Labbra socchiuse, sguardo dominante, gambe morbide. Chi pensa a Milo Manara pensa alle sue donne, stese su un fianco accarezzate da un lenzuolo troppo piccolo o voltate appena nel gesto di chi comanda senza dovere guardare. Disegnatore di fama internazionale – ammirato da Federico Fellini, Almodóvar, Hugo Pratt e Enzo Biagi – Manara resta il più grande fumettista erotico dei nostri tempi, pur avendo prestato la mano anche per fumetti fantascientifici e storici, non da ultimo, l’ultimo volume dedicato a Caravaggio. Perché a settant’anni, Manara conserva intatto il desiderio di chiudersi nel suo studio, in provincia di Verona, per accarezzare con colori e pennini la bellezza delle sue donne. Uno spettacolo, che va in scena soprattutto di notte. “Sentiamoci dopo mezzogiorno”, chiede il maestro, “ieri notte ho lavorato fino alle quattro del mattino”.

Cosa la porta a lavorare per così tante ore?
Nessuno obbliga i lettori a comprare i miei libri: devo essere scelto ogni volta e con ogni volume bisogna pensare di dare al lettore l’equivalente – almeno – del prezzo di copertina. È questa la posizione di un onesto artigiano.

I giovani hanno perso la voglia di faticare per raggiungere obiettivi?
Da un lato ci sono più difficoltà, visto che siamo in recessione. Rispetto ai fumettisti, per esempio, mancano le riviste per dare spazio agli esordienti. In compenso c’è internet che ha aiutato brillantissimi giovani autori, come Zero Calcare, a farsi una carriera straordinaria. Il web, se usato con intelligenza, può aiutare.

Il 12 marzo sarà premiato a Cartoomics 2016, la storica rassegna milanese dedicata al fumetto, con il Cartoomics Artists Award…
I premi sono un sostegno, perché questo è anche un lavoro con momenti di grande fatica legati a tempi rapidi e consegne. In quei giorni difficili in cui si deve tenere duro, pensare all’affetto dei lettori è di grande aiuto.

Chi pensa a Manara pensa alle sue donne. Crede di avere contribuito a costruire l’immagine della donna oggetto?
Il punto è che sul piano anatomico le donne suscitano il desiderio maschile: e viva dio, altrimenti ci saremmo già estinti! Fin dalle Veneri dell’Antica Grecia, la bellezza della donna è sempre stata mostrata: non mi pare di fare niente di male. Piuttosto che nei miei disegni, la volgarità la si può trovare in certi film erotici per nulla rispettosi della donna.

Tutte le donne possono essere erotiche?
L’erotismo dipende dal cervello. Una donna bellissima ma priva di intelligenza, può essere una statua da contemplare ma non sarà erotica perché sarà priva di seduzione.

Quali sono gli ingredienti dell’erotismo?
Centrale è la situazione. Per esempio, un topless sulla spiaggia è normale, ma se immaginiamo lo stesso abbigliamento in Parlamento o in una chiesa, è chiaro come la dimensione erotica sarà diversa. Anche il volto è fondamentale: le donne sanno come gestire gli sguardi e i loro occhi posso essere la promessa di un paradiso futuro.

A settembre ha compiuto settant’anni. È la pace dei sensi?
Con l’età l’erotismo non scompare, diventa solo più intellettuale. Camilleri, a 80 anni, ha detto: “Se qualcuno crede che a questa età si raggiunga la pace dei sensi, si sbaglia di grosso”.

Consigli ai giovani per mantenere vivo il loro erotismo?
Capire come gestire il paradosso della tecnologia. Fotografie e filmati pornografici, per esempio, sono rappresentazioni realistiche ma che appartengono a un mondo del tutto virtuale. Inoltre, ci spingono ad affidarci solo alla vista e in parte all’udito, tagliando fuori gli altri sensi. Con il dilagare della tecnologia, questo paradosso si sta sempre più ingigantendo e porterà a risultati imprevedibili e diversi da quelli a cui siamo abituati.

Intende che si è persa la capacità di allenare la fantasia?
Sì, non sviluppiamo più la nostra immaginazione. In questo senso il disegno ha qualcosa in più rispetto ai filmati pornografici: nei video non si deve seguire una convenzione, perché una mano è una mano, mentre il disegno crea una complicità con il lettore e lo porta a sviluppare la sua fantasia. È il lettore che deve credere che un segno sulla carta rappresenti una mano, e in questo processo dà vita ai personaggi, avendo la sensazione di avere assistito a una storia. Il disegno, mira al cervello, non solo alla vista.

