Un progetto di legge per rendere l’utero in affitto un reato in Italia (anche se la pratica viene fatta all’estero) e una mozione per iniziare una campagna mondiale per la messa al bando della pratica in tutto il mondo. Dopo gli annunci delle scorse settimane e lo scontro durante la discussione del ddl Unioni civili, Alleanza Popolare ha illustrato la sua strategia parlamentare presentata oggi a Roma dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, da quello della Salute Beatrice Lorenzin e dalle parlamentari del partito. “Il corpo delle donne non si vende, non si compra e non si affitta”, hanno detto davanti ai giornalisti. “Questa è una battaglia di civiltà per tutte le donne, per questo speriamo che la mozione venga approvata da tutto il parlamento per perseguire l’utero in affitto come reato universale”. Alla conferenza stampa le parlamentari si sono presentate con una maglietta con la scritta “Il corpo delle donne non si compra, non si vende, non si affitta“.

“I gruppi parlamentari di Alleanza Popolare“, ha spiegato Alfano, “sono impegnati a calendarizzare e approvare al più presto un ddl che istituisce la nuova figura giuridica che rende punibile l’utero in affitto. Noi siamo contro ogni mercimonio del corpo della donna, e riteniamo turpe che sull’utero ci sia il cartellino prezzo. Abbiamo appena approvato una legge che non è come la volevamo noi ma ha stoppato la stepchild, siamo contenti che tanti ci abbiano seguito, da oggi facciamo questa proposta. L’Italia ha bisogno di leggi chiare che difendano i nostri valori”. La legge, che verrà presentata al Senato, prevede che sia illegale l’utero in affitto anche se la pratica è stata eseguita all’estero, mentre in Italia la legge 40 già la punisce.

L’articolo 1 del ddl prevede “di punire sul territorio italiano chi abbia compiuto all’estero” condotte che, analogamente a quanto disposto per il turismo sessuale, “possono definirsi di ‘turismo a fini di procreazione'”. E’ invece l’art. 2 a disciplinare le pene. “La madre non è punita – spiega il senatore Nico D’Ascola – intendiamo punire chi trae vantaggi economici e non economici da queste pratiche”. Il testo parla chiaro: “chiunque organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o embrioni” è punito “con la reclusione da 1 a 3 anni e la multa da euro 600.000 a euro 1.000.000″, mentre chi “in qualsiasi modo, organizza, pubblicizza, utilizza o ricorre alla surrogazione di maternità è punito con la reclusione da 2 a 5 anni e con la multa da euro 1.200.000 a euro 2.000.000″.

Protesta l’Associazione Luca Coscioni: “Mi auguro che governo e Parlamento italiano non si imbarchino in una nuova insensata crociata internazionale proponendo la messa al bando della maternità surrogata e scontrandosi con alcune delle più importanti democrazie liberali al mondo – attacca la segretaria Filomena Gallo – Se lo facessero, oltre a danneggiare il diritto all’autodeterminazione individuale di tante donne, esporrebbero le istituzioni italiane a nuove umiliazioni internazionali, come già accaduto per le condanne europee in materia di fecondazione assistita e aborto”.