Se vi capita di viaggiare su un treno regionale in Liguria durante il periodo invernale, vi verrà il magone. Perché? Perché vedrete sequenze infinite di alloggi e talvolta interi condomini con le finestre rigorosamente chiuse e le saracinesche abbassate. Sono le seconde case, costruite nei decenni scorsi, per soddisfare le pseudo-esigenze abitative di piemontesi e lombardi, in primis. In questi mesi in cui in parlamento si discute di consumo di suolo, sarebbe istruttivo che presso le commissioni che devono valutare il disegno di legge si facessero scorrere le immagini che compaiono agli occhi dell’attonito viaggiatore. E magari le si accompagnasse con quelle di repertorio di com’era la Liguria prima che questo insensato fenomeno scoppiasse e dilaniasse la mia terra natia.

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Del resto i numeri parlano chiaro. Nel 2013 la stessa Regione Liguria ha stimato (per difetto) che siano la bellezza di 523.300 le abitazioni non occupate, di cui si calcola che il 61,4% venga utilizzato per vacanza. Il che significa che gli alloggi si animano da uno a tre mesi all’anno.
Tra le quattro province liguri sono Savona ed Imperia a contare il maggior numero di abitazioni per vacanza: la stima è di 110.700 abitazioni e 431.700 posti letto per la provincia di Savona (rispettivamente il 34,5% e il 38,8% del totale della Liguria), 90.900 abitazioni e 315.300 posti letto per quella di Imperia. E non è casuale che, fra tutte le regioni, proprio alla Liguria vada la maglia nera della copertura di territorio entro i 300 metri dalla costa (40%). Un disastro ambientale frutto della sinergia delle richieste di case provenienti soprattutto dalla pianura padana e la condiscendenza totale delle amministrazioni liguri, quasi tutte governate dalla sedicente sinistra, dal vecchio PCI al moderno PD.

Del resto, per capire quanto sia cambiata in peggio la Liguria in questi decenni è sufficiente questa considerazione. Negli anni sessanta in Liguria si consumavano abitualmente gli asparagi violetti di Albenga e le albicocche di Valleggia. A Savona le coltivazioni di chinotti costituivano un paesaggio abituale. Oggi, grazie al consumo di territorio, gli asparagi violetti di Albenga, le albicocche di Valleggia, i chinotti di Savona sono presidi Slow Food: l’equivalente dei panda.