“Per il cittadino medio è difficile percepire quanto sarebbe importante che chi ha commesso un reato poi non ne commetta più. Oggi due persone su tre che escono dal carcere poi ci ritornano. Forse allora il carcere non è particolarmente efficace. Invece solo uno su cinque di chi va ai servizi sociali poi commette di nuovo reati”. Dati alla mano, il dibattito sulle pene alternative alla detenzione rimane un problema culturale, soprattutto in Italia. Ne è convinto l’ex pm Gherardo Colombo, che a Bologna ha preso parte a un convegno organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII sulla riduzione della popolazione carceraria. Una sfida difficile secondo lo stesso Colombo: “Colpa della cultura eccessivamente retribuzionista del nostro Paese”. E chiarisce: “L’italiano medio vede il carcere come unica risposta al reato. Chi fa del male deve subire il male, stare male“. Questo mentre l’inefficacia delle pene detentive si traduce nell’insicurezza di quegli stessi cittadini. Secondo l’ex magistrato, che insieme ai colleghi del pool di Mani Pulite contribuì a svelare l’intreccio di corruzione che travolse i partiti della prima Repubblica, anche per i reati dei colletti bianchi la soluzione non è il carcere, o almeno non solo: “Bisogna fare prevenzione, fare in modo che questi reati non producano un profitto e non li commetterebbe più nessuno”