Una delle cose belle in programma in questi giorni, su argomenti scientifici e divulgazione della fisica, è lo spazio prezioso che è stato allestito nella chiesa sconsacrata di San Mattia, a Bologna. Si tratta della mostra su Enrico Fermi, che chiuderà il 22 maggio (è in via Sant’Isaia). È aperta tutti i giorni tranne il lunedì, ore 10-18, ingresso gratuito; è interattiva, è veramente interessante. Si chiama “Una duplice genialità tra teorie ed esperimenti”, e gli strumenti che la raccontano sono tantissimi.

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Parla dell’Italia, dell’Europa, dell’entusiasmo della gioventù, del genio di Enrico Fermi – e i Ragazzi di via Panisperna. Enrico Fermi che a 25 anni coprì la prima cattedra di fisica teorica, e vinse il Nobel nel 1938, non certo un anno facile. Nella mostra c’è tutto: c’è la lungimiranza dei padri che seppero ascoltare il gruppo di giovani, negli anni precedenti la tragedia, e prima ancora l’infamia delle leggi razziali e della guerra. E c’è la fisica.

Una fisica raccontata con rigore e meraviglia, grazie a postazioni audiovisive che il visitatore può interpellare e ascoltare. E poi ancora, filmati d’epoca e la testimonianza della moglie di Fermi, Laura. C’è la scrivania di Fermi, e c’è anche un suo inedito, il Quaderno di Avellino, del 1934, fitto di formule e appunti. E poi fotografie, grafici, oggetti. Tutto è utile per ricostruire la figura di Enrico Fermi, che a gennaio 1939 arrivò a New York con la famiglia, e da allora -come un paradosso – è forse più conosciuto all’estero che in Italia. Tutto contribuisce a rendere un’ora in giro per la mostra un vero spasso, e un’ora, almeno, di interesse totale.