanda che rimane inevasa è: cosa faranno da grandi questi della minoranza dem?“. Repetti difende Renzi, affermando che nel Pd convivono “una sinistra conservatrice che non sa modernizzarsi” e una sinistra renziana “non più ideologica, più moderna, più riformista”. “E fa le cose che vuole Berlusconi e infatti piace a lei” – commenta Scanzi – “Mi colpisce il silenzio di larga parte degli intellettuali, che adesso trovano tranquillo che il loro partito rifaccia la Costituzione fianco a fianco con Verdini. Mi piacerebbe che, ad esempio, Nanni Moretti ricominciasse a consumare le suole delle scarpe coi girotondi