Aveva toccato le stelle contro la Spagna, è precipitata nelle stalle davanti alla Germania. Così al termine del doppio impegno internazionale di spessore, resta un interrogativo: qual è l’Italia di Antonio Conte che cercherà gloria in Francia? Potrebbe essere un mix di quanto visto a Udine e Monaco, ovvero una squadra capace di esaltarsi e deprimersi, vivendo degli sprazzi dei suoi uomini migliori. Dopo il 4-1 subito all’Allianz Arena, terza e più brutta sconfitta dell’era contiana, viene difficile pensare che gli azzurri si presentino Oltralpe tra due mesi e schiantino Belgio, Svezia e Irlanda del Nord, avversarie del girone non proprio brillanti – anche loro – nei test match di martedì sera. Quella del possibile acchiappa-tutto nella prima fase era stata un po’ l’illusione infusa dal pareggio contro la Spagna, in involuzione dopo il titolo europeo strappato proprio agli azzurri quattro anni fa. I tedeschi, allora Mario Balotelli li prese a sberle in semifinale, hanno percorso il senso di marcia opposto. La Germania ha continuato a crescere, divenendo campione del mondo e tornando a battere l’Italia dopo vent’anni di digiuno. Fa male soprattutto il come: mettendo in evidenza un abisso atletico e tecnico allargatosi grazie alla crescita dell’ultima generazione tedesca.

Il buono visto a Udine. Ma servono Marchisio e Verratti Detto che il nuovo modulo (3-4-3) sembra essere la prima opzione del prossimo allenatore del Chelsea, l’Italia di scena in Francia sarà, almeno nei nomi, più simile a quella capace di schiacciare per oltre un’ora la Spagna. Oltre a Buffon e Bonucci, male e infortunato contro la Germania, ci saranno Barzagli e Chiellini andando a formare un quartetto noto al commissario tecnico. Il “3+1” bianconero funziona alla perfezione, ma senza uno degli elementi ha conosciuto sinistri scricchiolii nel club come in nazionale. Florenzi e Giaccherini sono in vantaggio per gli esterni perché garantiscono incursioni e copertura. Il vero nodo restano i centrali di centrocampo. Claudio Marchisio e Marco Verratti, entrambi assenti nel doppio impegno, sono indispensabili. L’unica valida alternativa a uno dei due è Jorginho, comunque a corto di esperienza internazionale. Thiago Motta e Montolivo, soprattutto assieme, hanno dimostrato d’essere improponibili per velocità e qualità in fase di costruzione. Nel tridente, la costanza di Antonio Candreva e i guizzi di Lorenzo Insigne sono certezze – ma attenzione a El Shaarawy – per spalleggiare una boa che al momento non c’è.

L’allarme tedesco: poca qualità dalle seconde linee
Il centravanti è l’incognita più grande. Pellé resta il candidato con maggiori chance, frutto di una stagione nella quale ha giocato con continuità in Premier. Come dimostrato alla Juventus, Simone Zaza è invece più uomo di rottura, l’asso da giocarsi in corsa. Mentre Eder viene da mesi complicati all’Inter e in nazionale è quasi sempre stato utilizzato da esterno, mai da punta. Male la prima da titolare di Federico Bernardeschi, che ha l’attenuante dell’esordio dal 1′ in una serata da tregenda per tutta la squadra. Avendo davanti gli ultimi 90 minuti importanti prima dell’Europeo, Conte ha infatti testato più soluzioni in contemporanea. Esperimenti che difficilmente verranno riproposti insieme.

Bocciati Darmian centrale e il tandem Motta-Montolivo, accerchiato e sfinito dalla fisicità tedesca che l’Italia ritroverà in qualità simili contro il Belgio. L’allenatore leccese ha già disegnato nella sua testa almeno sette undicesimi della formazione ideale e si augura di avere tutti gli interpreti a disposizione. La vera forza dell’Italia dovrà essere il nucleo base – molto juventino – attorno al quale pensare piccole variazioni. La spina dorsale sarà composta dalla difesa bianconera, più Marchisio-Verratti in mediana e dalla qualità e imprevedibilità di Insigne. Una truppa di sette persone in missione speciale: dare un senso all’Europeo al quale l’Italia si presenta con un gap rispetto alle migliori. Azzerarlo, contenerlo o lasciarlo invariato, dipenderà da loro.