Kung Fu Panda 3

Un papà adottivo papero e il ritrovato genitore panda di Po, una comune danese negli anni settanta e la storia d’amore gay tra due ragazzi inglesi. Il cinema di marzo propone tre affreschi originali e molto diversi tra loro su amore e famiglia

Anche Kung Fu Panda è arrivato al capitolo 3, la new-entry in carne e ossa è il regista bolognese Alessandro Carloni, 38 anni e una lunga esperienza all’estero. Ha fatto carriera in Dreamworks e oltre a inventare il bestione di turno da sconfiggere, che stavolta è un bufalo proveniente come spirito guerriero addirittura dall’aldilà, porta una novità nel franchise: il vero padre ritrovato di Po insieme alle sue origini panda. Ne ha parlato alla presentazione stampa Fabio Volo, voce italiana del protagonista interpretato da Jack Black. Stuzzicato a dire la sua sulle nuove famiglie, Volo non si è tirato indietro: “Da quando sono anche genitore, sono sempre più convinto che ciò che serve a un bambino è un nucleo che lo ascolti e lo faccia sentire amato. Noi non veniamo da un’idea di famiglia tradizionale padre-madre che genera felicità”. Alludendo ai problemi di coppia. “Una volta ho frequentato un seminario con Jodorowsky, che lui iniziò dicendo: ‘La famiglia ha fatto più danni della bomba atomica’. Non credo che per un bambino sia così importante la distinzione sessuale quanto invece il sentirsi amati, capiti e ascoltati. Così come in una realtà di coppia”.

Se Kung Fu Panda 3 percorrerà dal 17 marzo le buffe avventure di un grosso mammifero esperto di arti marziali alle prese con la sua nuova famiglia allargata, quella ritratta da Thomas Vinterberg nel suo nuovo La comune assume toni ovviamente più drammatici. Ma attenzione perché l’ironia scandinava che percorre il film rimane tangibile. “I singolari e divertenti soggetti che compongono la comune costituiscono il ‘coro’ nel tradizionale significato drammaturgico o una grande famiglia estroversa e affettuosa che ci auguriamo d’imparare ad amare. Tuttavia una storia d’amore più intima scaturirà da questa eccentrica famiglia”. Ha esternato l’autore. Siamo nel bel mezzo degli anni ’70. Una coppia interpretata da Ulrich Thomsen e Trine Dyrholm tutta pantaloni a zampa e colletti a punta decide di dedicare la grande casa ereditata per creare una comune di persone straordinarie. Un’esperienza di vita tra condivisione di spazio e idee. Composta la squadra con amici e nuove conoscenze, il film si assesta su molte possibilità di esplodere, ma le tensioni non si vanno mai a completare ferocemente come ci aveva abituati ai tempi ormai lontani di Festen. Forse proprio l’infanzia di Vinterberg trascorsa nella comune della quale facevano parte i suoi genitori lo ha portato a normalizzarne l’esperienza tramite i suoi personaggi fino a smussare davvero molto i possibili picchi drammatici che stentano a decollare con pienezza, trascinando invece lo spettatore verso un finale con più promesse che tensioni sviluppate. Con il risultato pure di annoiare, in certi punti, nonostante l’Orso d’Argento come Miglior attrice allo scorso Festival di Berlino della protagonista e una confezione da grande cinema europeo.

Uscirà il 31 marzo La comune, ma dal 10 è già in sala Weekend, la storia semplice di due ragazzi che dopo il sesso di una notte si frequentano per tutto il fine settimana con un’intensità emotiva crescente. Ricorda un po’ Prima dell’alba quest’amore metropolitano, molto carnale sì, ma più ancora cerebrale, fatto di dialoghi serrati e mai banali, seppur tremendamente realistici. Fin troppo cruda è la rappresentazione fisica dell’amore. Gay o meno. Ma che la scelta sia politica è evidente. La normalità di un bacio o del tenersi per mano che viene negata anche in un paese come l’Inghilterra dall’insulto “faggot” (frocio) si fa leitmotiv, nenia d’ignoranza, mentre Tom Cullen e Chris New danno vita a una piccola magia attoriale. Sconvolge la regia adattiva di Andrew Haigh, che con il suo ultimo 45 anni ambiva all’Oscar per Charlotte Rampling. Lì il ritmo, in location bucoliche, incalza maturo e cadenzato su una coppia di anziani turbati da un ricordo. Qui cemento, strada, case e bar sono habitat ai frenetici scambi d’anima e pensiero tra i protagonisti. La lovestory è sfacciata e imperdibile a prescindere dalla polemica intorno al CEI, tanto che una scena già sintetizzava lo scontro tra etero e gay in una clip di Teodora Film.