Qualcuno ricorda la pubblicità del vino “A bela Sintra”? Forse no. E’ stata una campagna pubblicitaria brasiliana, sicuramente innovativa ed efficace. Rimandava l’immaginazione all’uva schiacciata, al vino rosso, alla sensualità, all’inebriarsi. Ma soprattutto al retifismo. Non so se l’ho notato solo io, ma con l’avvento di Instagram, è dilagante.

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Non ho ingoiato un Devoto-Oli (al massimo un buon piatto di tagliatelle al ragù) e traduco: il feticismo dei piedi femminili. “Retifismo”, come spiega il dizionario di psicologia “deriva dal nome dello scrittore francese Rètif de la Bretone che presentava questo tipo di comportamento sessuale, dove il piede e la scarpa assumevano il valore solitamente attribuito agli organi sessuali”. Rètif, chiamiamolo amichevolmente così, è stato uno scrittore francese la cui vita interessante potete leggerla qui.

Adorava i piedi piccoli. Ah, ecco. A mio avviso quelli curati sono come le mani. Risvegliano fantasie erotiche. Carezze principalmente. E da qui il termine Footjob che userò per non scivolare in sinonimi poco consoni al mio stile. Al massimo potrei definirlo “Ulderico il piede amico”. Navigando e facendo un po’ di ricerca on line si arriva a siti che spiegano tecniche varie per accarezzare il pene: quella ad “arco”, quella che solletica la pianta, lo strusciamento con lubrificante e gridolini/miagolii della partner, il glans massage che prevede lo strofinamento con collant e via discorrendo.

Poi trovo la parte degli accorgimenti e i consigli per le footjobber: evitare la monotonia, la eccessiva pressione sul pene del partner, cambiare presa (mica è un cambio della 500, eh), attenzione ai movimenti che comportano sforzi agli addominali e agli stinchi, utilizzare i piedi “di taglio” è un rischio perché la pressione può provocare dolore. Poi arriva il sollievo leggendo la spiegazione del “Retrofootjob”, dove la donna è stesa di pancia, con le ginocchia sollevate ed è il partner che lavora. In questo caso si consiglia il turpiloquio. E, mi chiedo, perché negli atri casi, no? Interessante la tecnica con fellatio inclusa, riservata a mio avviso alle ballerine del Cirque du Soleil, ginnaste snodabili o alla versione femminile dell’Ispettore Gadget.

Il footjob si consiglia sempre, perché “Puoi farlo anche mentre guardi la tv, mentre si è seduti sul divano e il film è particolarmente noioso” però attenzione all’igiene: “ I piedi sono ricettacolo di parecchi batteri e funghi e se si creano delle microlesioni sul pene il rischio di infezione è alto”. Non elenco tutte le pratiche relative ai piedi femminili, se non il divertente pedal pumping  ovvero l’eccitazione nell’osservare quelli che agiscono sui pedali dell’automobile.

Il footjob viene definito anche foot craving o foot frenzy. Credo proprio che il “lavoro di piedi” sia una tecnica faticosissima, soprattutto se si massaggia qualcuno iper-dimensionato con l’alluce e il secondo dito e si rischia l’effetto schiaccianoci. Però va tanto di moda, a quanto pare. Sarà che io sono di quella vecchia generazione, un po’ più ruspante, dove non si mandavano selfie, si immaginava, si desiderava e si faceva di più.

Potete seguirmi sul mio sito http://www.sensualcoach.it/