Stangata per la ‘ndrangheta imprenditoriale della zona di Lamezia Terme. Il Gruppo investigazione Criminalità organizzata della Guardia di finanza di Catanzaro ha sequestrato beni per mezzo miliardo di euro alla cosca Iannazzo. L’operazione “Nettuno” è scattata all’alba quando i militari delle fiamme gialle, guidati dal colonnello Michele Di Nunno, hanno applicato i sigilli a 92 immobili, 27 autovetture, 25 quote societarie e 25 complessi aziendali riferibili a 16 attività di impresa. Assieme al Gico, al blitz ha partecipato anche il personale della sezione Aerea di Lamezia Terme con un elicottero.

La guardia di finanza ha colpito la grande distribuzione in mano al gruppo Perri, al quale è sequestrato il centro commerciale “Due Mari” di Maida, in provincia di Catanzaro, l’ipermercato “Midwai Srl” e “La Nuova Nave Sr” a Lamezia Terme. Tutte aziende riconducibili a Francesco Perri, definito dagli inquirenti “uno degli imprenditori di maggior rilievo dell’intero territorio calabrese, il quale ha instaurato con la cosca Iannazzo e segnatamente con il capo-cosca Vincenzino Iannazzo, un solido e proficuo rapporto di natura sinallagmatica al punto tale da poter essere definito imprenditore ‘colluso’”.

In particolare, l’inchiesta “Nettuno”, che prende le mosse dall’operazione “Andromeda”, ha svelato come il comparto della grande distribuzione alimentare sia tra i più inquinati dalla ‘ndrangheta. L’anno scorso gli arresti e quest’anno il sequestro di un impero immobiliare gestito, secondo l’accusa, dalla ‘ndrangheta. Con “Andromeda” era finito in carcere il boss Vincenzino Iannazzo, detto il “Moretto”, che aveva trasformato la zona di Sambiase come suo centro nevralgico e sua zona elettiva di influenza grazie al pregiudicato Antonino Davoli e ad Antonio Provenzano.

Le attività investigative, coordinate dalla Distrettuale Antimafia di Catanzaro, hanno fatto luce su numerosi episodi estorsivi a carico di imprenditori. Alcune vittime del clan hanno collaborato con i magistrati raccontando come venivano taglieggiati. Nel fascicolo dell’inchiesta sono finiti anche i verbali di alcuni pentiti che indicavano gli Iannazzo come una famiglia mafiosa di livello superiore rispetto alla manovalanza delle altre cosche.

Tornando all’aspetto imprenditoriale, secondo la Dda, l’imprenditore Francesco Perri si avvaleva della cosca Iannazzo per avere dei vantaggi. In cambio, le imprese del clan hanno realizzato il centro commerciale riuscendo ad accaparrarsi anche diversi appalti.