Ustica” diventa un film. Ma, in attesa del debutto nelle sale cinematografiche il prossimo 31 marzo, per ora a decollare sono soprattutto le polemiche. Innescate da un’intervista rilasciata dal regista Renzo Martinelli al Corriere della Sera per raccontare “una verità inconfessabile”, come recita il trailer della pellicola, sulla strage del 27 giugno 1980, quando il Dc-9 dell’Itavia diretto da Bologna a Palermo esplose in volo causando la morte di 81 persone. A fare da scintilla una frase in particolare. “La Rai non voleva rogne con gli americani…”, aveva rivelato il 6 febbraio scorso a proposito del progetto coprodotto con il Belgio e con la partecipazione del ministero dei Beni culturali, tre Regioni e diversi privati.

RIFIUTO PUBBLICO – Una frase che ha fatto saltare dalla sedia il commissario della Vigilanza Michele Anzaldi del Pd. Che ha subito chiesto conto della vicenda al presidente, Monica Maggioni, e al direttore generale di Viale Mazzini, Antonio Campo Dall’Orto. Con un’interrogazione per sapere, innanzitutto, se Martinelli “abbia proposto” effettivamente “alla Rai la produzione del film”. E, in caso affermativo, se Viale Mazzini “abbia rifiutato di produrre il film per i motivi riferiti dal regista nell’intervista”. Vale a dire le possibili “rogne con gli americani”. Ma non basta. Dal momento che, per legge, il servizio pubblico deve destinare “una quota non inferiore al 15 per cento dei ricavi complessivi annui alla produzione di opere europee, ivi comprese quelle realizzate da produttori indipendenti”, Anzaldi vuole anche sapere “chi all’interno della Rai abbia valutato il copione e per quali ragioni lo abbia rifiutato”. Anche tenuto conto che, tra le finalità del servizio pubblico, rientra pure quella di “produrre film che abbiano un forte valore di testimonianza civile”.

RELTA’ E FANTASIA – Dubbi e domande più che legittimi che, tuttavia, da Viale Mazzini cercano di ridimensionare. Ricordando che “Rai Cinema riceve circa 1.000 proposte ogni anno” e che, pertanto, è costretta “ad operare delle scelte, a volte difficili”, la decisione di non partecipare alla produzione del film di Martinelli nasce esclusivamente da “una valutazione intrinseca del progetto”. A destare perplessità sarebbe stata, in particolare, “la commistione non perfettamente equilibrata tra elementi di finzione, personaggi di fantasia e fatti realmente accaduti, tale da determinare delle criticità di narrazione rispetto alla delicatezza della materia trattata”. Per non parlare della “scelta del regista di sposare, pur nella perdurante incertezza storico-processuale sulla vicenda, una precisa versione della dinamica della strage”. Cioè quella del missile. E senza trascurare i dubbi suscitati dall’idea di incentrare la storia intorno ad una bambina morta nella strage, tenuto conto che le vicende narrate nel film “rappresentano ancora una ferita aperta per il Paese e per i parenti delle vittime della strage”.

RISENTIAMOCI PRESTO – Ciononostante, fanno sapere i vertici di Viale Mazzini, al regista-produttore “fu offerta la possibilità di riproporre il film una volta realizzato, per verificare gli esiti artistici ed eventualmente procedere ad una acquisizione dei diritti televisivi”. Una possibilità che si starebbe, peraltro, concretizzando: “E’ già stato fissato un incontro per visionare il film da parte delle strutture competenti di Rai Cinema”. E se l’azienda televisiva pubblica ha deciso di rifiutare la produzione della pellicola di Martinelli, i vertici rivendicano d’altra parte l’impegno sul fronte del cinema civile e sociale. Da “Terraferma” di Emanuele Crialese a “Torneranno i prati” di Ermanno Olmi. Da “La mafia uccide solo d’estate” di Pif, a “I cento passi” di Marco Tullio Giordana.

Twitter: @Antonio_Pitoni