Il primo stadio italiano intitolato a un marchio automobilistico è ora realtà: quello dell’Udinese ha preso ufficialmente il naming dello sponsor, dunque si chiamerà Dacia Arena. Almeno per i prossimi cinque anni, visto che la partnership tra il marchio low cost del gruppo Renault e la squadra friulana (in piedi dal 2009) è stata prolungata fino al 2020 con una formula omnicomprensiva: nome sia all’impianto che sulle maglie. Cifre ufficiali non se ne fanno, ma pare che per mettere la propria firma sulla struttura la Dacia versi nelle casse del club della famiglia Pozzo circa 500 mila euro all’anno.

Parliamo di uno stadio che, dopo la ristrutturazione durata un anno e mezzo, può contare su 25 mila posti a sedere, tutti rigorosamente al coperto e colorati. Un pò come quelli del José Alvalade, lo storico impianto che ospita lo Sporting Lisbona. Il tutto circondato da un “diamante” formato da diecimila scandole di acciaio inox satinato, che nella sua pancia ospita anche un centro polifunzionale con club house e business center, che nelle intenzioni della società friulana dovrà essere attivo 365 giorni all’anno, e non solo una volta ogni due settimane in occasione delle partite caalinghe. Insieme, naturalmente, ai 20 mila metri quadri di aree coperte (da completare) adiacenti all’impianto destinate in futuro ad ospitare intrattenimento ed eventi culturali. Un progetto che, complessivamente, è costato 35 milioni di euro.

Un’operazione interessante, tutto sommato, e singolare. Proprio perché, come detto, per la prima volta nel nostro Paese un marchio automotive entra così massicciamente nel tessuto sociale del principale sport nazionale. Ma, a ben rilettere, per certi versi è anche una primizia a livello europeo: un’azienda che non ha siti produttivi in un determinato paese, come nel caso di Dacia in Italia, decide di dare comunque il proprio nome ad un impianto sportivo del genere.

Le ragioni? “Affinità di valori come autenticità, passione e concretezza”, è il coro che si leva unanime dalle due parti. Sarà anche vero che una Duster è concreta come il Totò Di Natale dei bei tempi sottoporta, ma va sempre tenuto presente che si tratta di un’operazione squisitamente commerciale, che si è sviluppata con un timing favorevole. Dacia è sbarcata in Italia una decina d’anni fa con tanto bisogno di visibilità, mentre a Udine si pensava di rifare lo stadio più o meno dallo stesso periodo. Se a questo si aggiunge che il “matrimonio” a livello di sponsorizzazione tra loro dura da sette anni, si può comprendere come la strada fosse quasi segnata. Se a questo aggiungiamo che Renault e Dacia insieme nel 2015 hanno raggiunto una quota ragguardevole (circa il 9%) sul mercato italiano, il quadro si completa.

Ma i diretti interessati, ovvero i tifosi dell’Udinese, cosa ne pensano? C’era stato, e c’è ancora, più di un mugugno: il vecchio nome “Stadio Friuli” è quello a cui sono tutti affezionati. Prima il tam tam nei bar e sul web, poi addirittura una riunione del consiglio comunale che ha approvato nella notte tra l’8 e il 9 marzo una mozione presentata dai consiglieri di minoranza per il ripristino della denominazione tradizionale. Avrà il suo bel da fare il sindaco Furio Honsell (PD), che ha comunque supportato il progetto di ristrutturazione dello stadio, per placare gli animi e trovare una mediazione. Prima di essere eletto faceva il matematico, se c’è uno che può trovare la formula giusta quello è lui.

Nel frattempo, sul versante sportivo c’è altro a cui pensare. Il giorno dell’inaugurazione ufficiale (anche se la prima uscita c’èra stata con la Juventus, 0-4) del nuovo stadio l’Udinese ha perso, seppur di misura, con la Roma (1-2) prolungando il suo momento negativo a livello di risultati. Non il migliore dei modi per cominciare.