Tra il 2009 e il 2015 sono stati spesi per gli ammortizzatori sociali in deroga – cassa integrazione e mobilità – oltre 11,5 miliardi di euro, destinati per quasi la metà del totale ad aziende con meno di 10 dipendenti. Lo ha comunicato l’Inps, nell’ambito dell’operazione trasparenza Porte aperte. L’istituto di previdenza ricorda che, a differenza degli altri ammortizzatori sociali, cig e mobilità in deroga vengono finanziati senza chiedere contributi alle aziende e ai lavoratori ma attraverso la fiscalità generale e “sono stati spesso utilizzati per estendere la durata dei trattamenti a chi già fruiva di ammortizzatori”. “In non pochi casi – sottolinea l’istituto – questi strumenti sono stati usati come sussidi per le imprese anche senza le riduzioni di orario (o i periodi di disoccupazione) che legittimano l’utilizzo degli altri ammortizzatori sociali”. Nel dettaglio, per la cassa integrazione in deroga sono stati spesi 8,08 miliardi mentre 3,47 sono andati alla mobilità.

Nella prospettiva di superamento degli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente, la riforma del lavoro del 2012, ha previsto per il triennio 2013-2016 una progressiva riduzione delle risorse: 1 miliardo nel 2013, 1 miliardo nel 2014, 700 milioni nel 2015 e 400 milioni nel 2016. Tuttavia, sottolinea l’Inps, visto il prolungamento della crisi il legislatore è successivamente intervenuto a incrementare le risorse destinate al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga aumentando di 1,46 miliardi quello per il 2013, 1,45 quello per il 2014, 1,42 quello per il 2015 e 250 milioni di euro quello per il 2016.

Guardando al picco di spesa, i massimi sono stati raggiunti nel 2012, quando tra cig e mobilità in deroga sono stati spesi 2,6 miliardi di euro. Nel solo 2015 sono stati invece dedicati agli ammortizzatori in deroga circa 260 milioni di euro, di cui 227 milioni per la cig e 35 milioni di euro per la mobilità. A partire dal 2014, poi, per garantire un utilizzo più efficiente delle limitate risorse finanziarie, sono stati rideterminati i criteri di concessione con particolare riferimento alla riduzione dei limiti di durata e reiterazione delle prestazioni, alle tipologie di datori di lavoro e lavoratori beneficiari e all’aumento dell’anzianità lavorativa richiesta.

La spesa si è concentrata soprattutto in tre regioni con oltre il 30% del totale: la Lombardia (13,1%), la Puglia (9,5%) e la Campania (8,9%). Il 47% degli importi è stato utilizzato da imprese con meno di 10 addetti. Quanto ai settori, industria e commercio e servizi con il 35% ciascuno superano i due terzi del totale. Le imprese artigiane hanno utilizzato il 26% degli importi.