“La Pasqua del Signore susciti in noi, in modo ancora più forte, la preghiera a Dio affinché si fermino le mani dei violenti, che seminano terrore e morte, e nel mondo possano regnare l’amore, la giustizia e la riconciliazione”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto al Regina coeli, preghiera mariana che nel tempo pasquale sostituisce l’Angelus, recitata con le migliaia di fedeli presenti in piazza San Pietro. Durissima la condanna di Bergoglio per la strage avvenuta in Pakistan proprio nel giorno di Pasqua con un bilancio di 72 morti, per lo più donne e bambini della minoranza cristiana, e oltre 300 feriti.

“Nel Pakistan centrale – ha affermato il Papa – la santa Pasqua è stata insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti, per la maggior parte famiglie della minoranza cristiana, specialmente donne e bambini, raccolte in un parco pubblico per trascorrere nella gioia la festività pasquale. Desidero manifestare la mia vicinanza a quanti sono stati colpiti da questo crimine vile e insensato, e invito a pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari. Faccio appello alle autorità civili e a tutte le componenti sociali di quella nazione, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Ripeto ancora una volta che la violenza e l’odio omicida conducono solamente al dolore e alla distruzione; il rispetto e la fraternità sono l’unica via per giungere alla pace”.

L’appello di Francesco arriva esattamente 24 ore dopo il suo messaggio pasquale prima della benedizione Urbi et Orbi, alla città di Roma e al mondo, nel quale aveva definito il terrorismo “forza cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo”. Bergoglio aveva ricordato i recenti attentati in Belgio, Turchia, Nigeria, Ciad, Camerun, Costa d’Avorio e Iraq. A essi si è aggiunto anche il Pakistan. Contro questi “abissi” che provocano solo “odio e morte”, come aveva ricordato, Francesco si era scagliato con fermezza nella preghiera-invettiva da lui scritta e recitata al termine della via crucis del venerdì santo al Colosseo in cui aveva sottolineato che “oggi la croce di Cristo è nei preti pedofili, nel cimitero insaziabile del Mar Mediterraneo, nei profughi, nei terroristi e nei corrotti”.

Twitter: @FrancescoGrana