Tra la sera di mercoledì e la mattinata di giovedì, quando l’incredibile manifesto pubblicitario ha fatto la sua comparsa sui social network, l’Eau Di Nolfi, fantomatico profumo firmato D&G, è diventato subito argomento di discussione della giornata. A Torino, infatti, in uno spazio pubblicitario regolare gestito da IGP Decaux, è comparso un manifesto che ritrae le morbide forme di Mario Adinolfi (solo il viso, in realtà, appartiene al direttore de La Croce) a fare da testimonial alla fragranza.

Il giornalista Paolo Armelli, uno dei primi a diffondere la curiosa fotografia scattata da Federico Novaro, si è giustamente appassionato alla vicenda e ha cercato di capirne di più, ricostruendola successivamente sul suo blog personale. Prima ha contattato l’ufficio comunicazione della nota griffe milanese, scoprendo che, come era prevedibile, non ne sapevano assolutamente nulla; poi ha twittato a IGP Decaux, chiedendo lumi sull’affissione. La risposta ha fugato qualche dubbio: “Si tratta di un manifesto affisso abusivamente a seguito della forzatura dell’impianto. Stiamo provvedendo a rimuoverlo”.

Tutto risolto? Nossignore, perché il mistero resta. Chi ha stampato quei manifesti? Perché? Chi ha forzato il pannello di IGP Decaux pur di mettere a segno l’audace colpo comunicativo? Secondo molti, si tratterebbe di una iniziativa contro le ormai note posizioni sui gay del giornalista romano, adesso pronto a candidarsi al Comune di Roma guidando una lista di impronta decisamente cattolica.

E lo stesso Adinolfi, ovviamente, è intervenuto sullo strano caso del manifesto desnudo, con un tweet allarmato: “Mi auguro che Dolce&Gabbana smentiscano rapidamente di avere a che fare con questa ennesima violenza”. Cinguettio pubblicato prima che si sapesse dell’estraneità assoluta del marchio di moda.

Goliardata, provocazione artistica, situazionismo? Chissà. Quello che è certo è che ha colto nel segno, visto che sui social network se ne sta parlando assai. E in fondo anche Adinolfi sarà molto contento. Della serie “Purché se ne parli”.