Il manuale di coppa insegna che per passare il turno bisogna fare gol in trasferta, e possibilmente non perdere. La Lazio in Repubblica Ceca ha fatto entrambe le cose contro lo Sparta Praga e può guardare con fiducia al ritorno della settimana prossima: l’1-1 firmato da Parolo è preziosissimo e garantisce buone chance di qualificazione ai quarti di finale di Europa League. Anche se il divario di valore e l’andamento della gara – un ottimo avvio vanificato dallo svantaggio a sorpresa, la traversa di Candreva nella ripresa – sanno di occasione un po’ sprecata. E i cori razzisti degli ultrà biancocelesti nei confronti di Costa, giocatore originario dello Zimbabwe, potrebbero costringere a giocare il ritorno senza tifosi.

L’Europa League è diventato il principale obiettivo stagionale della Lazio che arranca in campionato. E la Lazio rischia di essere l’unico cavallo su cui puntare nelle coppe per l’Italia, vista l’eliminazione della Roma e il difficile compito che attende la Juventus contro il Bayern Monaco. Per questo la partita di Praga era uno snodo importante della stagione, e non solo dei biancocelesti. Per fortuna ancora una volta la Lazio dimostra di essere un’altra squadra in Europa: più convinta, più concentrata (nei limiti delle qualità di una rosa che ha un deficit pesante, almeno in difesa). Non a caso ancora imbattuta, percorso che rimarrà immacolato pure al termine del match. Ma imbattuta era e resta anche lo Sparta, a testimonianza che gli avversari non andranno sottovalutati all’Olimpico.

Pioli indovina l’approccio mentale alla partita e la formazione: fuori Felipe Anderson, il tecnico sceglie Candreva e Keita a supporto di Matri. E fa bene. Le due ali saranno entrambi determinanti, ed in particolare lo spagnolo-senegalese è la chiave di un inizio di gara sorprendente, di vera personalità. Rebus indecifrabile con i suoi movimenti fra le linee, manda in crisi la difesa ceca e crea scompiglio. Il bel gioco porta anche le occasioni: ghiotte quelle sciupate da Radu e Milinkovic nei primi cinque minuti. Per questo il vantaggio dei padroni di casa è una vera doccia fredda: annunciata da una disattenzione difensiva di Hoedt e propiziata da una chiusura pigra di Bisevac, anche se il gol è soprattutto merito della prodezza individuale di Frydek. La forza della Lazio, però, sta nel non sbandare di fronte alla difficoltà imprevista. Come contro il Galatasaray nei sedicesimi, i biancocelesti reagiscono allo svantaggio riorganizzandosi, e vengono premiati dal pareggio in mischia di Parolo su calcio d’angolo, con cui si va a riposo.

Lo Sparta Praga è forse la squadra meno forte ancora in corsa a questo punto dell’Europa League. Organizzata e volitiva, con anche un discreto palleggio ma senza grandi individualità. Dopo un primo tempo molto intenso non ha la forza di mettere alle corde la Lazio nella ripresa, mentre ai biancocelesti l’1-1 va decisamente bene. Per questo fino al novantesimo ripresa non succede praticamente nulla, se non una splendida girata di Candreva: quasi in fotocopia a quella del gol ceco di Frydek, con la sola differenza che la palla si stampa sulla traversa a portiere battuto.

Appena l’ombra di un rimpianto, visto che il punteggio è ideale per portare a casa la qualificazione nella gara dell’Olimpico, contro un avversario inferiore che però conosce a memoria i propri limiti e si regola di conseguenza. La Lazio era favorita e lo è ancora di più dopo la partita di Praga. Peccato per quei buu razzisti, per cui l’arbitro Mallenco ha anche sospeso per qualche secondo la gara a metà primo tempo, e che già in passato (in Serie A come in Europa) sono costati sanzioni e squalifiche. Giocare a porte chiuse il ritorno potrebbe vanificare una parte del vantaggio accumulato.

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