Per “dirigere” il sistema dei media non serve possedere pacchetti azionari o stringere oscure combinazioni di potere. È sufficiente buttargli in pasto le notizie giuste nel modo giusto. Ne abbiamo avuto un esempio qualche giorno fa con le pagine stampate e le riflessioni da talk show che hanno valorizzato l’ultima trovata: “la classifica della felicità“. Si tratta, come forse qualcuno ha colto, di una ponderosa ricerca sulle condizioni politiche, economiche e sociali di 157 paesi. Fra tanti, l’Italia risulta piazzata – e questa era, stringi, stringi, la notizia – alla posizione numero 50, preceduta dall’Uzbekistan e seguita dall’Ecuador.

Da lì è stato tutto un discutere se e come quell’infelice posizione sia da addebitare ai problemi storici del Paese, partendo dalla “Questione Meridionale“, o se invece tutto derivi dalla crisi delle classi sociali e delle forme politiche della Prima Repubblica, quella dove c’eravamo tanto odiati, ma almeno sapevamo di cosa parlare. Altri hanno ovviamente evocato la “fatica del vivere” in un Paese a diffuso tasso di corruzione. Del resto, di classifiche mondiali a questo riguardo ne abbiamo sentito citare spesso, non meno di quelle sulla libertà d’espressione e la manutenzione delle strade. E il nesso è facile coglierlo, perché se te ne devi stare ammutolito a inciampare un passo sì e l’altro no, è difficile che tu possa essere definito “felice”.

Tuttavia l’audacia della sfida di questi ultimi ricercatori che si sono fatti coraggio e hanno deciso, siccome la dimensione conta, di misurare anche la felicità nonostante la impalpabilità dell’oggetto, ci ha fatto venire voglia di capirne di più, buttando uno sguardo sull’intera classifica agevolmente disponibile in internet (che sempre sia lodata).
Chi volesse fare altrettanto, scoprirebbe così che gli italiani staranno anche al cinquantesimo posto, stretti fra uzbeki ed ecuadoriani, ma anche che i tedeschi (sedicesima posizione) sono preceduti da Costa Rica e Puerto Rico (e ci pare già di vederli i tabloid del Baden-Wuerttemberg che lamentano lo smacco e lo attribuiscono al panico da migranti). Per non dire degli inglesi (ventitreesima posizione) messi sotto dal Messico, o dei francesi (trentaduesima posizione) ridicolizzati da mezza America Latina e da un paio di paesi del sud est asiatico. Ma escludiamo che, appresa la classifica, milioni di francesi stiano già cercando di trasferirsi nella pampa.

Forse articolisti e commentatori avrebbero potuto rovistare nei dati e fornire confronti più omogenei. Ad esempio, è vero che siamo gli ultimi dei primi se si guarda ai paesi guida dell’economia (gli italiani sarebbero meno “felici” di americani, tedeschi, inglesi, francesi e spagnoli, ma precedono i giapponesi). Anche se tutte queste notiziabili curiosità si giocano entro una fascia di punteggio talmente sottile che basta che ti pianti la ragazza e, per quanto ti riguarda, sprofondi in classifica al di sotto dei paesi più devastati da guerre e carestie.