“Ma che l’operazione incorporazione tra Repubblica e Stampa somigli a quella tra Mondadori e Rizzoli, dico in termini generali, si può dire in Italia o no?”. Sandro Veronesi nemmeno va spinto a bordo piscina. E’ la logica degli eventi che parla da sola. Ma anche il rigore logico del ragionare senza pregiudizi ad personam. Scagliarsi contro Mondazzoli è stata una passeggiata di salute. Uscire da Bompiani e fondare con Umberto Eco ed Elisabetta Sgarbi La Nave di Teseo è risultata la conseguente meta finale della rivolta letteraria/editoriale dell’inverno 2015/2016. Solo che oggi di fronte ad un’altra fusione, questa volta tra tre grandi testate giornalistiche (Repubblica-Stampa-Secolo XIX), è calato il silenzio. “Nessuno che mi ha fatto una domanda, nessuno che mi ha dato un colpo di telefono. ‘Veronesi che ne pensa? Veronesi che dice? Nessun talk show, dico, che approfondisse l’argomento delicatissimo di quest’altra operazione finanziaria? Intanto quando si trattava del caso Mondadori/Rizzoli chiamavano a decine, tutti volevano una dichiarazione”, spiega l’autore di Caos CalmoFQMagazine.

“Se ne parla meno, ma questa incorporazione tra giornali è un atto pericolosissimo. Sembra o una di quelle mosse disperate, modello “too big to fail”; oppure un modo poco sano di proteggere i propri interessi riducendo le potenzialità altrui”, continua Veronesi. “In ballo ci sono cose importanti oltre agli interessi economici di qualcuno. Non è il campionato di calcio che una volta finito ne ricomincia un altro tre mesi dopo. Qui sconvolti gli equilibri in ballo del sistema, di stabilità non ce ne sarà più e ci vorrà tempo per ricrearla. Credo sia molto ragionevole pensare che in una fusione e incorporazione di più realtà si andranno ad accorpare che so, funzioni come la distribuzione e l’amministrazione di cui non ce n’è bisogno in doppia copia. Saranno poche centinaia di persone in più ma diventeranno superflue. Convincermi che in questa operazione ci sia un guadagno generale mi pare alquanto difficile”.

Veronesi non tace, ma dice. Un po’ come in quel bel libro che porta in giro come monologo nei teatri da mesi, dove spiega la potenza comunicativa del Vangelo di Marco, intitolato “Non dirlo”. Lo diceva Gesù ai discepoli dopo aver compiuto miracoli: “non dirlo!”. “Il Premio Strega 2016 doveva essere la prima vittima certa della mega-concentrazione commerciale. Io sono stato invitato a presentare il romanzo La scuola cattolica di Edoardo Albinati (Rizzoli), più di mille pagine. Poi sento parlare che Mondadori candiderà Eraldo Affinati. Allora penso: hai visto mai che come contraccolpo la parte editoriale di Mondadori/Rizzoli non abbia tirato fuori il proprio orgoglio? Qualcosa come: bene presentiamo i libri più letterari e che ci piacciono di più al di là delle questioni finanziarie. Rischia di essere l’edizione dello Strega migliore degli ultimi 20 anni. Una decisione letteraria contro scellerate scelte finanziarie. La risposta sana ad un’operazione insana”.

Ed è un Sandro Veronesi da lezione di economia politica a spiegare le operazioni finanziarie del mercato editoriale italiano. Quindi operazioni come “Mondazzoli” o “Stampubblica” le reputa piuttosto somiglianti? “Di bolle speculative se ne son viste tante modello ‘Prendi i soldi e scappa’: Alitalia, Telecom… Come molte operazioni di questo tipo si producono i cosiddetti valori lì per lì, in Borsa; ma poi che ci sia un valore effettivo nella creazione del colosso è tutto da discutere. Davvero si pensa che quando Mondadori incorpora ed acquista Rizzoli, se prima leggevano in 60mila, adesso con le due case editrici che ne fanno una si arriva a 120mila? Il mercato mica si allarga con le fusioni, ci sono sempre quei 60mila a leggere. È solo un modo diverso di contendersi la torta”.

Veronesi intanto la colomba pasquale ci è arrivato a mangiarla. L’ultimo titolo –Non dirlo– edito da Bompiani (“che adesso l’antitrust obblighi Mondadori/Rizzoli a vendere Bompiani e Marsilio è semplicemente quello che avevamo detto noi con largo anticipo”), è stato oltretutto un discreto successo di vendite, ma soprattutto è diventato un monologo teatrale che continua a girare l’Italia: “Non ero nemmeno autorizzato a sognare questo successo, perché doveva passare da una mia prova di recitazione se vogliamo anche un po’ presuntuosa. Comunque mentre scrivevo Non Dirlo ho pensato che la sua destinazione finale fosse uguale a quella del Vangelo: non una lettura silenziosa del lettore, ma una sua trasmissione orale di persona”. Prima volta su un palco teatrale? “Assolutamente sì. Pensate che uno dei miei incubi ricorrenti è essere spinto su un palcoscenico a recitare. Ad ogni modo a me tutt’ora non pare di recitare, la presenza del pubblico non la avverto”.

La gestazione di Non Dirlo ha origini lontane nel tempo, ma è nata definitivamente quando meno l’autore se lo potesse aspettare: “E’ stato un lavoro lungo 15 anni. Poi nel 2005 già avanti nel mio studio sul racconto del Vangelo di Marco, ad una lezione tenuta alla scuola Holden assieme ad altri ex docenti, scelsi di parlare proprio di quegli studi e di questo Vangelo d’azione. A fine lezione tre ragazzi che tra loro si conoscevano, mi avvicinarono separatamente per complimentarsi. Uno di loro mi disse, ‘sono cattolico, ho abbandonato la fede da tempo, ma le cose che ha detto mi hanno toccato’. Non era mia intenzione convertire nessuno, ma quel grimaldello comunicativo aveva funzionato ancora. Allora mi sono rimesso a studiare tutto da capo. Questa cosa deve essere resa per tutti”.

In un momento storico in cui i testi sacri vengono strumentalizzati per fini ideologici e di morte, il libro di Veronesi è un toccasana etico. Pensa si stia facendo confusione su un testo sacro come il Corano? “Chiaro che quando c’è in atto una strumentalizzazione dei testi sacri in nome dei quali si fa una strage, oppure altri tendono a discriminare un popolo da un altro per il suo credo religioso, la confusione si crea. Io mi sono dedicato molto al Vangelo di Marco, ma ne ho studiati anche altri testi come il Corano e la Bibbia: non c’è niente che giustifichi le crociate o ciò che succede in questi mesi in Francia, Belgio, Turchia. Esistono solo masse di persone pronte ad assecondare istinti opposti alle sacre scritture. Gente posseduta da Satana, davvero – conclude – E’ una questione satanica. In “Non dirlo” lo scrivo: Gesù guarisce un sacco di persone dall’essere posseduti, gente violenta, con cui non si parla, che non si riesce a placare. Questi che fanno saltare in aria le gente presentano tutte le caratteristiche della possessione”.