Chi corre e chi frena, chi è moderno e chi è ancorato al passato, i gufi e gli innovatori. Saranno queste le contrapposizioni per la campagna referendaria del prossimo ottobre sul ddl Boschi e sull’Italicum. “Loro sono l’Italia che corre? Bisogna capire dove, a volte si corre verso un precipizio o dentro una buca” replicano così alle parole del ministro Maria Elena Boschi i ‘professoroni’ schierati contro la riforma costituzionale. “Ci ha definito autorevoli? Meno male, ma detto da lei non ha valore – aggiunge Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia – questa riforma oltre a togliere il potere al popolo per darlo al governo, apre le porte ai pazzoidi futuri che si presenteranno sulla scena politica, ad avventure”. “Semplificazione? Andate a leggere l’art. 70 sulle funzioni delle due Camere, un pastrocchio” dice ironico Moni Ovadia. Questi argomenti l’avranno vinta nella competizione comunicativa con l’abile e giovane Renzi? O serve promuovere una campagna più pop e smart? “Con noi non ci sono soltanto i professoroni con i capelli bianchi, ma tanti ragazzi in gamba, purtroppo non sappiamo valorizzarli. Bisogna che gli autorevoli esponenti del comitato non egemonizzino la campagna, diano spazio agli esperti della comunicazione, un think tank sarebbe un’ottima idea” aggiunge Ovadia. “Comunque non è una questione di vecchi o giovani se avessimo avuto con noi Umberto Eco lui avrebbe fatto una campagna formidabile. Certo che avrebbe votato per il no” replica. “Spazio ai giovani, noi vecchietti dobbiamo fare un passo di lato” gli fa eco la Bonsanti. “Anche noi vecchietti sappiamo divertirci, ci saranno sorprese, ad un presidente pop non puoi che contrapporre una campagna pop, vedrete” aggiunge Massimo Villone a capo del comitato anti-italicum. Chi è ferreo su una linea più rigida è Alessandro Pace, presidente del comitato No Referendum. “Nessuna campagna pop, io contrappongo argomenti” afferma lapidario. “Non so se è pop o meno ma io parlerei con le persone, qualcosa che non si fa da tempo, non c’è nulla di più pop della partecipazione” spiega Maurizio Landini. “Chi ha buonsenso deve votare no. Un Parlamento illegittimo e un governo non eletto da nessuno cambia la Costituzione, il popolo non può farsi calpestare in questa maniera” sostiene Landini. “Benigni voterà per il sì? Lo conosco bene. Non è da lui, è una dolorosa scelta” conclude Ovadia

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