Con una semplice app, produttori e consumatori italiani potranno conoscere la qualità dell’olio che vendono o che hanno acquistato. Nasce in Puglia il codice dell’extravergine per impedire le truffe e regolare la tracciabilità grazie al progetto In oleo veritas ideato dall’azienda speciale della Camera di Commercio di Bari, il laboratorio Samer, e dal Politecnico del capoluogo pugliese.

“Chi produce e chi compra potrà portare la propria bottiglia di olio per fare l’analisi – dice al fattoquotidiano.it il professor Vito Gallo, docente di chimica al Politecnico di Bari, nonché consulente scientifico di Samer – utilizzando quattro pacchetti”. Quello tradizionale che consiste nell’esecuzione di analisi ufficiali per accertare le caratteristiche chimiche e organolettiche del lotto di olio, sulla scia delle normative nazionali e internazionali. Quello sicurezza che permette l’analisi dei residui di pesticidi. Quello chiamato identità che serve a “determinare il riconoscimento del lotto durante tutta la fase di commercializzazione, dal produttore al consumatore”. Infine quello stabilità che consente di valutare le eventuali “variazioni del profilo metabolico dell’olio durante la fase di commercializzazione e, così, risalire alle cause di eventuali non conformità riscontrate da soggetti diversi dal produttore”. Il vantaggio secondo Gallo sta nel fatto che “si potrà accertare se il produttore, o chi per lui nel corso della filiera, avrà fatto il furbo o se si tratta di problemi legati alla cattiva conservazione dell’olio, quindi anche causati dal trasporto”.

Ogni lotto di produzione verrà dotato di un codice a barre naturale, con il numero di lotto o il QR code indicato sulla confezione, così che l’acquirente potrà risalire a tutta la filiera: il tutto sarà consultabile tramite Pc e smartphone. Costerà cinquecento euro ma i produttori di olio extravergine iscritti alla Camera di Commercio potranno partecipare a un bando e ottenere la copertura quasi totale dei costi per le analisi in questione. In sostanza la Camera di Commercio di Bari con il Politecnico del capoluogo pugliese “brevettano” in assoluto il primo sistema di tracciabilità analitica per riconoscere qualità chimica e categoria merceologica.

E’ un passo vero il cosiddetto futuro della tracciabilità, dopo la tac sperimentata dal politecnico di Lecce e in un momento caratterizzato da elementi destabilizzanti per il settore, come l’acquisto da parte della Ue di olio tunisino senza dazi, il caso della Xylella fastidiosa e le frodi denunciate a ilfattoquotidiano.it dall’Agenzia delle Dogane, dopo il conflitto di interessi tra tre aziende italiane e una multinazionale spagnola.

“Si tratta di uno strumento per garantire non solo la qualità dell’olio, – aggiunge il professor Gallo – ma anche l’informazione del prodotto. Il sistema mette a confronto la documentazione cartacea che descrive il prodotto con i dati delle nostre analisi frutto di prove oggettive definite dall’attuale legge”. Le analisi saranno eseguite dal laboratorio Samer in due momenti: in fase di produzione e poi in fase di commercializzazione. “Se avranno lo stesso risultato allora significherà che il prodotto non ha subito variazioni e si potrà dare garanzia sull’identità dell’olio stesso. Se i due dati non combaceranno invece saremo evidentemente in presenza di una possibile frode e i nostri rilievi potranno anche dirci il perché”. Per cui, dal momento che i furbi si sono fatti più furbi, ecco che “alle prove ufficiali abbiamo aggiunto strumenti nuovi non manipolabili”.

Due le garanzie dell’analisi: quella dell’identità e della stabilità del prodotto, elementi che valorizzano ancora di più l’olio, aiutano il produttore a proporsi meglio sul mercato “anche perché – conclude il docente – questo è un controllo che possiamo far rientrare nella categoria marketing, ma se vorrà anche la Guardia di Finanza potrà adottarlo”.

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