Faysal Cheffou scarcerato per mancanza di prove. Khalid El Bakraoui che uso l’identità di giocatore dell’Inter per affittare un appartamento divenuto un covo del commando delle stragi di Parigi. Ma non sono soltanto queste le ombre sulle indagini degli attentati della capitale belga. Nel giorno in cui tutte le vittime vengono identificate – 15 belgi e 17 stranieri – emerge un altro particolare: il 16 marzo, ovvero sei giorni prima degli attacchi a Bruxelles, l’Fbi aveva trasmesso alla polizia olandese informazioni sui precedenti criminali ed estremisti di due kamikaze, Ibrahim e Khalid El Bakraoui. E il giorno successivo, ha riferito il ministro olandese della giustizia Ard van der Steur davanti al Parlamento dell’Aja, è stato anche stabilito un contatto diretto tra la polizia olandese e quella belga. Informazioni che però sono state smentite dal direttore generale della polizia giudiziaria federale (Pjf) belga, Claude Fontaine, che ha negato di avere ricevuto notizie sui due sia dall’Olanda sia dell’Fbi.

Intanto l’avvocato di Cheffou, Olivier Martins, ha dichiarato che il suo assistito è “contro l’Isis” e che non ha alcun legame con gli attentatori. Martins, dopo l’arresto, ha chiesto agli inquirenti di verificare telefono, impronte, dna, corporatura di Cheffou perché convinto che “il riconoscimento del tassista – che ha portato gli investigatori sulle tracce dei kamikaze dell’aeroporto – sia all’origine dell’errore giudiziario”. Proseguono quindi le ricerche dell'”uomo col cappello”, che non è stato ancora identificato e per il quale la polizia federale ha ricevuto finora 51 segnalazioni. Lo scalo di Zaventam, nonostante il test condotto oggi per una sua potenziale riapertura, rimarrà chiuso anche domani mentre riapriranno tutte le stazioni della metro di Bruxelles, tranne quella di Maelbeek. Verranno anche prolungati gli orari di apertura, dalle 7 di mattina alle 22, contro le 19 attuali.

Cheffou: “Scarcerato perché aveva un alibi credibile”Martins sostiene che Cheffou, giornalista freelance prima ritenuto “l’uomo col cappello” e poi rilasciato, sia passato in prossimità della fermata della metro Maelbeek appena dopo che il kamikaze si è fatto esplodere, ma perché abita nelle vicinanze. “Chiaramente il giudice istruttorio ha stimato che i risultati ottenuti finora lo discolpano e ha deciso di rimetterlo in libertà ieri”, ha detto il suo legale. “Quando ho visto il giudice mi ha semplicemente detto che le verifiche in corso lo stavano scagionando, ma non siamo entrati nei dettagli. Se avessimo ritrovato una delle sue impronte nell’appartamento di rue Max Roos a Schaerbeek (dove i terroristi hanno fabbricato le bombe, ndr) lo sapremmo, ma non si è mai posta la questione durante gli interrogatori“. Cheffou smentisce anche di aver reclutato candidati jihadisti nel parco Maximilien a Bruxelles. In più, ha aggiunto il legale, “ha fornito un alibi a livello di telefonia, dicendo che era a casa sua al momento degli attentati”. Avrebbe “anche ricevuto delle chiamate” e ha aggiunto che “era possibile confermare dove fosse con il suo cellulare in quel momento, ed era a casa”. Cheffou, però, resta formalmente incriminato.

Contro la sua scarcerazione è tornato ad esprimersi il borgomastro di Bruxelles, vam Mayeur, che aveva già segnalato Cheffou come propagandista della jihad. “C’è una frontiera tra radicale agitato e radicale reclutatore – aveva detto – il magistrato non l’ha voluta superare”. Il sindaco della capitale aveva emesso una diffida nei sui confronti a settembre che gli impediva di entrare nel parco trasformato in un campo per migranti. Il giornalista era stato anche coinvolto in una rissa: fu allora che contattò l’agenzia Belga per giustificare il suo ruolo di agitatore e denunciare la mancanza di comunicazione tra gli organizzatori della piattaforma dei cittadini messa in piedi per aiutare i rifugiati.

Nyt: “Kamikaze Isis già presenti in Europa a inizio 2014” – I jihadisti dell’Isis erano già presenti in Europa all’inizio del 2014, mesi prima che Abu Bakr al Baghdadi proclamasse la nascita del Califfato. A sostenerlo è il New York Times, che cita fonti di intelligence e giudiziarie europee e statunitensi. Oltre a porre le basi per il radicamento del network terroristico, i jihadisti hanno compiuto alcuni attacchi per “testare” la capacità di reazione delle forze di sicurezza. Tra questi, il Nyt annovera l’assalto al museo ebraico di Bruxelles del maggio 2014 (4 morti), ‘derubricato’ dalle autorità come il gesto compiuto da uno squilibrato. L’attentatore, Mehdi Nemmouche, aveva invece intensi contatti con Abdelhamid Abaaoud, ‘mente’ degli attacchi di Parigi.