Tra le tante vesti intrise di sangue di cui si è ammantata la Capitale negli ultimi anni, quella che ha saputo intrigarmi di più è stata tessuta da Roberto Costantini, per raccontare le vicende del commissario Balistreri.

Una Roma tetra, menefreghista, faccendiera e violenta, segnata dalla decadenza figlia dei compromessi degli anni Ottanta, a malapena colta nei riflessi da Oscar de La Grande Bellezza, alla quale è impossibile sottrarsi, a meno di non essere capaci di forzare le regole del gioco o della legge. È la Roma degli ignavi, dei cardinali corrotti, dei politici collusi con la criminalità di cui già abbiamo visto, letto e sentito un bel po’.

Ma la Roma raccontata da Costantini ha secondo me qualcosa in più. È uno sporco affresco ormai impossibile da restaurare, e fedele all’idea rassegnata che ne hanno i suoi abitanti.

In Tu sei il male, la prima avventura che ha per protagonista Michele Balistreri, il giovane sbirro vive una vita dissoluta fatta di poker, whisky di pregio, milioni di sigarette e tante donne da sciupare senza scrupolo. Il suo essere politicamente scorretto, incline agli ambienti dell’estrema destra e disinteressato alle normali vicende umane, ne fa un perfetto interprete di quei giorni, in cui un’Italia piena di paura si giocava il Mondiale del 1982, più in cerca di leggerezza che di gloria. Una solenne distrazione dai reali problemi dell’epoca, capace di catalizzare l’attenzione di tutti, facendo girare dall’altra parte anche chi, per ragioni di servizio, avrebbe fatto meglio a tenere accesa la radio e darsi da fare lontano dalla tv.

E così, quando Balistreri sottovaluta il caso di sparizione di una donna, viene travolto da conseguenze talmente fatali da sradicarne la personalità, fino a farne l’incancrenito testimone del passaggio dell’Italia viscida ma viva di quei giorni a quella apparentemente ripulita ma moribonda dei nostri tempi.

Nella Trilogia del Male Balistreri se la vede con criminali di ogni specie, da ufficio e da lupara, ci racconta la Libia del pre-Gheddafi, l’odore del Ghibli e i colori dell’Africa coloniale, la secolare pazienza degli ulivi e le contrastanti sfumature dell’amore, senza mai perdere di vista i legami con Roma e i suoi scheletri, in un mondo abitato da personaggi spietati, quasi sempre carnefici di donne apparentemente vittime ma che, nel sacrificio a volte consapevole, dimostrano spesso di essere perfino più forti. Madri, mogli, amanti e figlie legate, immolate, indimenticabili che, a una più attenta analisi, si rivelano le vere protagoniste di tutte quelle pagine che, secondo la mia opinione, possono insolitamente essere sfogliate a cominciare dal secondo libro della serie, Alle Radici del male che, come nel montaggio finale con cui Coppola ha dato nuova forma a Il Padrino, racconta i fatti del giovane Balistreri, senza andare a rivelare elementi legati ad alcun colpo di scena dell’esordio e che, ne Il male non dimentica, vede tutti le questioni risolversi senza lasciare nulla di insoluto.

Il nuovo romanzo di Costantini, La Moglie Perfetta, come tutti gli altri edito da Marsilio, è narrativamente sciolto dai vincoli della trilogia con la quale l’autore si è fatto apprezzare nel mondo, e che nel 2011 gli è valso il prestigioso Premio Giorgio Scerbanenco per l’opera prima.

Si corre solo il rischio di perdersi la rivelazione più sconcertante, quella che si arriva a conoscere vivendo per intero il personaggio nei tre libri precedenti, ma Balistreri è ben capace di nuotare nella vostra immaginazione senza il salvagente della conoscenza pregressa. Gli altri protagonisti dell’opera sono estremamente solidi e interessanti, e la vicenda è indipendente e molto intricata. Si legge volentieri, senza avvertire il peso di nessuna mancanza.

Ne La moglie perfetta si intrecciano le storie di due coppie molto diverse tra loro, legate da un sottilissimo filo di ipocrisie e menzogne, sul quale fanno gli equilibristi assassini e voltagabbana. A saltare sul filo una bellissima ragazza americana, che ricorda da vicino alcuni protagonisti di quell’immaginario collettivo fatto di cronaca nera e processi mediatici, nel quale da sempre sguazzano i veri mostri del nostro paese. Quando il sangue inizia a scorrere, le vicende delle due coppie si incontrano con quelle di un Michele diverso, meno frastagliato interiormente, ma sempre pronto a scendere a patti solo col suo senso del dovere pur di giungere alla verità, anche a discapito della propria felicità. “Che peccato Balistreri!”