Se queste primarie fossero “normali”, dopo il voto di oggi si conoscerebbero i probabili candidati democratico e repubblicano alla Casa Bianca. Ma queste primarie sono tutt’altro che normali e dunque è molto probabile che anche questa nuova tornata finisca per dare molte indicazioni e poche certezze. Si vota in Florida, Ohio, Illinois, Missouri e North Carolina. Per i democratici in palio 780 delegati; 424 per i repubblicani. Il vero tema, nei cinque Stati al voto, è soprattutto uno: prendere di mira Donald Trump e Hillary Clinton, fare in modo che la loro marcia verso la candidatura sia più difficile.

Repubblicani – Il voto di oggi è probabilmente l’ultima chance che i repubblicani hanno di fermare Trump. Il voto in Ohio e Florida – che assegnano complessivamente 165 delegati con il sistema winner-take-all, il vincitore se li aggiudica tutti – è particolarmente importante. L’Ohio è lo Stato del governatore John Kasich, la Florida quello del senatore Marco Rubio. La speranza dei leader del G.O.P. è che Rubio, ma soprattutto Kasich, riescano a conquistare Florida e Ohio, impedendo a Trump di ottenere la maggioranza assoluta dei delegati – e aprendo così la battaglia finale alla Convention repubblicana di Cleveland. Tra domenica e lunedì Trump ha cancellato una serie di comizi in Florida, dove appare in vantaggio, per concentrarsi sull’Ohio, dove la presa del governatore Kasich appare più solida. Trump ha attaccato Kasich per il suo passato a Lehman Brothers, il cui crollo nel 2008 “ha quasi distrutto il mondo”, ha detto Trump, e per aver appoggiato una serie di trattati commerciali che hanno cancellato molti posti di lavoro nello Stato.
Rispetto ai giorni precedenti, quando i comizi di Trump sono stati segnati da proteste rumorose e disordini, gli ultimi incontri hanno goduto di un clima più tranquillo. Trump si è fatto accompagnare in Ohio dal governatore del New Jersey, Chris Christie. Ha parlato della sua famiglia, cosa piuttosto insolita ai comizi del miliardario newyorkese, e invitato il partito repubblicano a unirsi sotto la sua leadership, che è quella di “un unificatore”, non un distruttore. L’appello non sembra essere stato accolto. Rubio e Kasich hanno insistito sul fatto che Trump porta “elementi tossici” nella politica americana e potrebbe essere un candidato potenzialmente “distruttivo”. “Ha condotto la campagna elettorale più volgare della storia americana”, ha detto Rubio, che non appare particolarmente ben posizionato in Florida – una sua sconfitta lo condurrebbe al ritiro -. John Kasich mostra qualche possibilità in più in Ohio. Contando sulla capillare organizzazione di cui può godere nello Stato, e sull’affermazione di aver creato “400mila posti di lavoro in Ohio“, Kasich è l’uomo su cui la leadership repubblicana punta di più. Resta, nel campo del G.O.P., Ted Cruz. Senza grandi possibilità in Ohio, Florida, Illinois, Cruz punta tutto su Missouri e North Carolina. Il messaggio al suo partito, che non l’ha mai amato, è ormai sostanzialmente uno: sono l’unico in grado di battere Trump. “L’unico modo di battere Trump è sconfiggerlo alle urne, cosa che solo io ho dimostrato di saper fare”, ha detto Cruz nel weekend.

Democratici Bernie Sanders cerca di ripetere in Ohio, Illinois e Missouri quello che gli è già riuscito in Michigan. E cioè, approfittare del risentimento della classe media e della working-class bianche, dipingere Hillary Clinton come strumento di disastrose politiche commerciali, e vincere. La composizione demografica e sociale degli Stati del Midwest che votano oggi è del resto molto simile a quella del Michigan. Se, fino a qualche settimana fa, la Clinton poteva godere di un ampio vantaggio in tutti i sondaggi (l’ex segretario di Stato vinse in Ohio nel 2008 e usò proprio quella vittoria per giustificare il suo restare in corsa contro Barack Obama), gli ultimi giorni hanno mostrato segni di pericoloso cedimento. Proprio in Ohio, gli indipendenti potrebbero tra l’altro decidere di votare per il governatore Kasich, indebolendo ancora di più la candidata democratica. La Clinton appare tranquilla in Florida e North Carolina, dove la presenza di gruppi consistenti di elettorato afro-americano, ispanico e anziano dovrebbe consegnarle una facile vittoria. Il problema per lei resta però soprattutto il voto bianco, operaio, della piccola e media borghesia, che non riesce a vederla come una “propria” candidata. Nelle ultime ore la Clinton ha concentrato la sua campagna in Ohio nell’area attorno a Cleveland, dove il particolare sistema elettorale e la presenza di un nutrito gruppo di elettori neri potrebbe portarle molti delegati. A Youngstown, Ohio, la Clinton ha attaccato le politiche commerciali della Cina e di tutte quelle nazioni che indeboliscono le industrie della Mahoning Valley: “Mi sono sempre impegnata per riportare in America i posti di lavoro, e sono l’unico candidato con un piano per farlo”, ha detto. Bernie Sanders ha invece girato in lungo e in largo il Midwest con un concetto esattamente opposto: la Clinton ha sostenuto NAFTA e TPP e ha distrutto i posti di lavoro degli americani. In Illinois, Sanders ha cercato di legare la Clinton all’operato del sindaco di Chicago, Rahm Emanuel, poco popolare tra i progressisti per i suoi frequenti scontri con il sindacato. In città come Toledo e Akron, dove la working-class bianca rappresenta più del 60% del voto, ha spiegato che “dal primo giorno della mia presidenza, sarò un leader contro le disastrose politiche commerciali”. Il team Clinton ha sinora minimizzato gli effetti di una sconfitta nel Midwest. “Possiamo vince anche senza l’Ohio”, spiegano. Certo è che una sconfitta della Clinton nel voto della working-class bianca, fondamentale per conquistare alcuni swing states a novembre, sarebbe una prova ulteriore della sua debolezza.