L’industria cinematografica e televisiva, tra reboot, sequel e prequel, come spettatori ci ha insegnato, specie negli ultimi anni, che le vie (narrative) di titoli più o meno celebri sono infinite. L’abbiamo visto da poco con il deludente Heroes Reborn, proseguimento della più fortunata serie di fantascienza ideata sempre da Tim Kring nel 2006 o con The X-Files, sequel dell’omonima serie cult horror fantascientifica con protagonisti gli ormai ex agenti dell’FBI Mulder e Scully, in attesa di poter tornare a sorseggiare, metaforicamente, “una dannata tazza di buon caffè” accompagnata da una fetta di torta alle ciliegie insieme ad un altro agente speciale della polizia federale, l’iconico Dale Cooper (Kyle MacLachlan) nei nuovi episodi de I Segreti di Twin Peaks, sempre sviluppati da David Lynch e Mark Frost per Showtime.

L’annuncio, quindi, di un reboot, targato NBC, di Xena – La principessa guerriera, di per sé, oltre a fare la gioia dei molti fan del fantasy mitologico, ideato da John Schulian e Robert Tapert negli anni ’90, non rappresentava nulla di così inedito. A rendere, però, il ritorno sul piccolo schermo della guerriera “forgiata dal fuoco di mille battaglie” un evento tanto atteso sono state le recenti dichiarazioni di Javier Grillo-Marxuach (già noto per il suo lavoro in Lost). Lo sceneggiatore e co-produttore esecutivo dei nuovi episodi, insieme a Rob Tapert e Sam Raimi, ha anticipato, attraverso una sessione di Q&A su Tumblr, che: «Non vi è alcun motivo per riesumare Xena se non per esplorare un rapporto che poteva solo essere mostrato come un sottotesto nella serie degli anni Novanta», aggiungendo come il reboot «esprimerà la mia visione del mondo, aggiornata su quello che sta succedendo in questo periodo, niente di così difficile da capire se ci si concentra un pò».

Una dichiarazione che ha subito fatto pensare alla profonda amicizia che legava Xena, l’ex signora della guerra (Lucy Lawless), ad Olimpia (René O’Connor), la ragazza di campagna che diventerà principessa amazzone e poetessa, vero e proprio sottotesto saffico fatto di indizi, gesti, dichiarazione sempre presenti durante i vari episodi della serie mitologica ma mai resi ufficiali, complice anche una sceneggiatura che non ha mai disdegnato l’inserimento di relazioni etero della guerriera con il cerchio rotante ed una buona dose di censura.

Il coming out di un personaggio già dagli anni ’90 divenuto icona femminista e lesbo e che ha aperto la strada a tutte quelle serie che oggi raccontano l’omosessualità, maschile o femminile che sia, con un’apertura e naturalezza che fino a dieci anni fa sembrava impensabile, dalla bellissima Looking targata Hbo alle protagoniste di Orange is the New Black, passando per Il Trono di Spade o la malinconica Transparent, senza dimenticare The L Word fino alla post apocalittica The 100, co-sceneggiata proprio da  Grillo-Marxuach, recentemente al centro di una forte protesta da parte dei fan dovuta proprio all’improvvisa morte di uno dei personaggi principali, protagonista di una relazione omosessuale. Nulla di così sconvolgente o inaspettato, dunque, per chi ha seguito le sei stagioni, andate in onda dal 1995 al 2001, della serie nata da una costola di Hercules e ambientata in un’antica Grecia alterata da svariate imprecisioni storiche dettate da necessità narrative. Reboot che non vedrà però il ritorno sul piccolo schermo delle storiche interpreti della serie originale, come annunciato dallo stesso showrunner, e che verrà affiancato dal fumetto della Dynamite Comics, scritto da Genevieve Valentine e disegnato da Ariel Mede, la cui uscita è prevista per il 13 aprile prossimo negli Stati Uniti, ambientato a venticinque anni di distanza da Friend in need, episodio conclusivo della sesta stagione.