È sotto processo per truffa e falso in atto pubblico, ma per quarantaquattro “luminari” d’Italia è il manager giusto per guidare il Cineca, forte anche di un gradimento tra i renziani che oggi val più di una fedina penale immacolata. La notizia: da pochi giorni il gigante dell’informatica di Stato ha designato un nuovo direttore generale, con un compenso da 240mila euro l’anno. Si tratta di David Vannozzi, 48 anni, già membro del cda di Cineca su indicazione del Miur. È un manager di aziende pubbliche e il suo nome dice molto sull’asse Firenze-Bologna-Brescia: a lungo è rimasto parcheggiato nella confindustria bresciana, in attesa che venisse chiarita la sua posizione su una vicenda giudiziaria nata sull’Arno nel 2012, quando era direttore amministrativo dell’Asl di Firenze.

Il 6 marzo scorso proprio al Tribunale di Firenze si è celebrata la prima udienza del processo che lo vede imputato per una storia di immobili acquistati dall’azienda sanitaria locale a costi e condizioni che agli inquirenti fanno ipotizzare i reati di falso in atto pubblico, truffa aggravata, abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Il processo però va verso la prescrizione e tanto è bastato al consiglio consortile dell’ente per superare ogni prudenza: così il 23 marzo David Vanozzi è stato ufficialmente proposto dal cda e designato coi voti di 44 professori su 55 (11 astenuti) come nuovo direttore del consorzio da 700 dipendenti e 120 milioni di euro l’anno di fatturato.

Come e perché, è il punto, perché ogni scossa nel Cineca, monopolista dei servizi informatici nel pubblico, rischia di produrre effetti su 70 università, cinque enti di ricerca, vari ministeri e amministrazioni. Proprio in questi giorni, poi, si avvia a gestire anche l’ultimo “concorsone della scuola” per 60mila insegnanti: sapendo quel che c’è dietro, tocca incrociare le dita.

Si tratta di David Vannozzi, 48 anni, già membro del cda di Cineca su indicazione del Miur

Partiamo dall’inizio. Da un anno un vento nuovo soffia sul Consorzio. In silenzio s’è portato via la vecchia governance tra accuse di irregolarità e malagestione: investimenti sbagliati, gestione poco trasparente dei conti, informazioni nascoste al consiglio e quant’altro. Marco Lanzarini fino ad aprile dell’anno scorso di Cineca era il direttore generale, quello che si prese la colpa del famoso “flop” dei test di medicina del novembre 2014. Non si dimise per quella vicenda, fu dimesso cinque mesi dopo per tutt’altro: dopo 40 anni di servizio, il 30 aprile 2015, non gli venne rinnovato l’incarico e con lui, successivamente, venne lasciato a casa anche Vittorio Ravaioli, suo braccio destro, consigliere e ad di Kion, la software house di Cineca che eroga per conto del consorzio servizi amministrativi agli studenti e ai docenti: licenziato per presunte irregolarità nella gestione di Kion.

Se la dirigenza storica viene cacciata per sospette irregolarità la nuova viene promossa a fronte di sicuri problemi con la giustizia. “È brutto dirlo – ammette Vannozzi – ma la mia vicenda viaggia ormai verso la prescrizione che interverrà a settembre”. Notizia ben nota al consiglio dell’ente che ha tifato per lui nonostante l’imbarazzo per quella pendenza a carico. In Cineca è convinzione comune che l’outstanding per superarlo sia dovuto alla vicinanza al giglio renziano. “Certo che conosco Renzi e Nannicini – risponde Vannozzi – ma per motivi professionali. Non ho tessere di partito”.

Vannozzi: “Certo che conosco Renzi e Nannicini ma per motivi professionali. Non ho tessere di partito”

Sulla sua designazione non si scompone: “Ho spinto io col ministero perché non fossero rinnovati gli incarichi a Lanzarini e Ravaioli, e con una certa sofferenza, e perché si facesse la gara per il nuovo dg”. La gara in effetti viene bandita il 2 aprile 2015 ma quando si aprono le buste, dopo un anno, ha un risultato sorprendente: il candidato più idoneo tra 400 papabili e cinque finalisti è proprio David Vannozzi, il consigliere che ha innescato il terremoto interno al Cineca e preteso la gara. “Nulla di opaco – assicura lui – la Praxi mi ha chiesto la disponibilità e io ho accettato, dando le dimissioni il 9 di marzo. Il 23 ho ricevuto comunicazione della mia designazione, ora sto decidendo se accettare”.

Si capisce il dilemma: da una parte ci sono 240mila euro l’anno di motivi per accettare (più altri 48mila di premio di risultato) e cioé un compenso superiore del 40% del più alto funzionario del Miur e più del doppio di un dg di un ateneo italiano. Dall’altra quella pendenza giudiziaria che non ha mai costituito un problema in Cineca dove Vannozzi, imputato per truffa e falso a Firenze, è anche “responsabile della trasparenza”, attività tanto carente nella società pubblica che sul suo sito, tra gli altri, manca ancora ogni riferimento ai compensi per i vertici, obbligatori per legge.