Da tempo sembrava matura la necessità di salvare Marco Pannella da se stesso e dalla sua piccola corte di miracolati plaudenti. E non solo, anzi non tanto per la sua salute fisica, quanto per il suo progressivo cedimento ad una sorta di irrazionale, irrefrenabile e autolesionistica autoesaltazione.

Il leader dei Radicali italiani, infatti, ha retto e in definitiva regge ancora bene i suoi 85 anni e il suo quotidiano campo di azione, dove peraltro si muove da anni non più grazie allo straordinario carisma che ne fece il principale animatore delle grandi battaglie per i diritti civili in Italia, ma come padre-padrone della “ditta” radicale, attraverso lo strenuo e accorto controllo personale dei dieci milioni annui generosamente elargiti dallo Stato a Radio Radicale e, per essa, non al partito radicale, che non esiste in quanto tale; non ai Radicali Italiani, che spesso sfuggono alla occhiuta padronanza pannelliana; e nemmeno allo snellissimo Partito Radicale Transnazionale e Transpartitico, pur circoscritto alla sfera del pieno dominio pannelliano, ma a quella specie di personalissima ditta individuale denominata Lista Marco Pannella (nata e chiusa elettoralmente negli anni Novanta del secolo scorso).

Continua a fumare (“sessanta sigari al giorno”) e, sino a qualche mese fa, vantava ancora seguitissimi scioperi della fame e della sete: scioperi apparentemente preoccupanti e devastanti, che infatti preoccupavano parecchi ma che non devastavano il corpo di colui che voleva passare alla storia come il Gandhi italiano. “Quando digiuno, prendo tre cappuccini al giorno oppure un pacchetto di patatine. Se non bevo, trecento grammi di ciliegie o di susine”, svelò in una occasione. E poi “vi consiglio la lettura di Digiuno, autofagia e longevità di Ulisse Franciosa. Più metti alla prova il tuo fisico e più campi a lungo”.

Urgeva però salvarlo dalla sua logorroica, ossessiva, determinata volontà di stare per ore e ore e ore a parlare su Radio Radicale – con dichiarazioni su ogni materia e rubriche fisse di due ore a lui dedicate e rilanciate ad ogni ora della giornata e della nottata, interventi in ogni dibattito, intrusioni in ogni trasmissione… – ritenendosi sinceramente ed esplicitamente una specie di bene dell’Umanità. E con la pretesa, anzi con la certezza di poter convincere tutti che ogni sua idea fosse la migliore per salvare tutti e tutto, autodescrivendosi come il più intelligente e il più geniale dei politici in circolazione non solo in Italia, dando lezioni a destra e a manca e proponendosi con malcelata megalomania di voler semplicemente aiutare questo e quello a fare ciò che avrebbero dovuto fare: dai capipartito ai ministri, dai capi supremi delle religioni al presidente della Repubblica italiana, dal n.1 della Casa Bianca al segretario generale dell’Onu, ecc. ecc..

Salviamo il soldato Pannella! Questo era il moto spontaneo che, specie negli ultimi anni, veniva a chi capitasse di seguire Radio Radicale (beninteso, un’ottima realtà nel mondo della comunicazione, appunto se si separa il buono dalla ridondanza pannelliana e dalla presunzione di essere “servizio pubblico” e quindi di trasmettere legittimamente e a pagamento i dibattiti parlamentari, proprio essa, una emittente politica di parte, in un paese dove c’è una Rai ben finanziata che dovrebbe farlo).

Auguriamo ovviamente e sinceramente al grande Marco di riprendersi subito dalle sofferenze di questi giorni. Ma anche di tornare a sapersi difendere dalla propria megalomania – che in politica peraltro non ti perdona nessuno, lui dovrebbe essere il primo a saperlo – e soprattutto da chi, fra gli amici più o meno interessati e colleghi giornalisti (suoi e nostri) più o meno amanti della retorica, lo spinge su questa strada.

Prendiamo la paginata che gli ha dedicato il Corrierone. Vi si afferma che i pescecani della politica che sono andati a fargli visita in questi giorni, ne “sentono già nostalgia”. Addirittura quella casa di via della Panetteria, a Roma, sarebbe diventata “la casa dei rimorsi di chi non ha ascoltato Pannella in tutti questi anni”. Una casa – letteralmente – che “in questi giorni sta diventando il luogo centrale della topografia politica romana”.

Che bisogno c’è di scrivere queste corbellerie, senza alcuna consistenza reale, a proposito di un Pannella “smagrito e sofferente”, ma che è stato veramente un gigante della politica italiana? Si onora e si vuole bene a Marco, se si ricorda ai giovani (che non sanno o al più hanno letto dei suoi recenti giochini fra destra e sinistra, fra Berlusconi e Veltroni) la potenza che lo portò a trascinarsi tutti – sinistra, Dc e l’intero Paese – sulla strada dei diritti civili, di cui ancora godiamo. E comunque, se ci si sottrae alla tentazione di lisciare il pelo delle sue attuali, umane debolezze.