Siete lì che continuate a guardarvi la GIF con Donald Trump che fa le facce. Lui è dall’altra parte dello schermo, fermo in un loop. Fa le facce, ruota gli occhi, mette la lingua in mezzo ai denti, evidenziando, ce ne fosse bisogno, un’espressione non esattamente arguta. Non riuscite a non guardarla, nella modalità che la GIF prevede, senza fine.

In realtà potreste tranquillamente farne a meno, ma non ve lo volete dire. Perché il mondo reale, fuori da quella GIF, è un posto triste e a breve diventerà ancora più triste. Ci sono delle possibilità neanche troppo remote che il protagonista di quella GIF diventi il presidente degli Stati Uniti d’America, sulla carta uno degli uomini più potenti del mondo, e la cosa vi lascia piuttosto sgomenti. Non solo e non tanto per i danni che, messo lì, dentro la stanza ovale uno come lui potrebbe fare, ma perché, lo sapete e non riuscite a non farci i conti, uno come lui, confrontato con il suo predecessore, prenderebbe i contorni dell’incubo, dell’apocalisse, dell’armageddon. Non che Hilary Clinton vi sembri molto meglio. Lei, così maestrina so tutto io. Lei, così cinicamente capace di superare le corna per la ragion di stato. Lei così fintamente bionda.

Fermate la GIF. Vi prendete la testa tra le mani. Iniziate a piagnucolare come non vi capitava più da quando avete visto per l’ultima volta le scene finali di Love Story. Uno come Barack Obama, almeno per un po’, non ci sarà più. Almeno alla Casa Bianca.

Cioè, ormai sembra normale vedere uno così cool nel posto che, fino a ieri, era occupato da un George Bush Jr qualsiasi. Dopo una infornata di gente come Nixon, Carter, Reagan, che sarà anche stato un attore di Hollywood, ok, ma sempre Reagan rimaneva, Bush senior, Clinton e Bush jr, ecco che arriva il primo presidente afroamericano. Uno bello, atletico, con un sorriso da pubblicità dei dentifrici, con gli occhi che sorridono come nel titolo di un film del terrore di Pupi Avati, con a sua volta una moglie che è più sexy e vincente di una Beyoncé. Barack Obama, signori miei e sopratutto signore mie, un uomo dal fascino indiscusso e indiscutibile. Che va in televisione, ospite di un qualche talk, e incanta pubblico in studio e a casa.

Che compare nelle serie tv, interpretando se stesso, manco fosse un attore paludato. Che viene endorsato, già in campagna elettorale, praticamente da tutti i musicisti più cool d’America. Uno che ha per moglie Michelle, fisico statuario e orto biologico nel giardino della Casa Bianca, per molti futura candidata alla Casa Bianca, ma con molta meno antipatia della signora Clinton (diciamocelo, una che è uscita peggio del marito dall’affaire Lewinski, e ce ne vuole). Uno che sa parlare al cuore della nazione, quando serve. Uno che manco ha fatto in tempo a sedersi sulla poltrona della stanza ovale e già aveva portato a casa il Premio Nobel per la Pace più improbabile dell’universo, anche a fronte delle tante missioni assai poco di pace che vedranno gli Stati Uniti d’America protagonisti anche sotto il suo mandato. Uno che più volte è stato dato per morto, politicamente, ma che alla fin fine è rimasto lì dove, sorprendentemente, il popolo americano, specie quello delle due coste, lo aveva messo. Una sorta di mix tra Denzel Washingston e Morgan Freeman, il fascino e la bellezza del primo, lo sguardo penetrante e intelligente del secondo. Un afroamericano a capo della nazione del Ku Klux Klan.

Il più figo di tutti, non c’è storia, e per tutti non si intende solo i suoi predecessori, ma anche i suoi colleghi di altre nazioni. Vorrete mica paragonarlo a un Putin, che sarà anche un duro ma certo non ha lo sguardo penetrante del tombeur de femme, o a un Cameron, per non dire di Hollande o della Merkel (va beh, dai, questa era anche troppo scontata). Renzi non lo citiamo, perché abbiamo un po’ di amor proprio, e l’idea che il nome Fonzie venga associato al nostro premier invece che a lui, è un dato di fatto, grida a gran voce vendetta. Se c’è un Fonzie tra i capi del mondo è Barack, non c’è storia. Del resto a riconoscere per primo il suo fascino è stato proprio uno dei predecessori di Renzi, Silvio Berlusconi, che sottolineò col suo solito tatto come fosse particolarmente abbronzato e affascinante.

Barack Obama ci mancherai. Ci mancheranno anche tua moglie e le tue figlie, sempre un po’ imbronciate, queste ultime, perché essere figlie di un presidente, anzi del presidente degli Stati Uniti sarà sì un gran privilegio, ma l’adolescenza è adolescenza e sarebbe molto meglio poter uscire coi fidanzatini senza la scorta. Ci mancherà la sua verve da uomo di spettacolo. Ci mancherà il suo sorriso. E un po’ ci mancherà anche la carica rivoluzionaria che l’essere il primo presidente afroamericano ha giocoforza portato con sé. Chiaro, la speranza di tutti è che ora, dismessi gli abiti del leader mondiale, Barack continui a imperversare in serie tv e talk show, e che magari provi addirittura a fare di questo suo imperversare una carriera. Ci pensate a un Obama ballerino e attore, come un tempo fu per Fred Astaire? Sarebbe insignito subito dell’Oscar, un po’ come avvenne per il Nobel, alla faccia di un Di Caprio qualsiasi. Magari potrebbe dar vita anche a qualcosa come gli Obamas, sulla falsa riga degli Osbourne, e converrete con me che Michelle batterebbe Sharon dieci a zero. Mentre aspettiamo che questo miracolo si avveri rimprendete pure a guardarvi in loop la GIF di Donald Trump che fa le facce, strabuzza gli occhi e infila la lingua in mezzo ai denti: vorrà dire che perderete un Fonzie per trovare un Potsy.