La rotta del Balcani è ufficialmente chiusa. Per Vienna, però, non è ancora abbastanza. Secondo il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz, lo stesso tipo di provvedimento dovrebbe essere adottato per la rotta che potrebbe portare i profughi in Italia. “Il traffico di migranti non si ostacola facilmente – dice alla Bild am Sonntag – dovremo fare tutto quello che abbiamo fatto lungo la rotta balcanica anche lungo la rotta Italia-Mediterraneo, in modo che sia chiaro che il tempo del lasciapassare verso la Mitteleruopa è finito, qualsiasi sia la rotta”.

Da parte sua, il cancelliere austriaco Werner Faymann torna ad attaccare la Germania per la decisione di aprire le porte ai richiedenti asilo provenienti dalla Siria e sollecita Angela Merkel a introdurre un tetto limite sui profughi. “Solo se la Germania indicherà un valore di riferimento e si limiterà a prendere i profughi direttamente dalle regioni di crisi, si romperà la logica della migrazione disordinata“, ha affermato all’Oesterreich. Secondo Faymann, il “tetto” tedesco dovrebbe essere di 400 mila profughi all’anno. La rotta balcanica, ha aggiunto, deve restare chiusa, e uomini, ma anche donne e bambini che arrivino attraverso la tratta gestita da criminali devono essere mandati indietro senza eccezione.

Con la chiusura della rotta balcanica, intanto, continua ad aumentare il numero di migranti e rifugiati che si trovano bloccati in Grecia: al momento, come riferito dal governo di Atene, si parla di 44mila persone, anche se la capacità di accoglienza attuale è di circa 31mila. Inoltre, sulle isole greche dell’Egeo orientale circa 9mila persone sono in attesa di proseguire il viaggio nel Paese. Nella regione dell’Attica, principalmente ad Atene, sono presenti 11mila rifugiati e migranti ed altri 12mila si trovano a Idomeni, al confine con la Macedonia. L’organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere ha fatto sapere all’agenzia Dpa che installerà altre tende a Idomeni per ospitare migranti e rifugiati.

A causa delle abbondanti piogge degli ultimi giorni, il campo di Idomeni è diventato un pantano e sono stati diagnosticati i primi due casi di epatite A. Come riferiscono i media macedoni, uno dei due malati è una bambina siriana di nove anni, che è già in cura e in condizioni stabili. Anche l’altro paziente è stato condotto in ospedale. Per quanto è possibile, considerando le condizioni igienico-sanitarie insostenibili, nel campo si cerca di adottare misure per scongiurare una contagio della malattia.

Nonostante i ripetuti appelli delle autorità greche, che invitano i migranti a lasciare il campo-inferno alla frontiera macedone offrendo sistemazioni in centri di accoglienza in Grecia con servizi e cibo a sufficienza, la stragrande maggioranza preferisce restare in attesa a Idomeni almeno fino al prossimo vertice tra l’Ue e la Turchia del 17 marzo, dal quale ci si attendono nuove decisioni sui profughi. Solo poche centinaia hanno accettato finora di trasferirsi nei centri di accoglienza. Ieri circa 200 migranti hanno inscenato una nuova protesta chiedendo l’apertura della frontiera macedone, e uno di loro – un siriano – ha cominciato lo sciopero della fame.

In attesa del vertice in cui , tra il 17 e il 18 marzo, Bruxelles e Ankara sono chiamate a raggiungere un accordo sulla redistribuzione dei migranti, Amnesty International condanna i punti già resi noti della possibile intesa. La bozza “ha delle carenze morali e legali e potrebbe mettere a rischio persone vulnerabili”, ha detto a Reuters il segretario generale dell’organizzazione, Salil Shetty, parlando a Dubai. Shetty ha invitato l’Europa ad accogliere invece più persone che cercano rifugio. “È errato, moralmente e legalmente“, ha detto riferendosi all’ipotesi di rimandare indietro i migranti dall’Europa alla Turchia.

Shetty ha annunciato che questa settimana incontrerà il ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e altri funzionari Ue “per esprimere direttamente il nostro shock e il nostro sdegno per quello che stanno mettendo insieme”.