Tanto per cominciare, circoscriviamo l’episodio, contestualizzandolo: la dissacrante redazione de La Zanzara non è certo Charlie Hebdo e la sparuta rappresentanza del Fronte Animalista (protagonista dell’irruzione a palaConfindustria) non ha imitato i Nar nel blitz ‘fuoco e piombo’ a Radio Città Futura. S’è semplicemente trattato di un allenamento podistico tra opposti schieramenti, di una gara d’atletica leggera e corsa ad ostacoli, con quel bontempone onnivoro di Cruciani – salamino in mano in versione casatiello – ad interpretare il ruolo della preda, un coniglietto impaurito che se l’è svignata al primo scatto dell’avversario: che figuraccia! Se l’è data a gambe levate, rincorso da una bionda attivista arrabbiata (si) ma disarmata (in mano, non aveva nemmeno un ortaggio a foglia larga!) che avrebbe voluto dirgliene quattro in faccia (come recitava lo striscione mostrato!), dopo mesi di insulti gratuiti in una campagna denigratoria (peraltro non richiesta) diffusa sull’etere nazionale, un tantino al chilo, per far salire gli ascolti.

L’errore sta non nel prendere sul serio l’accaduto (investito dell’ubiquitaria presenza dei fondamentalisti dell’aggressione fascista sul sito di Radio 24, come di ‘nazi-vegani’ parlerà certamente Cruciani alla ripresa delle trasmissioni), quanto nell’ipertrofizzare la seriosità di un personaggio istrionico e sfuggente che va semplicemente preso per quello che è: un diabolico speaker, un conduttore urticante in stile non sense, un miscredente ‘Elio e le storie tese’ (mi perdoni il buon Elio!) intrappolato nell’inconcludenza di un agnosticismo autodistruttivo di una rappresaglia (globalizzata) del lecito, sbandierata per provocare, sbeffeggiare ed istigare per professione (riuscendo a farlo pure con mestiere!), portando toni e temi di ogni puntata sempre sull’orlo del precipizio e di un’iperbole ‘dadaista’ di rottura radicale, un po’ per vedere che fine si fa (come quell’automobilista al massimo sull’acceleratore, diretto contro un muro alla fine della strada!), un po’ perché in cuor suo Cruciani ci gode pure (e non poco!), immerso com’è in quell’orgia-libidinosa del tutto personale che, partita da uno squilibrio del secondo chakra, lo pervade fino al più alto punto del midollo spinale, rendendolo più che lievitante. Il format de La Zanzara, poi, è rinomato (oltre che vincente): nel ‘prime time’ del traffico col rientro a casa degli italiani, uno spensierato salotto illetterato (su basi rocchettare ed heavy metal), centrato sull’attualità inversa e contraria, dove lo sbeffeggio e la parolaccia sono un intercalare sdoganato e molti politici (tra gag e strafalcioni) ci sguazzano compiaciuti (ultimamente, Razzi e Salvini lì sono di casa!).

Quindi sbaglia chi, cadendo nelle furbesche trappole di Cruciani, porta la questione sul piano vegano-animalista (il volpone dé noantri ignora, o peggio finge di fregarsene, di qualsiasi principio salutistico nutrizionale come l’etica anti-specista e la critica sull’impatto ambientale dell’industrializzazione delle carni animali non rientrano nelle sue corde), così come sbagliano quanti confondono gli ossimori del suo isterico paroliberismo in argomentazioni anche solo lontanamente (semi)serie. Diciamocela tutta: anche Giuseppe Cruciani, persona arguta e scaltra, a volte fatica a cogliere il limite della parodia che inscena di se stesso per il piacere del pubblico radiofonico, facendo ascoltare in diretta il rumore dello sciacquone del water e dell’urina scrosciante, in caduta al centro della tazza.

Preclusa ogni forma di dissenso, in linea col boldrinista buonismo, quindi se solo l’intenzione di un buffetto dannunziano è risultata (alle coscienze dei più!) politicamente scorretta da scomodare titoli d’apertura sulla stampa, vorrà dire allora che ci penserà una grossa e grassa risata a seppellirlo definitivamente, accompagnando collettivamente il gesto goliardico di un’esigua minoranza di animalisti (i prossimi podisti: “metteremo in atto altre proteste!”, gli scrivono sui social) con un’innocua pernacchia (questa sì) in stile crucianiano: Prrrr!!! Lasciatelo dire da romano a romano: A Crucià, te volevi fa bello mentre pappavi l’abbacchio allo scottadito pé Pasqua, ma invece t’hanno mandato de traverso er pranzo e t’è toccato fa la figura der conijio!