Avere paura dell’alto tasso d’immigrazione che ora c’è in Gran Bretagna non è un sentimento razzista. E’ stato molto chiaro l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, la più alta autorità della Chiesa Anglicana che annovera 25 milioni di fedeli nel mondo. In un’intervista al settiminale The House (il magazine della Camera dei Comuni ndr) Welby è entrato nell’argomento caldo del momento oltremanica in vista del referendum del 23 giugno per la sua permanenza nella Ue: l’aumento della preoccupazione di una larga fetta della popolazione inglese circa la pressione dei nuovi arrivi sulla comunità e sui servizi sociali pubblici. “C’è una tendenza a dire ‘queste persone sono razziste’ che è scandalosa ed assolutamente inaccettabile”, spiega Welby. “La paura è un’emozione valida in un momento di così colossale crisi. Quello che stiamo vivendo è uno dei più grandi movimenti di persone nella storia umana. Proprio enorme. Ed essere in ansia per questo motivo lo trovo molto ragionevole”.

“Nelle comunità fragili in particolare – e ho lavorato in molte di queste zone come sacerdote – vi è una vera e propria paura: che cosa succede sul tema delle abitazioni? Che cosa accade sul numero dei posti di lavoro? Cosa accade circa l’accesso ai servizi sanitari?”, ha continuato. “La paura è vera e percepibile. Ed è molto importante che questa sia ascoltata e affrontata. Bisogna mettere in campo nuove risorse in grado di affrontare questi timori”. Secondo l’arcivescovo le comunità locali hanno “dimostrato un’enorme capacità” di affrontare la crisi dei rifugiati a livello ‘micro’, ma è “semplicemente una questione di scala su cui si deve essere pronti ad agire, in modo che si diffonda il carico da gestire”. “Per questo abbiamo bisogno di un’organizzazione a livello macro, i cambiamenti devono accadere a livello europeo”.

Welby, che dal momento della sua elezione nel febbraio 2013 ha appoggiato fortemente l’ordinazione delle donne nella Chiesa Anglicana, e si è espresso più volte per mantenere i servizi sociali statali contro la miseria e a favore degli aiuti alimentari attraverso la creazione di banche del cibo, ha definito gli appartenenti all’Isis nel sermone di Natale 2015 come gli “Erode di oggi”. “Il lavoro umanitario che sta facendo la Gran Bretagna nei campi profughi disseminati tra la Siria e l’Iraq è assolutamente superbo”, ha precisato Welby, invitando il Regno Unito a fare la propria parte nell’accoglienza dei rifugiati, seguendo lo straordinario esempio della Chiesa Tedesca.

L’arcivescovo di Canterbury, 60 anni compiuti il gennaio scorso, è infine tornato sul Brexit. “Non credo ci sia una corretta visione cristiana rispetto a votare in un modo o nell’altro. Non si può dire ‘Dio dice che è necessario votare in questo o in quell’altro modo’. L’intervento di Welby ha subito colto il plauso di uno dei cinque ministri del governo Cameron, Ian Duncan Smith, titolare del Lavoro, che voteranno “no” al referendum del 23 giugno: “I commenti razionali dell’arcivescovo sono da accogliere con favore, mi congratulo con lui. Anche se arrivano tardi all’interno delle istituzioni dove per troppi anni le élite hanno sempre sostenuto che fosse brutto parlare di immigrazione e che se lo facevi eri razzista, chiudendo così il dibattito per molti anni”.

Nel piano concordato lo scorso mese dal primo ministro Cameron con l’esecutivo europeo per una permanenza della Gran Bretagna nell’Ue, permanenza voluta da Cameron alle sue condizioni ma che verrà comunque sottoposta al voto popolare, la richiesta principale è stata proprio quella di ridurre i benefit ai lavoratori comunitari nel Regno Unito che, d’ora in avanti, e a differenza dei colleghi inglesi, dovranno aspettare almeno quattro anni prima di accedere pienamente a tutti i vantaggi del welfare britannico.