Cosa ci fanno delle teste in stucco in delle scatole di cartone? In alcuni casi intere, in altri, frantumate in troppi frammenti per essere ricomposte? A tentare di salvarle dalla distruzione certa sono stati gli alunni dell’Istituto Tecnico Parlatore di Palermo, guide nel primo fine settimana di marzo, nell’ambito della manifestazione “Panormus, la scuola adotta la città 2016”, nella chiesa dei Tre Re, tra via Celso e via Montevergini.

Le teste appartengono all’apparato decorativo che si trova all’interno della navata unica della chiesa ricostruita dalla Compagnia dei Tre Re a partire dal 1580 nel luogo nel quale era la Chiesa di San Giorgio lo Xheri. Apparato decorativo realizzato nel 1750 da Procoio e Giovanni Maria Serpotta, con il contributo di Gaspare Firriolo e Domenico Guastella. Due opere d’arte, mutilate, forse per gioco. Le quali si vanno ad aggiungere alle altre quattro che hanno subito la stessa sorte, qualche anno prima. Così la chiesa danneggiata dai bombardamenti e poi dall’abbandono e dall’incuria, proprietà dell’Istituto Autonomo Case popolari che ha provveduto almeno ad una sommaria “ripulitura”, ha subito l’ennesimo affronto. Neppure l’unico, considerando che l’umidità ha in più punti contribuito, lungo le pareti interne, al distaccamento dei rivestimenti. Ancora più gravemente compromessi gli affreschi superstiti. Soprattutto quelli che ricoprono la sottostante cripta alla cui areazione provvedono due aperture nel pavimento della chiesa e che costituiscono un pericolo, dal momento che la grata in ferro che ne assicura la chiusura ha un foro centrale, di proporzioni considerevoli. Insomma una pericolosa “trappola” per chi visita il monumento. Ma c’è dell’altro.

Ammassati in uno degli angoli della cripta ci sono numerosi frammenti di eternit. Da tempo. Un luogo pericoloso quindi e pressoché vuoto. Saccheggiati gli altari e perfino il pavimento. Mentre le immagini sacre, per essere messe in salvo, sono state portate via. Più recentemente è stata trasportata al Museo Diocesano la pala d’altare con una “Adorazione dei Magi” di Gioacchino Martorana. Senza contare l’ “Adorazione” di Simone De Wobrek presente all’interno della chiesa in anni antecedenti il 1750 ed ora esposta al Castello Ursino di Catania. Un edificio spogliato dei suoi arredi e sostanzialmente chiuso da sempre. A parte rare occasioni. Occasioni che piuttosto che tramutarsi in chance per ridare vita ad un monumento, patrimonio della città, sono diventate semplici intermezzi all’abbandono. Nonostante il “progetto di valorizzazione culturale della chiesa”, promosso da un team di lavoro costituito da Associazione Culturale Archikromie, Wish World International Sicilan Heritage, Zonta International Club Palermo ZyZ e FIDAPA Palermo Mondello.

Un declino progressivo, inarrestabile, che ha coinvolto anche gli esterni dell’edificio. Così la facciata, progettata nella seconda metà del Settecento da Francesco Ferrigno è diventata poco più di una sagoma. Cadente. Prospettante su strade nelle quali a dominare sono rifiuti e automobili.

“Ho chiesto l’installazione dei dissuasori in via del Celso e via Montevergini, davanti la Chiesa dei Tre Re … in modo da salvaguardare la facciata del monumento, nella speranza di evitare anche le continue discariche a cielo aperto”, scriveva a gennaio 2015 il vicepresidente della Prima circoscrizione Ottavio Zacco. Poco è cambiato da allora. “L’abbandono e il degrado di pregevoli testimonianze artistiche e monumentali nel complesso degli edifici religiosi fanno riflettere su un’Istituzione di tutela che dovrebbe porre vincoli e prescrizioni da far rispettare a proprietà che spesso non appartengono più all’organismo religioso”, dice Giovanni Purpura, che ha denunciato su Facebook il nuovo scempio alla chiesa.

Nel febbraio 2014 la Procura di Palermo avviò un’indagine su 1264 persone, proprietarie di 106 immobili, che fra il 2012 e il 2013 sono stati sequestrati d’urgenza per evitare il verificarsi di crolli. Sotto accusa anche funzionari del Comune, della Curia e dell’Istituto autonomo case popolari, enti proprietari di alcuni immobili. Un espediente per sollecitare interventi “seri”. A distanza di circa due anni la situazione non sembra granché mutata se una chiesa storica continua ad offrirsi in condizioni così critiche. Che si aspetti un nuovo intervento della Procura per fare davvero qualcosa?