Chi sparerà per primo ai migranti? Questa domanda me la sono posta prima dei fatti di Bruxelles, ora temo che sia ancora più attuale. Bene inteso non auspico certo che un evento del genere abbia luogo, ne tantomeno questa riflessione mira a scaldare gli animi. Facciamo il punto. Partendo da un paese che non ti aspetti. Australia. Una bella isola piena di canguri, aborigeni (perseguitati dai coloni bianchi), ferro e carbone (iper-sfruttati per sfamare le grandi acciaierie cinesi).

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I bravi ed eleganti australiani (che seguono il politicamente corretto tradizione della madre patria britannica) hanno creato una bellissima isola campo di concentramento dove parcheggiano tutti i migranti. Un po’ con le buone (a quanto si legge dal New York Times a colpi di mazzette per corrompere i capitani delle navi migranti) o con le cattive (con il suddetto campo di concentramento) i migranti li han sistemati. La Cina ha già problemi con la migrazione interna dalle campagna alle città (un problema che diciamo la Cina sa affrontare senza aiuti esterni) ma in merito allo scenario Siriano, come ben evidenziato da questa analisi ai Cinesi del medio oriente interessa di più la fornitura energetica. Diciamo che restano neutrali compratori di energia e altre materie prime al prezzo migliore. Facciamo un salto in Occidente. La patria, per definizione, dei migranti sono gli Stati Uniti. Non è un segreto che se le colonie europee prima e il governo americano poi, non si fossero dati da fare per vendere “il sogno americano” o “la frontiera”, in USA ci sarebbero ancora i nativi americani ( erroneamente chiamati indiani, e allegramente massacrati dai nuovi venuti tra guerre batteriologiche con coperte di vaiolo alle più sane pallottole) che corrono dietro ai bufali insieme ad “alzata con il pugno” e “due calzini”.

Ora con l’affermazione di Trump a candidato repubblicano, con buona pace del partito che a quanto pare non lo vuole, la questione migranti si scalda. Le uscite di Trump sembrano prese dal Bossi leghista di prima battuta. Il suo amore per i migranti latinos e i migranti (stile profughi medio oriente) altrui è cosa nota. Ora se questo signore dovesse vincere si pone un quesito. Darà l’ordine di sparare ai migranti? La sua idea di una muraglia cinese in salsa americana è tecnicamente possibile. Già ora i droni del CBP (il corpo militare che controlla le frontiere) hanno dimostrato alcune falle e in casi estremi sono stati hackerati. Il costo del programma droni Messico è piuttosto elevato e non è difficile immaginare che se Trump vince aumenterà i fondi. C’è da riflettere se non gli verrà in mente di armare i droni con hellfire (gli stessi missili che i droni usano in scenari bellici come Yemen o Afghanistan) per intercettare e far esplodere i camioncini di immigrati che attraversano il confine. Detto così sembra una scelta estrema ma Trump pare vivere di dichiarazioni estreme (sarà da vedere se eletto avrà il fegato di metterle in pratica).

E veniamo a noi Europei. La patria della democrazia, dei diritti umani e del bon ton, a mio modesto avviso, appare un pochino frammentata. Partiamo dall’interno con un analisi piuttosto semplice di Naked Capitalism. La semplice verità è che agli europei in generale gli immigrati piacciono, ma meglio se stan a casa loro. Non è una forma di razzismo piuttosto un mix di diffidenza, sconforto e probabilmente una forma catartica di rifiuto. In soldoni finché stanno là a casa loro e gli mandiamo gli aiuti (o paghiamo 6 miliardi qualcuno perché faccia il guardiano del cancello stile Turchia) va tutto bene. Ma se gli immigrati decidono di venire in Europa, in massa, come sta accadendo, allora le cose cambiano. La politicamente corretta popolazione tedesca si è di recente espressa alle elezioni. Dal risultato del voto a favore del ADF si palesa che i tedeschi non sono cosi esaltati a seguire i piani di ricollocamento di migranti sul suolo natio. Da ammettere che il popolo tedesco (in un piano di acquisizione di manodopera a basso costo) già si sono digeriti migliaia di turchi e tutti i poveri tedeschi dell’est.

Tuttavia queste indigestioni di lavoratori a basso costo hanno si permesso alla Germania di crescere, ma sono state pianificate e gestite su un arco temporale piuttosto lungo. Le altre nazioni europee non fanno segreto della loro scarsa tolleranza nei confronti di tanti migranti. Dalla Danimarca che decide far “partecipare i migranti” al loro costo di gestione, sequestrandogli beni, alla grande Britannia, terrorizzata a morte da quei barbari ai confini (nel villaggio gallico, pardon una piccola bidonville vicino a Calais) che minacciano di attraversare la manica e invadere la Union Jack. Ascoltare i media britannici in tal senso è divertente. La descrizione, specie da parte dei politici nazionalisti, di questi migranti rasenta una descrizione di orde barbariche pronte a sbranare i poveri inglesi indifesi.

Vi sarebbe da discutere che alcune delle democratiche nazioni dell Unione hanno allegramente compartecipato a generare questo scempio di democrazia. In Libia Inglesi e Francesi han scaricato una bella dose di democrazia (di solito dall’alto con le bombe) per liberare il popolo libico da Gheddaffi. Una persona che, nel bene o nel male, aveva accettato un accordo di “contenimento” con Berlusconi non dissimile dal metodo turco. Persino la Chiesa si è pronunciata facendo educatamente notare che la questione dei migranti è un argomento che l’Unione Europea deve affrontare.

Quindi la domanda resta. Chi (tra i politici eletti) ordinerà per primo di sparare sui migranti? Forse, con un sospiro di sollievo europeo, lo farà la Turchia. Dopo tutto, per ora, non sono nell’Unione, e se lontano dagli occhi e lontano dal cuore ci tengono lontani i migranti “assetati di sangue” (io direi asssetati di democrazia e giustizia) tanto vale pagare qualcuno per avere la coscienza a posto.

@enricoverga