La partita del centrodestra a Roma non è ancora chiusa. L’uscita di Guido Bertolaso su un suo possibile passo indietro in favore di Marchini – “Se verrà appurata la mia impossibilità di arrivare al ballottaggio” – è il frutto dei ragionamenti politici che si stanno facendo in queste ore all’interno del partito azzurro. I sondaggi arrivati questa settimana sul tavolo di Berlusconi sono impietosi per l’ex capo della protezione civile, che non va oltre l’8 per cento. Più basso di Giorgia Meloni, al 15 ma con un trend in ascesa, e anche di Alfio Marchini, al 9 per cento. Giachetti è poi dato al 24 per cento e Raggi al 26. Un altro rilevamento è stato commissionato per la prima settimana di aprile: se Bertolaso non dovesse recuperare, allora nel partito azzurro si valuterà il da farsi. Quello che non si capisce, però, è perché Bertolaso lo abbia dichiarato pubblicamente, dando l’idea di un rompete le righe ancora prima della battaglia. “Incomprensibile”, viene definita l’uscita del candidato azzurro nel resto del centrodestra. A meno che non si tratti della sua ennesima gaffe: Bertolaso si sarebbe fatto scappare quei ragionamenti che a Palazzo Grazioli e nel partito si fanno già da un paio di settimane. Oppure potrebbe trattarsi di una mossa apposita per preparare il terreno a una sua uscita dal campo in maniera onorevole.

Venerdì, intanto, da Forza Italia si è cercato di blindare il candidato. “Con Bertolaso si va avanti fino alla fine senza alcun dubbio”, dice Silvio Berlusconi. “Bertolaso è assolutamente determinato ad andare avanti, bisogna unire le forze intorno a lui”, gli fa eco Maurizio Gasparri. “Io non ho detto che voglio convergere su Marchini. Non starò all’angolo e gioco per fare il sindaco, non il city manager”, sostiene invece il candidato forzista. Che poi sfida gli avversari: “Facile fare campagna elettorale essendo parlamentari. Dimettetevi”.

Da Fratelli d’Italia e Lega, però, la partita non viene considerata ancora chiusa. “Se Bertolaso resta in campo con questi numeri, Berlusconi porta a casa una figuraccia, se invece appoggia Marchini fa sparire il suo partito a Roma. Noi confidiamo che, se davvero l’ex Cavaliere pensa di abbandonare il suo cavallo, possa rinsavire e convergere sulla Meloni, che è l’unica del centrodestra in grado di arrivare al ballottaggio”, racconta Fabio Rampelli. Proprio la Meloni, intanto, è finita nel mirino del suo competitor a destra, Francesco Storace, che l’ha attaccata per le sue parole contro Federica Mogherini (Meloni aveva chiesto le sue dimissioni dopo le sue lacrime davanti alle telecamere per gli attentati a Bruxelles). “Non capisco che male c’è a piangere. Non si chiedono le dimissioni di una persona perché è scossa emotivamente da un terribile attentato”, ha detto l’ex governatore.

Sull’altro fronte, intanto, non si placa lo scambio di accuse tra Pd e Virginia Raggi per le sue parole su Acea. Le ultime critiche nei suoi confronti arrivano dall’ex assessore Stefano Esposito e da Andrea Romano. Ma non manca pure Storace. “E’ stato uno svarione incredibile. Pensare di votare per lei al ballottaggio è una cosa da pazzi”, osserva, regalando una puntura di spillo anche alla Meloni, che aveva rivelato la sua preferenza per la grillina in un ipotetico ballottaggio tra lei e il Pd. La Raggi, naturalmente, si difende accusando gli altri partiti di essere servi dei poteri forti. Ma nella giornata non è mancato nemmeno uno scambio tra lei e Giachetti. Il candidato del Pd, infatti, ha annunciato che pretenderà un certificato sui carichi giudiziari pendenti per tutti quelli che si presenteranno nelle sue liste, anche collegate. “Mi fa ridere, la sua è un’operazione di facciata. Del resto hanno già dimostrato di che pasta sono fatti a Roma e nel resto d’Italia”, il commento della candidata grillina. Insomma, nella Capitale siamo al tutti contro tutti, con accuse reciproche e incrociate, condite da veleni di ogni tipo.

Tornando al centrodestra, nelle prossime due settimane Berlusconi dovrà decidere se continuare con un candidato che non scalda i cuori del suo elettorato o cambiare cavallo in corsa. Da registrare, però, anche un sussurro che gira ormai da tempo nel Transatlantico di Montecitorio. E cioè che in realtà il leader di Forza Italia starebbe giocando una partita tutta sua per dare una mano a Giachetti, quindi a Renzi, e avere in cambio il governo dalla sua parte nelle partite in ballo per le sue aziende. Un patto del Nazareno occulto che spiegherebbe molte cose sull’atteggiamento schizofrenico fin qui tenuto Berlusconi nella competizione romana.