Cosa pensa della volgarità contemporanea, ad esempio legata al mondo televisivo?
Questa nazione è investita da una slavina di volgarità che ha colpito l’ambito estetico e culturale, non solo nello spettacolo ma in generale nelle nostre vite e nei nostri comportamenti quotidiani. Oggi non ci si limita a timbrare il cartellino senza andare a lavoro, ma lo si fa addirittura in mutande, senza alcun ritegno.

Di chi è la colpa?
In parte dalla televisione, l’unica agenzia culturale nonché il solo esempio estetico di questa nazione. Ma gran parte della colpa è del parlamento, dei linguaggi e atteggiamenti di rappresentati del popolo talmente svaccati e volgari, che ormai non scandalizzano neanche più.

Sempre più volgarità nella società a che risultati potrà portare?
Ci dovremo preparare a anni molto bui. L’Italia era il paese della bellezza, ma noi stiamo perdendo ogni senso estetico. Lo ha denunciato La grande bellezza di Paolo Sorrentino, nonché le grida di dolore di Federico Fellini nei suoi ultimi film. Se questo non cambierà, diventeremo semplicemente una nazione sgradevole.

Cosa si deve fare per recuperare l’estetica?
Associandomi al pensiero di Umberto Eco, si deve imparare a spegnere internet e la tecnologia e tornare a frequentare le grandi opere dell’umanità: musica, letteratura, arti figurative. Oggi, andare in un museo sembra quasi un viaggio sulla Luna. Una sensazione di lontananza che può portarci a non sentire più come nostri padri questi grandi artisti. Invece dobbiamo renderci degni del nostro passato.

Avventura e liberazione dalle inibizioni sessuali sono presenti in molti dei suoi lavori. Con il passare degli anni potrebbero cambiare anche i temi a cui è affezionato?
In base alla mia età ci sono temi che sento più o meno urgenti. A trent’anni il tema dell’erotismo era molto più importante. Pensavo, citando John le Carré, di essere “un maniaco sessuale come tutti”. Ora, a settant’anni, l’erotismo non è per niente defunto. Ma ha cambiato sostanza: è più celebrale e meno finalizzato all’atto in sé. Penso che i miei lavori risentiranno di questi cambiamenti.

Le piacerebbe virare verso la satira?
Quando ho fatto satira in passato mi è capitato di rimanere stranito dalle reazioni raccolte dai miei disegni.

Si riferisce alla vignetta pubblicata nel 2011 sul Fatto Quotidiano che raffigurava Papa Wojtyla nel giorno della sua beatificazione attorniato da angiolette tentatrici?
Quella, per esempio, raccoglieva una critica contro l’apparato ecclesiastico, una direzione verso cui mi sembra si stia muovendo lo stesso Papa Francesco. Quindi tutto lo scandalo che aveva sollevato quel disegno mi è sempre sembrato fuori posto: sarebbe bastato andare oltre il sedere nudo degli angeli, per capire il senso di quel disegno.

Contro cosa le piacerebbe scagliare la sua satira?
Vorrei mettere a nudo i peccati della gente comune. Torno all’immagine del lavoratore che va a timbrare il cartellino in mutande, il vero ritratto di una nazione che non si accontenta più di fare la furba, ma è arrivata a imbrogliare in mutande. Mi domando dove sia finita la nostra dignità.

Guardando al suo futuro, cosa le viene in mente?
Se non avessi fatto il fumettaro mi sarebbe piaciuto fare il marinaio sui cargo. Ho attraversato diverse volte l’Oceano su queste navi e se non dovessi più lavorare mi piacerebbe fare il giro del mondo proprio una nave mercantile. Stare solo con l’Oceano, e poi entrare nelle grandi città attraverso i loro porti. Mi hanno raccontato che a volte, se un cargo trasporta caffè, farai tutto il viaggio con questo aroma nell’aria.

Tornare al fascino degli odori, quindi?
E del cielo notturno. Fermarsi a guardare. Si vedono cose inimmaginabili stando nel buio totale della notte.