Nell’anno 2016 il Gran Duca Renzi del Gran Ducato di Toscana ha disposto che tutti i sudditi debbano astenersi dal pronunciarsi sul referendum sulle trivellazioni, non potendo egli addirittura giungere ad invitare di andare tutti al mare, poiché in tal caso avrebbe osato troppo. Il PD(N) diretto dai lacchè plaude all’invito, invito ancorché mai deliberato collegialmente.

La situazione si pone tra la farsa, il grottesco, il surreale e la pantomima. Un nuovo genere tutto italiano: il tuscazz.

Come non evidenziare le tante e gravi anomalie in tale vicenda? Eccole.

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1) Ben 10 Regioni (molte delle quali a guida Pd) promuovono il referendum: in un Paese civile sarebbe bastato ciò per indurre il “legislatore” a rivedere la propria scelta. Da noi no, anzi c’è chi all’interno della maggioranza pensa già di avanzare proposte legislative volte ad evitare che una tale possibilità si possa ripetere per il futuro. Quando si dice la democrazia.

2) La regione più favorevole alle trivellazioni è la regione Emilia Romagna (soprattutto Romagna) che ritiene di ben coniugare turismo, ambiente e trivellazioni. Il che è come voler coniugare il sole con la luna. Quando si dice la pecunia.

3) Le concessioni per le trivellazioni dei combustibili fossili vanno nella direzione esattamente opposta rispetto alle scelte intraprese tanto a livello mondiale quanto a livello nazionale (oggi il 40% dell’energia elettrica è prodotta dalle così dette fonti rinnovabili), finalizzate ad ampliare in modo esponenziale le rinnovabili (entro il 2050 la Germania punta all’80%, noi puntiamo al Gran Ducato del 2050).

4) Le concessioni per le trivellazioni arricchiranno soltanto le imprese private concessionarie, garantendo loro benefici fiscali che non hanno eguali in Europa (e forse al mondo), in cambio di qualche centinaio di milioni per le regioni interessate e qualche decina di milioni per lo Stato.

5) Per contrastare il referendum il Gran Duca Renzi ha indetto il referendum senza accorparlo alle elezioni amministrative (come già avvenuto in passato), così sperperando ben 300 milioni di soldi pubblici (cosa ne pensa la Corte dei Conti?), peraltro poi cercando di adoperare tale argomento a proprio favore. Ciò è aberrante perché finalizzato a vanificare: il quorum, quindi a contrastare il maggior strumento di democrazia diretta in Italia; le politiche della spending review; lo stesso introito delle royalties che poi appunto si intendono incassare con le concessioni!

6) Per giustificare la necessità di concedere le trivellazioni son stati usati due argomenti demenziali: a) l’occupazione, addirittura menzionando 10.000 posti di lavoro in più. Argomento da anni ’50/60 quando le argomentazioni della sinistra hanno contribuito a devastare l’Italia con scelte strategiche occupazionali ma devastanti sotto il profilo ambientale (amianto, poli siderurgici, petrolchimici etcetera); b) le cozze (non scherzo) che crescerebbero in una varietà pregiata, in gran numero e sane se attaccate alle piattaforme! Pare il copione di Delicatessen.

7) Sono pure scesi in campo in favore delle trivellazioni i soliti boiardi di Stato (quelli che da decenni si girano tutte le sontuose poltrone, non si sa per quali meriti) quali ad esempio Chicco Testa (che da presidente di Legambiente ruggiva contro l’inquinamento elettromagnetico e poi, il giorno dopo, da presidente di Terna ne elogiava le qualità…). Quando si dice la credibilità.

8) In favore delle trivellazioni si adopera il mondo dei mass media, tranne qualche libera eccezione, che abiurando il prezioso ruolo di watchdog, non intende suscitare alcun pensiero critico.

L’elenco potrebbe continuare. Le trivellazioni nel mediterraneo e per di più a ridosso delle coste italiane sono un obbrobrio, una scelta di dubbia legittimità e comunque antieconomica. Un obbrobrio perché invasive e deturpanti l’ambiente marino ed il paesaggio. Di dubbia legittimità perché tali da mettere a rischio tanto il diritto all’ambiente (anche se della cui autonomia giuridica ancora oggi si discute, quanto meno in Italia), quanto certamente del diritto all’ambiente salubre (ricavabile dagli articoli 2, 9 e 32 della Costituzione) e del diritto al paesaggio (art. 9 della Costituzione). Ed anche il diritto al paesaggio, seppur tanto bistrattato e violentato in Italia, trova il suo riflesso nel paesaggio marino. Allora, investite tutti nel futuro e andate a votare SI al referendum. Contro il trivellum.