Stavo facendo zapping, ieri sera. Mi imbatto in Virus, su Raidue. Si parla dell’omicidio Varani. Con Nicola Porro, che presenta, ci sono Carlo Freccero e Salvatore Tramontano, del Giornale. Quest’ultimo si avventura in un discorso che mette in relazione, nell’ordine: le torture inferte alla vittima, l’uso della droga, il fatto che il tutto si sia consumato in “certi ambienti”, il fatto che non si possa dire che “certi ambienti” siano “gay” (eppure lui lo dice) e, infine, l’utero in affitto. La logica di tutto questo è stringente: siccome ormai siamo disposti ad accettare tutto, come appunto la Gpa, allora siamo pronti a ogni cosa, come ad uccidere per piacere. Et voilà, la semplificazione è servita. Un po’ come dire che siccome arriviamo al punto di mangiare pesce crudo in certi ambienti (i sushi bar), contrariamente alla nostra natura (la dieta mediterranea), tutti siamo poi propensi a bere detersivo per i piatti.

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Eppure tale signore non è l’unico a fare accostamenti così creativi. Un certo Mario Adinolfi, forse in cerca disperata di attenzione per il suo nuovo partito – il cui programma pare essere quello di impedire ai gay di sposarsi (perché sono queste le priorità degli italiani, converrete) – ha detto, senza mezzi termini, che Varani è stato ucciso perché a favore della famiglia tradizionale. Il suo ragionamento è come i suoi potenziali elettori: elementare. Uno dei due presunti omicidi è omosessuale, la vittima era iscritto al gruppo “Contro i matrimoni gay” su Facebook. Va da sé che l’“invertito” brutto e cattivo ha voluto far fuori il povero difensore della famiglia tradizionale, perché tale. Non fa una grinza…

L’ULTIMO POST DI LUCA VARANIdi Mario Adinolfi L’ultimo post del povero Luca Varani su Facebook è un’immagine biblica…

Pubblicato da Mario Adinolfi su Lunedì 7 marzo 2016

E poi è il turno dell’immancabile Giovanardi. In un momento di delirio radiofonico, a La Zanzara, il senatore modenese mette nello stesso calderone l’omosessualità dei due aggressori, la coprofagia, il mensile Babilonia (storica testata della comunità Lgbt italiana, non più in edicola da diversi anni), la droga, il sesso e l’omicidio. Anche qui, solita semplificazione: siccome uno dei due è “contro natura” va da sé che tale condizione di perversione ha innescato delle dinamiche che hanno portato alle violenze di cui tutti siamo a conoscenza.

Nei tre casi citati, tuttavia, non si affronta una parte essenziale che dovrebbe verificare certe illazioni: l’argomentazione. E, nello specifico, nessuno spiega come mai la Gpa (nel primo caso) e la presenza di un gay (nelle affermazioni degli altri due) stiano alla base dell’omicidio. O in altre parole: il fatto che uno dei due fosse omosessuale, in che modo ha fatto maturare la decisione di uccidere una persona? Più genericamente: l’essere “non eterosessuali” rende potenziali assassini?

Ho già spiegato, in un altro post, che cacciare fuori “l’ambiente gay” nei casi di cronaca nera ha lo stesso spessore intellettuale di collegare casi come l’omicidio di Cogne o l’assassinio di Meredith all’eterosessualità di chi ha commesso il reato. Seguendo questo modo di pensare e a voler fare statistica spicciola, è molto probabile essere uccisi a un Family day ed essere più sicuri ai pride visto che – a pensarla come i signori sopra citati – la stragrande maggioranza dei crimini di questo pianeta (per non parlare di stupri, rapine, aggressioni, guerre, ecc) vengono commessi da persone “secondo natura”. Ma, appunto, chi scrive pensa che questo tipo di generalizzazioni sia semplicemente assurdo oltre che ascientifico.

Personalmente, credo che di fronte a certi crimini – che sconvolgono le coscienze di tutti noi come cittadini e cittadine – sia doveroso il silenzio, nel rispetto delle vittime e delle famiglie coinvolte, e una profonda riflessione sul perché persone così giovani abbiano perso quel senso del limite che li porta oltre il confine del lecito, fino al baratro. E questo vale per qualsiasi individuo, a prescindere dal suo orientamento e dalla sua identità sessuale.

Un’altra riflessione andrebbe, infine, verso chi fa sciacallaggio politico per portare acqua al proprio mulino, non rispettando non solo quel silenzio dovuto di fronte alla tragedia, ma l’intera comunità Lgbt, bollata – e anche in modo abbastanza lombrosiano – come potenzialmente criminale. E chiedersi se questo tipo di persone abbia la dignità e le carte in regola per rappresentare chicchessia nelle nostre istituzioni.