Sembra non finiscano mai le notizie che fanno presagire nuovi aumenti dei prezzi di luce e gas. Dopo gli allarmi lanciati dai consumatori per la riforma del mercato elettrico, l’abbandono della “maggior tutela” e l’inserimento del canone Rai in bolletta, ora la stangata potrebbe arrivare da Bruxelles. A lanciare l’allarme sono stati l’Istat e l’Autorità per l’energia (Aeegsi). E nel mirino c’è la proposta di regolamento Ue sulla trasparenza dei prezzi di energia elettrica e gas: per adeguarsi non solo l’Italia avrà bisogno di più tempo, ma le imprese dovranno anche affrontare maggiori oneri che poi probabilmente si riverseranno sui consumatori.

La proposta di Bruxelles si inserisce nell’ambito del pacchetto “Unione dell’energia” adottato il 25 febbraio 2015 e dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno. L’obiettivo è quello di avere metodologie omogenee di rilevazione dei prezzi all’interno dei singoli Paesi per disporre di dati sui prezzi che siano di elevata qualità, aggiornati e facilmente comparabili a livello europeo. Secondo i piani Ue, gli Stati membri dovranno aumentare voci e postille e sottostare a una serie di vincoli.

Tra questi troviamo l’obbligatorietà della rilevazione dei dati relativi ai prezzi dei consumi domestici, forniti finora su base volontaria; l’aumento della frequenza di comunicazione di alcuni dati da biennale ad annuale; l’allungamento dei tempi di trasmissione dei dati ad Eurostat da 2 a 3 mesi; l’aumento del dettaglio (numero di componenti e sottocomponenti) con cui vengono rilevati i prezzi. Si dovranno poi fornire informazioni, oltre che sulle componenti energia, costi di rete, e imposte, anche sui costi di trasporto e distribuzione delle reti, sulle imposte, canoni, tributi e oneri relativi alla sicurezza energetica, alla promozione delle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica e alla cogenerazione per riscaldamento ed elettricità, alla qualità dell’aria, all’ambiente, alle emissioni di C02 e di altre emissioni di gas ad effetto serra, al nucleare e ad altri fattori locali.

Tutti questi adempimenti, avverte l’Autorità, comporteranno “inevitabilmente oneri amministrativi che potrebbero, da ultimo, ricadere sugli stessi prezzi dell’energia”. Ancor di più nel settore del gas, dove il “livello di dettaglio è considerevole”. Le quasi mille imprese di vendita che in Italia partecipano alla rilevazione, spiega l’Authority, dovranno modificare i propri strumenti informatici e sostenerne i relativi costi. Stessa cosa dovrà fare l’Autorità per la raccolta e la gestione delle ulteriori informazioni richieste.

Ma oltre al problema costi, bisogna fare i conti con i tempi. Per l’Aeegsi le imprese potrebbero non disporre di tutti i dati richiesti e quindi serve una tempistica adeguata. Di qui la richiesta di una deroga. “È indispensabile – dice l’Autorità –  che l’entrata in vigore delle nuove disposizioni avvenga in un lasso di tempo tale da consentire alle imprese e ai diversi Paesi, di rendere operative tali disposizioni, minimizzando l’impatto sui costi e garantendo l’effettiva confrontabilità dei prezzi nel momento in cui il nuovo sistema entrerà per tutti in vigore”.

Anche secondo l’Istat il nostro Paese ha bisogno di una deroga: “Tenendo conto che l’entrata in vigore del Regolamento dovrebbe comportare modifiche importanti al sistema di raccolta, elaborazione e trasmissione dei dati, non si può escludere che l’Italia sia costretta a chiedere una deroga per un periodo di tempo limitato”. Solo così, prosegue l’Istituto, si può “consentire l’adeguamento del sistema attualmente adottato dall’Autorità e dai venditori di energia elettrica e gas coinvolti” e “valutare la qualità dei dati raccolti secondo le nuove regole”.

Le osservazioni dell’Autorità e dell’Istat cadono nel bel mezzo delle polemiche sugli ultimi interventi del governo in materia di luce e gas: la riforma della bolletta elettrica, l’abbandono del mercato tutelato per famiglie e piccole imprese, il Canone Rai in bolletta. Tutti interventi che secondo le associazioni dei consumatori farebbero schizzare i prezzi all’insù.

A gettare benzina sul fuoco anche le ultime parole della Commissione europea che, nell’ambito dell’indagine annuale sulla crescita in Ue, ha detto che le bollette italiane di luce e gas sono gravate da eccessivi oneri fiscali e parafiscali. Nell’elettricità – dice Bruxelles – l’Italia detiene addirittura il primato del prezzo al consumatore più alto dell’Unione Europea.