La casa editrice Laterza ha pubblicato pochi giorni fa il mio libro “Rischio e previsione Cosa può dirci la scienza sulla crisi“. Di seguito ne anticipo un estratto

Per capire come si formano le nuove idee, è necessario avere ben presente che il motore della ricerca è alimentato dalle motivazioni dei ricercatori, dalle loro copertina_dxpassioni e dalle loro curiosità. L’idea fondamentale della ricerca e del suo funzionamento, che troppo spesso è dimenticata non solo dagli osservatori esterni ma anche dagli stessi scienziati e ricercatori, è ben esemplificata dalla seguente storiella. Una persona si mette a cercare la chiave che ha smarrito sotto un lampione, «perché lì c’è la luce». Cercare la chiave dove c’è la luce, anziché dove la si è effettivamente smarrita, è il passatempo preferito dei ricercatori di tutte le discipline. La ricerca, però, corrisponde non a cercare la chiave dove c’è luce, ma a cercare di far luce dove c’è qualcosa che merita di essere cercato. Questo è ovviamente molto più difficile e chi si propone di organizzare e finanziare la ricerca scientifica deve tener conto che il fondamentale ruolo e scopo della ricerca scientifica è proprio quello di far luce dove prima c’era il buio. Consideriamo qui di seguito due scoperte che hanno acceso la luce, aprendo la strada ad alcune straordinarie innovazioni tecnologiche degli ultimi anni.

Insieme a Peter Grünberg, del Centro di ricerca di Jülich, in Germania, Fert ha vinto nel 2007 il premio Nobel per la scoperta della magnetoresistenza gigante (Giant Magnetoresistance – Gmr). Questa scoperta è alla base del sorprendente aumento della memoria dei dispositivi elettronici cui abbiamo assistito negli ultimi vent’anni. Grazie a questa scoperta le dimensioni dei computer e di tutti gli altri dispositivi elettronici si sono ridotte notevolmente, come pure il loro costo. Chi ha tratto i maggiori benefici dalla scoperta dell’effetto Gmr? La risposta a questa domanda è interessante per capire come una scoperta della ricerca di base si possa effettivamente trasformare in un’applicazione di interesse industriale. Gli scienziati francesi e tedeschi che hanno scoperto la Gmr, insieme con i loro laboratori, hanno beneficiato della scoperta ricevendo il premio Nobel e piccoli rendimenti dai diritti del brevetto. D’altra parte, la ditta che per prima ha commercializzato la tecnologia, l’Ibm, ha ottenuto grandi profitti dalla vendita di unità di disco rigido e di testine magnetiche basate sull’effetto Gmr. Altri produttori di unità di disco rigido, con sede negli Stati Uniti e in Giappone, sono stati in grado di assimilare rapidamente la tecnologia e recuperare il ritardo rispetto all’Ibm. Francia e Germania, i paesi che hanno inizialmente finanziato le ricerche che hanno portato alla scoperta, hanno ottenuto invece vantaggi limitati a causa della mancanza di imprese nazionali che avessero la capacità di commercializzare l’effetto Gmr.

Questa situazione dimostra l’importanza della capacità di assorbimento delle scoperte scientifiche, sia a livello d’impresa sia in ambito nazionale, cioè la capacità di cogliere la novità scientifica e saperla utilizzare per poi ricavare i benefici dell’innovazione tecnologica originata grazie alla ricerca fondamentale. La capacità di assorbimento, come vedremo in seguito, è un elemento fondamentale che caratterizza la potenzialità di sviluppo di un’impresa o anche di una nazione. Spesso s’insiste nell’artificiale divisione tra ricerca fondamentale e ricerca applicata, ponendo l’accento sulla seconda anziché sulla prima, data la sua importanza da un punto di vista economico. Al contrario, è importante tenere sempre ben distinta la capacità di poter fare ricerca fondamentale di alto livello dalla capacità di sfruttarla da un punto di vista commerciale. La prima è chiaramente necessaria alla seconda, poiché se non si hanno le competenze per sviluppare ricerche di base d’avanguardia non si possono neppure comprendere quelle avvenute altrove, e dunque non si può sperare di sfruttarle da un punto di vista commerciale. Si tratta di due aspetti ben distinti, anche se entrambi importanti, che dovrebbero essere considerati in maniera separata, anziché mettere in primo piano, come spesso avviene, l’artificiale distinzione tra ricerca fondamentale e applicata. La performance economica di una nazione dipende, infatti, da quanto le sue imprese sono capaci di commercializzare la ricerca producendo nuovi prodotti.

Come può un paese aumentare le sue possibilità di utilizzare la conoscenza creata dai propri stessi scienziati o da ricercatori di altri paesi per produrre nuovi prodotti e processi? La risposta sintetica è: i paesi possono aiutare le proprie imprese e industrie creando un buon ambiente perché la «capacità di assorbimento» si sviluppi.

Il libro è stato anche pubblicato in Inglese da Springer con il titolo “Science and the Economic Crisis: impact of science, lessons from science”