L’arrivo della primavera trova in sala tre film europei, ‘The Lesson’, dramma realista su un’insegnante braccata dai debiti, la nuova interpretazione di Vincent Cassel alle prese con una giovanissima spasimante ‘Un momento di follia’ e il mercuriale Fabrice Luchini con ‘La Corte’ che lo ha fatto premiare a Venezia come Miglior attore

Per il loro esordio alla regia i bulgari Kristina Grozeva e Petar Valchanov non hanno infuso poesia all’immagine. Coraggiosi e ispirati dai fratelli Dardenne LESSON_100x140_poster_esechanno scelto di raccontare in maniera asciutta e ansiogena l’epopea di un’insegnate onesta che mentre cerca di scoprire il ladruncolo della ricreazione tra i suoi alunni si trova a dover lottare contro il pignoramento di casa provocato dal marito inetto. Per di più senza preavviso. Debiti, prestiti a strozzo, umiliazioni in famiglia, il silenzio omertoso dei ragazzi e ancor più il traballare di quell’onestà sono solo alcuni pezzi di The Lesson, puzzle preciso e scioccante. Precedentemente i registi hanno collezionato premi per i rispettivi corti nei festival di mezza Europa. Qui percorrono temi attualissimi con verità da togliere il fiato. Un crescendo emotivo degno dei migliori esordi europei della stagione tenuto insieme dall’interpretazione sottopelle, lucida e disperata di Margita Gosheva. Tutta est-europea, algida, così antropologicamente diversa dai temperamenti calienti del Mediterraneo ma penetrante come una lama.

 

La Corte esce lo stesso giorno, il 17 marzo. Racine è un giudice ligio, solitario, separato e antipatico a tutto il tribunale. Cosa cambierà quando una vecchia conoscenza capiterà in una sua giuria? Fabrice Luchini con il suo magistrato imbronciato dalla sciarpa rossa si è aggiudicato la Coppa Volpi alla 72ª Mostra del Cinema di Venezia. Lo zampino autoriale di Christian Vincent è innegabile nell’avergli tessuto intorno una perfetta trama di personaggi squisiti, più una spalla valida come Sidse Babett Knudsen. Alla presentazione stampa Luchini scalpitava per passeggiare per Roma, regalando però momenti comici sulla cena con Nanni Moretti e preziosi pensieri.

“Non abbiamo più umorismo. Tutto è derisone. Non è una derisione che rompe con il reale ma un tipo d’umorismo destinato a diventare conformismo. Tutti vogliono far ridere. Ed è un riso assolutamente triste e meccanico. L’umorismo quand’è istituzionalizzato diventa quasi un’autorità statale. Quindi è sinistro. Invece l’umorismo è l’elemento inatteso, la trasgressione di un processo logico”. Ha sentenziato alla domanda su dove stesse andando l’umorismo. “La realtà si è buttata verso la vittoria dell’abbrutimento: è avvenuto nei nostri paesi, dove ci sono canali televisivi mostruosi che hanno trasformato questa realtà. L’umorismo è un’istituzione per piccoli borghesi mediocri, dunque non ha più futuro”.

Chissà cosa penserebbe Luchini del collega Vincent Cassel e del suo nuovo film, Un momento di follia. 870.000 spettatori in Francia, incassi di 5,5 milioni e da noi arriva il 24 marzo. Due padri amici per la pelle passano l’estate in Corsica con le rispettive figlie adolescenti. Peccato che quella di François Cluzét (sempre più Dustin Hoffman d’oltralpe) s’infatuerà del padre dell’amica provocandolo fino al fattaccio. A 17 anni e mezzo si è pur sempre minorenni, così l’avventura scatenerà una girandola di gelosie, segreti e doppi sensi. “Ognuno dei quattro personaggi è in conflitto con l’altro. Ma è una regola drammaturgica che risale alla tragedia greca. Se non c’è conflitto la drammaturgia non funziona”. Ha spiegato il regista Jean-François Richet durante la presentazione stampa tenuta a Roma con Cassel.

“Sono più come il mio personaggio. Ho sempre pensato che oggi abbiamo la fortuna di essere dei papà/mamma. La femminilizzazione ha dei lati interessanti: c’è una vicinanza con i bambini che i papà all’antica non avevano. Spero sempre che le mie figlie mi conosceranno meglio di quanto io abbia conosciuto il mio papà”. Ha rivelato l’attore. “Oggi c’è una prossimità possibile perché ci sono donne con le palle e uomini con le regole”. Remake di un film del ’77, il film sviluppa nella direzione del dramedy per famiglie un plot dal potenziale drammatico ed erotico. Ma resta su una linea ironica e sobria che oggi si sintetizzerebbe a puntino col termine friendly. Chissà se in Italia qualcuno penserà al remake.

@FranceDiBrigida