Nella strana campagna elettorale milanese, i tre manager che si sono candidati sindaco procedono verso il voto senza grandi polemiche. Il più battagliero dei tre è Corrado Passera, ex banchiere ed ex ministro, che continua a chiedere con forza la verità sui conti Expo a Giuseppe Sala (passato dall’esposizione universale alla politica, versante centrosinistra). Passera, solitario, denuncia i silenzi, le reticenze, le contraddizioni, le bugie di Sala.

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I conti non tornano, gli dice da manager a manager. “Per esempio, ha speso 185,7 milioni in pubblicità dell’evento, per incassarne solo 353,8 in biglietti: vuol dire che 10 euro di incassi sono costati 5,3 euro di promozione! Un vero fallimento manageriale”. Quanto a Stefano Parisi (partito socialista lombardiano, arrivato candidato del centrodestra salviniano), su Expo è cauto: l’operazione è bipartisan. Preferisce battere il chiodo su sicurezza e immigrati. Tanto più dopo che il prefetto di Milano ha deciso di trasformare il Campo Base di Expo in centro d’accoglienza per profughi. Viene da commentare: almeno così il confuso dopo-Expo – tutto clamorosi annunci e mirabolanti promesse, zero progetti concreti – diventa più chiaro; e almeno uno spicchio di Expo serve a qualcosa. Peccato che il sindaco di Rho (del Pd come Sala) sia inferocito: gli avevano promesso un parco e invece gli mandano centinaia di immigrati che gli faranno perdere le prossime elezioni. Anche su questo argomento, Sala ha fatto il Sala: come sempre – come sui biglietti Expo, come sui conti finali, come sulla sua villa a Zoagli – è stato poco chiaro, contorto, tortuoso, pasticciato, oscuro, ambiguo. Mezze bugie, mezze verità. Aggiustare le cose, trovare una qualche soluzione, camminare sul crinale tra eccezione e regola, lasciar fare, mettere infine davanti al fatto compiuto.

Si è intanto sgonfiata la lista “arancione” che avrebbe dovuto portare a Sala i voti non Pd che vengono dalla società civile milanese: con una capolista come Daria Colombo (già esponente dell’ala filo-Ds dei Girotondi), la lista “arancione” si è trasformata in una lista gialla, una listina civetta che non si capisce chi potrà mai attirare. In fondo, è meglio un Pd chiaro che un cavallo di Troia del Pd. Dopo che, sulla lista “arancione”, la montagna ha partorito un topolino, l’argomento di polemica più forte ora è: Cl sì o Cl no? La risposta l’aveva data lo stesso Sala – con buona pace di Lucignolo Majorino – già prima delle primarie: Cl sì. Ma la Cl “buona”, naturalmente. Dove “buona” è quella che sta con lui (tipo l’ex Pci Massimo Ferlini, ex vicepresidente della Compagnia delle Opere), mentre “cattiva” è quella che sta con Parisi (tipo Maurizio Lupi e Luigi Amicone). Così in questa campagna elettorale dei tre manager – in attesa dell’entrata in scena di Basilio Rizzo, candidato “della trasparenza e della correttezza istituzionale”, e del nuovo “portavoce” del Movimento 5 stelle – nessuno fa vere domande a nessuno: tranne Passera, lo dobbiamo ammettere, che da vero outsider attacca su tutti i fronti. Gli altri due si limitano, senza troppa convinzione, agli stereotipi: tu sei di sinistra e stai con i centri sociali (ma dai!); tu sei di destra e stai con Matteo Salvini (vero). Ci permettiamo allora di fare tre domande ai tre manager. Semplici e precise.

1. Che rapporti intendete instaurare con gli uomini e il sistema di potere di Comunione e liberazione-Compagnia delle Opere? (Senza la scappatoia della Cl “buona” e della Cl “cattiva”, per favore).

2. Avete mai avuto, come tanti altri manager vostri colleghi, conti bancari o società finanziarie all’estero?

3. Siete mai stati iscritti a una loggia massonica? Che giudizio date della massoneria? Aspettiamo risposte altrettanto semplici e nette. Chissà se arriveranno.

da Il Fatto Quotidiano del 25 marzo 2016

 

Le risposte di Corrado Passera di Italia Unica, pubblicate su Il Fatto Quotidiano del 26 marzo

1. Che rapporti intendete instaurare con gli uomini e il sistema di potere di Comunione e liberazione-Compagnia delle Opere? (Senza la scappatoia della Cl “buona” e della Cl “cattiva”, per favore).
Per correttezza credo sia giusto distinguere tra il movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione e l’associazione di imprenditori Compagnia delle Opere. Se si riferisce a gruppi di potere, le rispondo che, nel corso delle mie esperienze professionali, mi è già capitato più di una volta di incontrare gruppi di potere in Poste, come in banca o da ministro e ho dimostrato come bisogna comportarsi. La trasparenza e la vera meritocrazia sono l’unica seria risposta e noi saremo campioni di trasparenza: nel mio programma di candidato Sindaco di Milano è prevista l’istituzione di una vera anagrafe che raccoglie tutti i nomi dei fornitori, dei consulenti e delle nomine, sia in Comune che nelle partecipate. Chiunque potrà accedervi e verificare i criteri con cui sono state prese le decisioni e le motivazioni.

2. Avete mai avuto, come tanti altri manager vostri colleghi, conti bancari o società finanziarie all’estero?
Posseggo un appartamento a Parigi, dove attualmente vive mia figlia per completare la sua specializzazione medica, e un relativo conto corrente di appoggio per le spese di gestione. In passato ho avuto investimenti in fondi di vario genere anche fuori dall’Italia, che ho sempre dichiarato al fisco italiano.

3. Siete mai stati iscritti a una loggia massonica? Che giudizio date della massoneria?
Premesso che non sono mai stato iscritto ad alcuna loggia massonica e che sono furiosamente contrario alle reti segrete, del resto vietate anche dalla nostra Costituzione, mi pare opportuno distinguere tra la funzione storica della massoneria (al suo ruolo che va dall’unità d’Italia alla modernizzazione, alla laicizzazione e alla creazione di una classe dirigente) e le reti paramassoniche per affarismo e carrierismo, per le quali vale quanto detto nella prima risposta: ho già avuto a che fare con molti diversi gruppi di potere e ho già dimostrato di essere immune alle loro profferte e pressioni.

 

Le risposte di Stefano Parisi, centrodestra, pubblicate su Il Fatto Quotidiano del 29 marzo 2016

Caro Direttore, rispondo volentieri alle tre domande che Gianni Barbacetto pone ai candidati:

Comunione e Liberazione/Compagnia delle Opere. Comunione e Liberazione è un movimento ecclesiale fondato su un insegnamento di altissima spiritualità, quello di don Giussani. Per moltissimi giovani è stata ed è un alto momento religioso, culturale e sociale. Intorno a Cl si è creata una classe dirigente che ha avuto e ha un ruolo importante in politica e in economia, soprattutto in Lombardia. Non tutto quello che hanno fatto è condivisibile. Come non condivido affatto una loro demonizzazione. Cl sarà presente nelle liste che sostengono la mia candidatura così come lo saranno altre componenti della società civile. Sono per una politica inclusiva, non divisiva.

Conti all’estero. Sì, ho un conto corrente bancario in Israele. Mia moglie è israeliana; a Tel Aviv possediamo un appartamento.

Massoneria. No, non ne faccio parte. La massoneria non mi ha mai cercato e io non ho mai cercato la Massoneria. Ha avuto una funzione storica importante. Sono contrario a forme di associazionismo segreto.

Cordialmente