Houellebecq Charlie Hebdo 675

Singolare città, Cosenza, che si conferma un luogo dove eresia e libero pensiero sono di casa. Dal 9 aprile e fino all’8 maggio prossimi, il Museo del fumetto ospiterà un percorso espositivo d’eccellenza sulla satira politica per immagini. Patrocinio dell’Ambasciata francese in Italia, dell’Institut français d’Italie e della Federazione Nazionale della Stampa Italiana per la mostra Le migliori copertine di Charlie Hebdo, celebri il sarcasmo verso Ratzinger, il fanatismo islamico, Sarkò e Hollande o quella in risposta agli attentati parigini: “Loro hanno le armi, si fottano, noi abbiamo lo champagne”.

È la prima volta in Italia per Charlie Hebdo da quel tragico 7 gennaio 2015, quando fu sferrato l’assalto terroristico di matrice jihadista. Una mattanza dal bilancio tristemente doloroso (12 morti e 11 feriti) nella redazione dell’XI arrondissement, il quartiere della Bastille. Teatro, il settimanale iperpopolare nella Francia di Rabelais: Charlie Hebdo, che vive senza i proventi della pubblicità, che si muove, da sempre, sul filo dell’ironia pungente, dello spirito irriverente che si fa blasfemia. Insieme al Bataclan, un colpo al cuore di quella Parigi libertaria capace di trasmettere, a parigini e, non senso di comunità. Che se in un caso la morte è arrivata per colpire la libertà delle matite, nell’altro è quella della musica ad essere stata colpita.

A Cosenza a tessere quel racconto sarà di scena un bel binomio femminile: la redattrice Marika Bret e la disegnatrice Corinne Rey, in arte Coco, la sopravvissuta. Fu lei, quella mattina, di ritorno dal nido in cui aveva lasciato la figlia, ad esser stata presa in ostaggio dai terroristi islamici. La costrinsero, sotto minaccia, a digitare il codice numerico di sicurezza che in Francia viene utilizzato per accedere negli edifici. Entrarono così nella sede di Charlie Hebdo dov’era in corso una riunione di redazione e qui assistette all’omicidio, a colpi di kalashnikov, dei suoi colleghi, i fumettisti Wolinski e Cabu, prima di riuscire a nascondersi sotto una scrivania, riuscendo ad aver salva la vita.

In mostra 40 cover disegnate da Riss, Luz, Charb, Chaterine Meurisse, Wolinsky, Tignous, Honoré, Reiser, Gébé. Un omaggio a Charlie Hebdo, punto di riferimento nel panorama internazionale della satira e una mostra, realizzata in collaborazione con la redazione francese, utile per rileggere, attraverso lo sguardo irriverente e dissacrante di questi disegnatori, fatti ed eventi della storia d’Europa della nostra contemporaneità. E chi sarà presente nella giornata d’apertura potrà partecipare all’happening del libro postumo Ridete per Dio (Piemme Edizioni) di Stéphane Charbonnier, in arte Charb, storico direttore della testata (dal 2009 fino alla morte), fumettista e autore satirico francese tra i più noti, difensore della libertà d’espressione, finito nella “lista nera” delle persone da uccidere divulgata dall’ala yemenita di Al Qaeda (ovvero Daesh) anche per l’arcinota pubblicazione delle 12 vignette su Maometto che fecero arrivare il giornale ad una tiratura di 400.000 copie vendute. Ad accompagnare le due redattrici un fitto programma d’incontri e performances sul concept #L’amore è più forte dell’odio, omaggio alla libertà d’espressione, protagonisti artisti e musicisti locali, Dario Brunori in testa. Una mostra in anteprima nazionale che ripercorre la storia di questa rivista nata nel 1960 (allora era un mensile, si chiamava Hara-kiri Hebdo e fu censurato dopo la prima pagina all’indomani della morte di de Gaulle che titolava “Bal tragique à Colombey – un mort), simbolo da sempre di satira politica e libertà di pensiero. E un allestimento singolare, opera d’un giovanissimo disegnatore napoletano, Giovanni Esposito della scuola italiana Comix, che all’interno del museo ha ricreato, in cartone sagomato, un esterno parigino, con i suoi proustiani rumori di strada. Sarà un po’ come ritrovarsi in una piazzetta di Parigi.

Un bel modo di ricordare l’attentato alle matite anarchiche, che è patrimonio doloroso d’una storia collettiva globale divenuta nome multiplo, non solo francese: Je suis Charlie, in una città dalla cifra libertaria e irriverente. Tanto più, in tempi d’oscurantismo di certa politica locale, più che di sinistra, sinistra, che tenta di mettere il bavaglio giusto alla satira. Che, a volerla dire con Salman Rushdie, “l’arte della satira è forza di libertà contro la tirannia e la disonestà”.