L’apparizione è fugace, ma l’immagine rimane indelebile. Charlize Theron dopo decine di presenze sui red carpet dei festival internazionali di cinema non è mai metabolizzata a dovere. La discesa a Milano per presentare Il cacciatore e la regina di ghiaccio, prequel di Biancaneve e il cacciatore (2012), conferma quanto il cinema sia una macchina infernale. Sì, sul grande schermo lei è la perfida ed arcigna regina Ravenna. Si infuria, si comporta davvero male, lotta con donne e uomini come ridere, e si scioglie come un Aquaman qualsiasi. Poi riappare dopo poche ore in un photocall che tutti i tabloid del pianeta stanno rilanciando di minuto in minuto.

Camicetta beige Saint-Laurent sbottonata a metà petto, minigonna Chloe nera arricciata, tacco altissimo allacciato alla caviglia, ma soprattutto quel filo di trucco, compreso un sottile strato di rossetto, a rendere uno degli ovali più affascinanti del mondo hollywoodiano ancora più prezioso, elegante e straordinariamente naturale. “E’ stato difficilissimo entrare nei panni di Ravenna”, racconta alla stampa italiana la Theron. “Dico proprio fisicamente. Si facevano le prove del personaggio in tuta e scarpe da ginnastica, poi andavano infilati corsetto e costume e la postura mutava dal giorno alla notte. Otto ore pesantissime in cui non sentivi neanche il tuo respiro”. Dai fratelli Grimm ad una regina malefica che fa “provincia”, per la Universal che ri-produce un film sulla saga diretto da Cedric Nicolas-Troyan (praticamente all’esordio, e in procinto di girare il remake di Highlander) il passo è stato breve: “Ravenna è un’icona davvero cattiva. Prima di interpretarla già nel 2012 ho cercato le sue rappresentazioni su Google. Capelli neri corvini, sopracciglia inarcate, collo lungo, l’abbiamo voluta ribaltare nei tratti somatici per farla sembrare vera. E’ diventata bionda, quasi zingaresca”.

Le fiabe, come questo film, sono qualcosa di eterno. Sono racconti morali, rappresentano la lotta eterna tra il bene e il male, tra la luce e l’oscurità – continua l’attrice australiana che ha appena superato i 40 anni – Io la sera leggo le favole a mio figlio perché quand’ero bambina nessuno me le leggeva. Il messaggio che le fiabe portano avanti è comunque straordinariamente contemporaneo. Anche in questo film viene dimostrato che gli essere umani non sono mai cambiati nei secoli, sono assetati di potere e sono crudeli con gli altri”. Ravenna e l’imperatrice Furiosa di Mad Max: Fury Road, entrambe interpretate magistralmente dall’attrice sudafricana, sembrano avere, tra l’altro, parecchi elementi caratteriali comuni: “Le somiglianze ci sono perché sono donne che cercano di sopravvivere, però in luoghi e con significati differenti. Furiosa è più dolce, Ravenna è più brutale. E comunque se c’è un modello di riferimento comune, lo dico per me come attrice, è la Ripley/Sigourney Weaver di Alien”.

Guai però ad incasellare Charlize in ruoli precostituiti: “Attenzione, io non ho mai pensato a priori a ruoli da incarnare. Quando scelgo è perché voglio far parte di una storia, a prescindere dal genere di riferimento. Non mi interessa se i personaggi che interpreto sono buoni o cattivi, l’importante è che sullo schermo sprigionino verità”. E a chi le chiede se non si sente stanca di interpretare eroine tutto muscoli e carattere, magari per un ruolo più classico e riposante, Charlize stoppa subito ogni critica: “Non credo di essere prigioniera di cliché. Molte volte mi chiedono se mi sento più forte o vulnerabile, se più casual o a mio agio col look elegante. Allora io rispondo: ma a me piace tutto! Perché bisogna sempre inserire le donne in caselle precostituite? Sul grande schermo le si vedono sempre a interpretare buone madri o brave prostitute, ma ci sono tanti altri aspetti da esplorare per una donna. Abbiamo gli stessi interessi degli uomini. Il cinema deve cominciare a renderci giustizia prima o poi”.

Una polemicuccia veterofemminista che però pronunciata con garbo e delicata raffinatezza si stempera subito in un sorriso che rimane stampato nell’anima, prima della registrazione in studio da Fabio Fazio: “Non credo che essere “femministe” significhi odiare gli uomini. Io sono una femminista che ama gli uomini e li celebra. Sapete cosa mi interessa davvero per il futuro, nel rapporto tra uomini e donne? Che mio figlio, maschio, una volta cresciuto, diventi un gentiluomo come tutte le donne vorrebbero fosse un vero uomo”.