In questi giorni è uscito un 45 giri, nel senso di singolo in vinile, roba che se incappi in un ragazzino lo devi prendere, stringere per le braccia fissandolo negli occhi e spiegarglielo scandendo bene le parole, che vede la collaborazione tra Garbo, Francesco Bianconi e Rachele Bastrenghi dei Baustelle. Una notizia. Perché i Baustelle sono fighi, e se fanno qualcosa come un 45 giri la cosa si ammanta immediatamente di coolness. In realtà quello figo, in questo caso, è Garbo, artista che in qualche modo potrebbe essere considerato padre putativo, e mai come in questi giorni la figura del padre putativo va di moda, dei Baustelle, e di un sacco di altre realtà.

Garbo Graffio

Il 45 giri in questione ha anche un titolo figo, Un graffio coerente, con copertina che rimanda a Lucio Fontana, e vede in sostanza la riproposizione di Un graffio, lato B del singolo Un bacio falso, a suo tempo ripreso proprio dai Baustelle per Con Garbo raccolta in cui il mondo del pop-rock indipendente celebrava il cantautore lombardo, e di Coerente, canzone che vede Garbo collaborare con l’ex Soerba Luca Urbani, nel tempo diventato suo sodale nell’etichetta Discipline, e recentemente co-titolare dell’ultima fatica del nostro, Fine (album che va assolutamente recuperato, fidatevi). Insomma, in poche righe tante informazioni. Forse pure troppe.
Perché se non siete gente che si tiene informata sulla musica ci sono ottime possibilità che per voi Garbo sia un ricordo del passato, uno buono per comparire in programmi come Meteore. Uno che associate, a ragione, volendo, agli anni Ottanta, quando imperversava in classifica con brani come A Berlino… va bene (sì, quella che molti chiamano A Berlino che giorno è?), o Radioclima, o Il fiume. Brani che passavano in radio, in televisione, che vendevano anche parecchio, imponendolo come il paladino italico della new wave, o come diavolo si chiamava, non siete appassionati di musica e praticate poco la grammatica musicale, quel genere che proveniva dall’Inghilterra all’epoca. Lui, in buona compagnia con Enrico Ruggeri, Krisma, Diaframma e pochi altri.

In realtà Garbo è molto più di questo, e lo è continuato a essere nel tempo. Dopo un esordio col botto, proprio legato a quel brano lì, dopo un tour di accompagnamento a Franco Battiato, e il Franco Battiato dell’epoca, parliamo de La voce del padrone, per intendersi, era uno che riempiva le arene, mica scherzi, Garbo, giovane artista del comasco, è esploso. Passaggi a Sanremo, a Festivalbar, brani in classifica, collaborazioni importanti come quella con i Matia Bazar, un futuro fatto di successi e lustrini. Poi, però, una mancata tessera al Partito Socialista, erano gli anni della Milano da Bere, di Craxi, quella roba lì, e Garbo si trova, momentaneamente, da parte. Ma non molla. Perché la musica è la sua passione, scrivere musica il suo talento. Del resto la new wave in Italia l’ha sdoganata lui, con pochi altri. Gente come Bianconi, per dire, è grazie a lui che l’ha conosciuta, guardandolo cantare dentro la televisione al Festival di Sanremo, e anche i Bluvertigo di Morgan.

Così Garbo, defilato, decide di fare le cose in proprio, e di costruirsi la propria carriera in autonomia. Oggi si festeggiano 35 anni di carriera, con questo 45 giri. 35 anni di coerenza, come recita il titolo del singolo. Perché Garbo, uno che di successo all’epoca ne ha fatto parecchio ma a Meteore, poi, ha rifiutato di andarci. Col tempo gli sono arrivati tributi, da parte degli artisti che in qualche modo a lui hanno dovuto qualcosa, con il tributo Con Garbo (oltre agli artisti già citati c’erano Lele Battista, Boosta dei Subsonica, i Delta V, i cari Krisma, Mauro Ermanno Giovanardi e tanti altri), e da parte di una generazione di scrittori che, negli anni Novanta, con un’operazione originale e per certi versi incredibile, ha deciso di collaborare con lui nel progetto Up the line. Andate a recuperarvelo, quell’album, nato dall’incontro di Garbo con Tommaso Labranca, e che vede al fianco del cantautore nomi che negli anni seguenti andranno a occupare posti significativi nella recente storia della letteratura italiana, da Niccolò Ammaniti a Isabella Santacroce, passando per Tiziano Scarpa e Aldo Nove. Progetto questo, va detto, che partiva da un numero speciale della rivista Il Maltese, diretta dallo scrittore Marco Drago, che identificava in Garbo un simbolo per una generazione di autori di provincia che dalla provincia erano usciti anche grazie a lui. Trentacinque anni di carriera, sempre coerente, con tanti lavori, poi editi dall’etichetta Discipline, che lo vede al fianco di Luca Urbani, come il recente Fine. Anni di concerti nei club.

Questo è l’anno in cui, vista la ricorrenza significativa, e magari anche grazie a questo singolo in cui colleghi al momento più visibili si sono messi al suo fianco, Garbo dovrebbe tornare, almeno per un po’, a occupare uno spazio più illuminato. Magari con un tour in locali importanti, o con la partecipazione a qualche festival blasonato. A disposizione mette la sua musica, coerentemente sempre portata avanti con cura e passione, e il suo profilo, che da una posizione defilata non si è compromesso. Lungi da noi il voler lanciare una petizione, tipo quella che ha portato Cristina D’Avena sul palco dell’Ariston di Sanremo, ma magari, perché no, buttare lì l’idea di celebrare come si deve un talento mai abbastanza celebrato…