Come esperienza nel curriculum dei precari che parteciperanno al prossimo concorso scuola 2016, valgono gli anni di insegnamento da supplenti, ma non quelli svolti come docenti di ruolo a tempo indeterminato. È lo strano ragionamento del ministero dell’Istruzione, che ha deciso di limitare ai soli contratti a tempo determinato la valorizzazione del servizio prestato negli istituti paritari. Una questione non di poco conto, visto che il concorso 2016 sarà il primo ad assegnare un punteggio (determinante ai fini della graduatoria finale) agli anni di insegnamento. E su cui si sono immediatamente scatenate le polemiche dei docenti e le minacce di ricorsi. “È una discriminazione fin troppo palese e senza alcun fondamento giuridico”, afferma Marcello Pacifico, presidente del sindacato di categoria Anief. “Ne abbiamo già parlato con i nostri legali”.

Sono giorni concitati per i circa 200mila abilitati che dovrebbero partecipare al prossimo concorsone: c’è tempo fino al 30 marzo per iscriversi. Nella domanda online i docenti devono fornire anche i titoli e il servizio, che quest’anno saranno un fattore decisivo (valgono 20 dei 100 punti totali della graduatoria, dopo il superamento dello scritto e dell’orale). E il Miur ha pubblicato una serie di Faq (Frequently asked question) per dare indicazioni sul corretto inserimento dei dati. Le ultime, però, hanno sollevato un nuovo polverone sulla valutazione degli anni di servizio, in particolare negli istituti paritari che – come è noto – dal 2000 fanno parte del sistema unico di istruzione, riconosciuti a tutti gli effetti dallo Stato. Il ministero ha deciso di convalidare soltanto gli anni di insegnamento come supplenti, e non quelli di chi ha lavorato con un contratto di assunzione.

In realtà, la posizione del Miur non è una novità. L’esclusione dei contratti a tempo indeterminato era presente già nel testo della riforma: la Legge 107, all’art. 114 comma b, parla chiaramente di “servizio prestato a tempo determinato nelle scolastiche ed educative di ogni ordine e grado”. Ma negli scorsi giorni la Faq n.14 sembrava aver aperto le porte anche agli assunti nel privato. Niente da fare: si è trattato solo di un “errore materiale”, ammesso e corretto in fretta e furia dal Ministero, che però ha creato ulteriore confusione e polemica sul tema. “È assurdo: già avevo poco punteggio, così non ne ho per niente”, scrive Laura su uno dei tanti gruppi Facebook di docenti che si preparano al concorso. “Incompetenti, prima scrivono una cosa, poi un’altra. Che cosa dobbiamo fare?”, aggiunge Manuela.

La posizione del Ministero ha una sua logica, per quanto contorta: al concorso non possono partecipare i docenti che sono già di ruolo. Per questo viene valutato solo il servizio da supplenti, criterio esteso anche alle paritarie. Ma è evidente che i docenti assunti nel privato saranno interessati al concorso e così finiranno per essere vittime di una evidente disparità: fa punteggio il lavoro come supplenti, ma non come insegnanti di ruolo. “È palesemente illegittimo”, commenta Marcello Pacifico del sindacato Anief. “A quel punto avrebbero dovuto vietare proprio la partecipazione a chi è assunto, o escludere tutto il servizio nelle paritarie. Sarebbe stato comunque passibile di ricorso, ma almeno avrebbe avuto un senso. Così invece è discriminazione pura: d’accordo che siamo dalla parte dei precari, ma valutare gli anni di supplenza e non quelli di ruolo è assurdo”.

Anche perché spesso le paritarie si approfittano dei precari, facendoli lavorare gratis in cambio del punteggio. E vengono penalizzate i pochi istituti seri che offrono un contratto vero a tempo indeterminato. “È uno dei tanti profili impugnabili di questo bando”, conclude Pacifico. “Ci siamo già attivati per fare ricorso in tribunale: c’è tutto il tempo, visto che la valutazione di titoli e servizio subentrerà solo dopo il superamento delle prove”. Intanto, però, i docenti devono inserire i dati sul portale e non sanno bene cosa fare. Un ostacolo in più sulla strada verso il posto fisso.

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