Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che guarda Luther sorseggiando whisky di segale dello Utah. Altre considerazioni.

1. Per quanto mi sforzi, non riesco proprio a trovare un motivo valido per credere che il Napoli possa recuperare 3 punti in 9 giornate a questa Juve. Dove può inciampare la Juve? Nel derby, con un Toro che puntualmente gioca bene e poi regala un gol agli avversari al 113esimo? Questa Juve cannibale è nata proprio “grazie” al Torino, vedi alla voce “gollonzo di Cuadrado”. Oppure a Firenze, contro una Fiorentina in calo che contro gli “odiati gobbi” nove volte su dieci abbaia ma non morde? Oppure a San Siro, contro un Milan che è tornato competitivo come il Ciggiano? Bah. Io non vedo crepe. E il gol di Dybala mi ha tanto ricordato le pennellate (dal lato opposto) di Pinturicchio Del Piero.

2. Sarri, ieri, ha ricordato che in 29 giornate ha già fatto più punti del Napoli di Benitez, che un anno fa si fermò a 63 dopo 38 gare. Più di così, Che Gue Sarri non può fare. Il suo calendario è enormemente peggiore: a oggi, sia con l’Inter che con la Roma (entrambe in trasferta), può perdere. O comunque non vincere, che contro questa Juve è come perdere. Serve un miracolo.

3. Un miracolo, oppure un clamoroso rovescio mercoledì a Monaco, tale da cortocircuitare l’ambiente. Cose che però capitano alla Roma, non alla Juve. Contro il Bayern Monaco, qualsiasi squadra italiana partirebbe battuta quando non tritata. La Juve, no: ha il 35/40% di chance. Parte sfavorita, ma se la gioca. E già solo questo ne denota la forza. Applausi.

4. Venerdì mattina, mentre giocavo a ramino con Travaglio, ho mandato un sms al mio amico Nardella: “Vincono tutte le prime cinque e il Milan pareggia facendo ribrezzo”. Ho preso tutto, tranne il pari della Fiorentina in casa col Verona. Nardy si è incazzato e ieri mi ha scritto: “Sei un gufo, ha ragione Matteo. Per questo ti manderemo subito sotto casa Genny Migliore”. In effetti Genny è sotto casa mia e mi fa molta paura. Non tanto perché sia fisicamente temibile, ma perché è davvero molto brutto.

5. Assai strano lo score di Spalletti: balbetta in casa col Verona, riceve la gogna con la Juve, va in conferenza stampa come San Sebastiano dopo il martirio. Poi – boom – otto vittorie di fila. Il terzo posto pare già suo e se vince col Napoli può inseguire la seconda piazza. Fenomeno.

6. In tempi non sospetti ho scommesso che sarei andato dalla D’Urso se il Napoli avesse vinto lo scudetto e che avrei votato il figlio di Verdini se il Milan fosse arrivato nelle prime quattro. Ovviamente ci ho preso. Rilancio dunque con un altro mio cavallo di battaglia: “Fiorentina mai terza”. Se però ci riuscirà, mi farò i capelli tipo Menez.

7. Già, Menez. E quindi Milan. Che era e resta una squadra da sesto-ottavo posto. E’ bastato un incidente stradale a Niang per rompere il giocattolino (comunque bruttino) del Camerata Miha. A maggio andrà via: non ha fatto grandi cose, ma neanche ha grandi colpe. Galliani ha sbagliato tutto: cessione Saponara, harakiri Dybala, follia Faraone, suicidio Balotelli, etc. Squadra senza capo né coda.

8. Questa rubrica è stata spesso dura con l’Inter. Giustamente: nel girone di andata era una vergogna estetica costante, roba che in confronto Oldoini è Kubrick. Va però dato atto a Mancini di avere trovato uno straccio di gioco minimo, e addirittura decente, nell’ultimo mese. Strano campionato davvero: prima quando meritava di essere sesta, quinta (o quarta) quando se non altro è cresciuta. La Roma pare inarrivabile, ma sabato c’è lo scontro diretto all’Olimpico. Una vittoria cambierebbe tutto e per Mancini è l’ultima chiamata: con tutti i giocatori che si è fatto comprare, se arriva quarto o quinto ha fallito.

9. Si parla spesso della violenza negli stadi (brutte scene ieri a Udine), ma non è l’unico problema che umilia il calcio italiano. Trovo per esempio gravissimo che i giocatori di Fiorentina e Torino, per pubblicizzare qualche casa automobilistica, debbano ridursi come Alberto Tomba in Alex L’Ariete. Per me la crisi di Kalinic e Ventura è cominciata lì.

10. Buffon è a soli tre minuti dal record di imbattibilità di Seba Rossi, ma c’è un’altra impresa: è quella di Boban, che ieri a Sky è stato zitto mezz’ora mentre il volgo attorno a lui parlava di cose marginali. E’ il nuovo record di silenzio televisivo: quello precedente, di 28 minuti e sei secondi, apparteneva a Celentano. La capacità di Bobn di generare terrore sugli altri è meravigliosa. Memorabile l’espressione di Caressa, che – conscio di essere Caressa – neanche aveva il coraggio di guardarlo in faccia mentre mitragliava le solite inutilità pallonare. Ogni volta che osservo Zvone, mi viene in mente il Sergente Maggiore Hartman di Full Metal Jacket. Quando lo sentirete gridare “Stai zitto palla di lardo!” a chi osa sedergli accanto, non stupitevi. A lunedì prossimo.