“Cominciò come comincia sempre, con uno sguardo! Gli occhi fanno l’amore molto prima del resto del corpo. Se lo sguardo è preludio, la parola è attesa.
L’attesa, se prolungata, da diletto diventa struggimento, ma tocca a lui interromperla, lei lo sa e lo spera, ma lui tergiversa: ‘E se non le piaccio?’ è lo slogan che lo tormenta, gli fa comprimere il torace, torcere l’immaginazione, torchia il proprio agire perché lo porti a lei, ma niente, si ritrova in un mare torbido di timori.
Così l’attesa si prolunga ancora, struggimento genera sfinimento, si sedimenta il sentimento. Quando capita si vedano, lo sguardo da incontenibile diventa incoerente, incostante, quasi inconcepibile, lui incodardì, lei non sopportò l’incognita e il possibile incontro si rivelò solo un’incollatura di pensieri inespressi.
Finì come finisce talvolta, con un desiderio! La mente dice addio all’amore molto dopo tutto il resto del corpo. Se la mente è infinito, il silenzio è punto di non ritorno”.

7. Amore e Psiche (Antonio Canova)Una breve parodia senza pretesa alcuna, se non semplificare, con leggerezza e un pizzico di poesia e luoghi comuni, le relazioni umane. Dell’approccio all’altro sesso molti hanno fatto un’arte, tanti altri una caricatura. Semplice possiamo dire che non lo è, Cupido, se lavorasse a tempo pieno, svilupperebbe un disturbo bipolare conclamato e Cupido in terapia non deve essere un cliente facile da gestire.

Quel che sarebbe potuto essere si fa parametro di quel che non si è riusciti ad essere. Se c’è un esame a cui saremo sempre rimandati è l’esame di realtà. Tutto quello che non è stato riempirebbe nuove vite intere da vivere, ecco perché, avendone solo una certa, dobbiamo stare solo a quel che invece è stato. Certo, la mente è traditrice, non si accontenta di vivere il certo, ma si diletta fin troppo con i se e i ma, in certi casi ne fa tormento. In ogni tormento c’è un pizzico di diletto, altrimenti chi ce la farebbe fare a stare in tale condizione? Niente è completamente negativo, altrimenti abbandonarlo sarebbe cosa molto più semplice di quel che risulta essere.
Quanto ci aspettiamo dall’altro che capisca le nostre speranze, paure e desideri? Quanto l’altro si aspetta poi la stessa cosa? Si chiama fraintendimento, spesso il risultato di aspettative non condivise. Sentiamo di non poterci fidare di noi e degli altri. Il dar fiducia è fatto del risalire di antiche lacrime che solcano il nostro volto a ritroso, anche se non sono visibili e tangibili, come quando scesero dai nostri occhi la prima volta, questo non le rende meno reali e dense.

Fiducia viene dal latino fidere, significa aver fede, la fede riguarda il credere e non il sapere, è un atto di volontà con il quale ci abbandona al prossimo, pensando di poterne essere tutelati. Il primo fidarsi è un af-fidarsi, quello che il bambino trova naturale fare nei confronti dei propri genitori. Il secondo af-fidarsi avviene nell’adolescenza, quando non abbiamo più a che fare solo con un ambiente familiare protettivo e limitato, ma ci allarghiamo al mondo e alle relazioni altre. I primi amici con cui non si gioca più soltanto, ma con cui si comincia anche a parlare e a condividere le nuove esperienze, pensieri, emozioni. Parte di questa fiducia verrà tradita, è un processo inevitabile del crescere. Il genitore ci deluderà, l’amico ci deluderà, il primo legame intimo ci deluderà, se non è una regola è una consuetudine, essere umano significa avere dei limiti rispetto a quanto posso offrire e a quanto posso ricevere.

Il benessere dell’individuo è legato a doppio filo con quello del suo prossimo, non saremo mai in grado di accontentare tutti e gli altri non potranno mai accontentarci sempre. Ogni cattiva relazione ha insito in sé il potere di cancellarne un numero imprecisato di buone, ma è altrettanto vero che ogni buona relazione ha il potere di cancellarne un numero imprecisato di cattive. La psicoterapia è domanda costante di come si possa riacquistare fiducia nei legami attraverso il rapporto cliente-terapeuta. È nata una professione perché l’essere umano potesse fare esperienza di sé stesso in ambiente protetto, per quanto la psicoterapia sia utile e necessaria, il pensarla in questi termini ha anche un qualcosa di inquietante.