Un timbro dopo l’altro sul passaporto Leonardo Fioravanti è divenuto il numero uno. È accaduto a ottobre, quando a Oceanside in California, l’atleta di Cerveteri si è laureato campione del mondo di surf Under 18. Le sue manovre hanno incantato tutti, nonostante l’agguerrita concorrenza australiana e americana e il bruttissimo infortunio che lo aveva tenuto lontano dalle onde per quasi sei mesi.

“All’inizio del 2015 surfavo a Pipeline sulle isole Hawaii, uno degli spot più belli e pericolosi al mondo, quando ho sbattuto fortissimo contro il reef dopo una grossa onda e mi sono seduto sul corallo. La rottura di una vertebra mi è costata due operazioni e una lunga riabilitazione” racconta Leonardo via Skype. In questi giorni, come spesso gli capita, si trova nell’altro emisfero. Ha partecipato agli Australian Open a Manly Beach ed è arrivato secondo, piazzamento che gli garantisce di tenere salda la testa della classifica nel torneo che qualifica alla massima competizione mondiale: il World Tour. “Vincere il titolo mi ha dato una gioia immensa – racconta – anche perché era la mia ultima chance da Under 18. Sono andato in California per il primo posto, non prevedevo altre opzioni. È stata una settimana massacrante, entusiasmante”.

Non è casuale che questo ragazzo, nato a una quarantina di chilometri da Roma, sia già arrivato nell’olimpo del surf. A 11 anni le sue evoluzioni furono notate dagli sponsor: era poco più che un bambino quando salì sul primo aereo, assieme a un fenomeno come Kelly Slater e altri professionisti, per costruirsi una carriera internazionale.

“Ho davanti a me l’esempio del mio allenatore Jake Patterson, che a suo tempo è stato tra i primi cinque al mondo: se vuoi emergere il sacrificio è necessario. Non vedere i propri genitori per due o tre mesi non è semplice, ormai ci sono abituato. Sono consapevole di non condurre una vita normale per i miei coetanei, ma è quella che più mi piace”.

Leonardo Fioravanti, che parla cinque lingue in modo fluente, non ha più una casa. Torna in Italia un paio di volte all’anno per incontrare il padre Fabio, mentre la sua base è nella città francese di Hossidor, vicino a Biarritz e alle sue onde arrabbiate, dove oggi risiede la madre.
“Non sto mai troppo tempo fermo in un posto – dice -. Dopo l’Australia sarò in Martinica e poi Sud Africa, Portogallo, Hawaii e Brasile. Non per questo disdegno il mio Paese: da noi l’inverno è ottimo per surfare, perché il Mediterraneo si riempie di tempeste, mentre d’estate il mare solitamente è troppo piccolo. Si possono trovare buone condizioni in Liguria, Toscana e Lazio e soprattutto in Sardegna”.

Fioravanti, come tutti i grandi surfer, è sempre a caccia dell’onda perfetta. Insegue fenomeni meteo e fusi orari per allenarsi nelle situazioni più impegnative, spettacolari e divertenti. “Quando il mare è calmo passo in acqua due o tre ore, ma quando trovo la giornata giusta non voglio più uscire e posso tranquillamente surfare nove o dieci ore. È però fondamentale sapere affrontare ogni tipo di onda, perché non si può sapere cosa capiterà il giorno della gara. Tocca sapersi adattare alle onde lisce come a quelle ventose, alle grandi e alle minori”.

Per lui il surf, ripete più volte, non è solo un sport. “È uno stile di vita. Sono cresciuto nel mare e non riesco a descrivere le sensazioni che provo in acqua, quando prendi un’onda grande oppure un tubo che ti manda sotto. Non credo che nelle altre discipline si possano provare simili esperienze, per me è tutto”. Cosa potrebbe dare nuove emozioni a un neo maggiorenne, che ha già affrontato le tempeste degli oceani e vinto tutto quello che poteva alla sua età? Una risposta c’è: le Olimpiadi.

“Si parla tanto dell’ingresso del surf a Tokyo 2020, il processo è ben avviato. Ho i brividi solo a pensare di diventare un atleta a cinque cerchi – conclude Leonardo Fioravanti -. In attesa di quel giorno mi allenerò ancora più duramente, con il sogno di vincere una medaglia d’oro per me e per l’Italia”.